I miei 18 anni con la testa pelata

Se qualcuno mi chiedesse di ricordare e raccontare la festa dei miei 18 anni, descriverei una bella poltrona di ospedale al posto di un divanetto della disco, e un paio di flebo di chemio al posto delle birre. 

Ah si dimenticavo, un bel pacchettino regalo fatto con il cuore dal mio oncologo, amico di confidenze, pianti, paure e sorrisi.

Chi sono: 

Ciao a tutte, sono Katia e sono una ragazza testarda, determinata, buona e con troppi sogni nel cassetto. Amo la vita in una maniera che neanche io riesco a spiegare, o forse si:  un paio d’anni fa, ho vissuto un’esperienza molto forte. 

Sono sincera, non avrei mai pensato di raccontarmi. Di raccontare che esiste purtroppo questa malattia che ti rapisce la vita, il corpo, la mente e il cuore. Si chiama cancro e ha il coraggio spudorato di farti sentire inferiore, inadeguata, brutta, sbagliata e soprattutto punita.

Io mi ci sono ritrovata catapultata, ma poi ho detto “BASTA”, ho detto “VINCO IO”.

Oggi mi sento pronta a raccontarmi: la vita mi ha messo difronte a delle guerre, ma il destino ha voluto darmi mia figlia, che oggi ha 3 anni e mezzo, e il mio ragazzo che ormai mi sopporta e supporta da circa dieci anni. Loro sono il mio universo, e proprio loro mi hanno fatto capire che devo essere orgogliosa di me!

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Il mio capitolo peggiore:

Ciao a tutte, sono Katia, ho 24 anni e all’età di 17 anni mi sono ammalata di cancro: linfoma di Hodgkin per l’esattezza. 

All’inizio non era chiaro: male al collo, stanchezza, ciclo ritardato. Tutti a scuola pensavano ad un mio capriccio per attirare l’attenzione in vista degli esami, e in famiglia si pensava alla stanchezza appunto per le verifiche e per lo studio.

Io pensavo che dentro di me c’era qualcosa in piú che non doveva esserci, qualcosa che non mi apparteneva, e avevo ragione: una sera prima di addormentarmi mi toccai il collo, e successe quello che di solito si vede nei film. Quella pallina gonfia per me, era la risposta a tutto il mio malessere.

Corse ed esami infiniti all’ospedale, e l’unica risposta che ebbero i miei genitori fu:

“Vostra figlia ha una massa nel mediastino ed ha pochi giorni di vita”. 

Tutto questo a mia insaputa, tutti i pianti della mia famiglia erano a mia insaputa. Nemmeno al mio ragazzo ebbero la forza di dire niente, gli fecero capire che la situazione era difficile, e di prepararsi al peggio.

Si cambia ospedale, si prova e si inizia la chemio.
Ok, forse avevo realizzato che qualcosa di serio c’era.

E i miei capelli? Erano lunghissimi, fino al sedere! Tinti ancora e ancora, come una normale ragazza di 17 anni con la voglia di sperimentare e cambiare look.

E poi dal parrucchiere, una mezza lunghezza per abituarsi, e tante lacrime. Non volevo ma bisognava, dovevo provare ad essere forte, non avevo scelte. Ricordo ancora il primo berretto che comprai con mia mamma. Quanto l’ho usato! Era di cotone intrecciato color panna. 

Ricordo ancora quando il mio ragazzo mi scriveva “sto arrivando”, e all’ultimo momento lo indossavo per non presentarmi a lui con la mia testa pelata.

Ricordo il dolore del cuoio capelluto e il cuscino la mattina pieno di capelli che si staccavano. Ricordo l’ultima rasatura che mi fece mio papà in bagno.

Ricordo le giornate in ospedale, le notti con mia mamma, mia sorella che in qualche modo teneva su la famiglia, il mio ragazzo che mi faceva sentire bella, normale e amata. Ricordo le nausee, la stanchezza, il dolore e le amicizie perse. 

Arriva il giorno dell’operazione, e dopo 9 ore :

“Ci dispiace, abbiamo fatto il possibile, abbiamo provato”.

In meno di una settimana invece ero in piedi, ero viva. Con un centinaio di graffette qua e là, ho dovuto imparare a bere, a mangiare e a parlare di nuovo.

Tutto mi sembrava impossibile, ma io ce l’ho fatta, e il mio ragazzo nonostante i viaggi di lavoro ERA LI CON ME! 

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Finalmente potevo riprendere in mano la mia vita, ritornare a scuola e vedere i miei capelli che pian piano ricrescevano. 

Arriva l’esito, arriva la visita, e quella frase maledetta:

“la chemio era sbagliata perché signora, la biopsia aveva evidenziato un tipo di tumore, e invece dall’istologico dell’operazione ne risultava un altro. Dobbiamo rifare tutto. Dobbiamo rifare la chemioterapia”.

 Non riuscì ad accettarlo, e nemmeno gli oncologi che in quel momento piansero con me. Ero decisa a non fare nulla perché ero stanca. I miei capelli erano cresciuti e non volevo riperderli. 

Il mio ragazzo mi fece cambiare idea: lui, che era cresciuto in fretta ed ora era un uomo, ora sapeva che ciò che voleva era stare al mio fianco qualunque cosa succedesse, e che io dovevo assolutamente combattere. Mi prese per mano e mi convinse a rifare l’iter, quello giusto e preventivo, perché si rischiava una possibile recidiva. Accettai. Le ricerche di come non perdere i capelli durante la chemio erano inutili. Anzi, ricordo di una cuffia refrigerante che ti congelava praticamente il cervello. Purtroppo no, questa non era una buona idea. 

Se la prima volta c’era la paura del giudizio della gente, lo sconforto, sentirsi un peso e sbagliata, ora ero tutto l’esatto opposto.

Ora ero tutto quello che dovevo e volevo essere.

Ora volevo vivermi la vita da una normale ragazza di 18 anni. Non so di preciso cosa scattò in me, forse la voglia di vivere era più forte di tutto! Volevo abbattere i pregiudizi, e tutto questo successe una sera: il mio ragazzo mi fece una sorpresa. 

Non mi mandò il solito messaggio per preannunciarmi il suo arrivo, e quindi non ebbi il tempo di mettermi la bandana. Ricordo i sorrisi di mia mamma, il mio imbarazzo e la tranquillità di questo uomo nel vedermi finalmente com’ero io realmente. Credetemi che la paura di non piacergli svanì in un attimo perché i suoi occhi parlavano, dicevano tutto. Non era cambiato nulla, o meglio, qualcosa cambiò! Volle radersi i capelli per tenermi compagnia e farmi sentire meno sola.

 

La mia vittoria:

Ciao a tutte sono Katia, sono fiera di me e delle mie cicatrici al collo. Nonostante mi dissero che una gravidanza forse non sarebbe stata possibile, ho la mia vittoria più grande, MIA FIGLIA.

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Ho imparato a credere in me stessa e a camminare a testa alta.

Credo all’amore vero e al mio ragazzo che è il mio per sempre. Credo che la vita sia tremendamente bella e che vada come vada, io ho già vinto e vincerò sempre. 

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Facciamo tanta prevenzione, parliamone. Questa malattia è abituata ad entrare nella nostra vita senza bussare e io ho voluto buttarla fuori a calci in culo!

Questa è una parte di me che ho voluto per la prima volta condividere con voi. Spero con tutto il cuore di avervi trasmesso la forza di non mollare mai in qualunque situazione siate, e soprattutto di crederci sempre. 

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 Katia

Katia- @katia_fabris
Katia               @katia_fabris

 

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