Storia di un bambino prematuro: quando la voglia di vivere fa la differenza

Quando sei incinta, ma soprattutto aspetti il primo figlio, immagini (come molte dicono) che la gravidanza sia una sorta di stato di grazia, un “camminare tre metri sopra al cielo”.

Purtroppo però, non sempre va come te lo immagini. 

Quando aspettavo il mio primo figlio Thomas, ho dovuto da subito vivere nel terrore: dapprima per piccole perdite che venivano chiamate “minacce d’aborto” e che mi portavano a far avanti e in dietro dal pronto soccorso ostetrico, e poi per un vero e proprio “disastro”.

A 21 settimane mi si sono rotte le acque, e non fu mai chiaro il motivo di una rottura così prematura delle membrane, però .. andò cosi, ahimè.

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In quel momento, ho sentito il primo vero dolore che una mamma può provare per il proprio figlio: LA DISPERAZIONE!

A cosa pensavo? Che era finita.

Mi ricoverarono, e sebbene i medici per primi pensavano che da un momento all’altro avrei partorito un feto destinato a morire (prima delle 24 settimane non provano per legge neanche a rianimarli), iniziai a scalare le settimane, e a portare miracolosamente sempre più avanti la gravidaza.

Man mano che cresceva il bambino, si pensava che andasse a tappare la rottura che si era appunto formata, così da preservare più liquido amniotico possibile (il liquido amniotico serve soprattutto a far maturare i polmoni).

Ogni settimana avevo una sorta di crisi (perdita massiccia di sangue e liquido e /o contrazioni), crisi che poi andava via, e intanto passava il tempo. Ogni mattina mi facevano esami del sangue, avevo flebo fisse attaccate alle vene, in cui mi infondevano medicinali per cercare di non farmi partire le contrazioni, quelle vere, quelle che per natura ti portano a dare alla luce tuo figlio.

In TIN (terapia intensiva neonatale) tenevano una cullina libera per il mio cucciolo, perché sapevano che prima o poi sarebbe nato e sarebbe finito lì!

Lessi centinaia di casi su internet, di bambini nati a 24-26-28-30 settimane: qualcuno ne era uscito sano, ma molti (soprattutto nati a bassissime settimane), riportava i segni di una forte prematurità. Ho vissuto nell’angoscia e nella paura che mio figlio morisse, o che rimanesse gravemente “offeso” per il resto della sua vita, finché, a 34 settimane, i medici decidono che era giunto il momento di farlo nascere (senza liquido amniotico a quell’epoca gestazionale, iniziava a star stretto e poteva andare in contro a piedi torti, o a problemi vari del collo).

Così, una mattina di inizio gennaio, venne al mondo con un taglio cesareo il mio miracolo!

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Fuori dalla sala operatoria lo aspettava tutta l’equipe della terapia intensiva neonatale, per soccorrerlo prontamente nel caso in cui non respirasse.

Mi ripetevo:

“se non dovesse piangere, io muoio”

, e invece,  il mio leoncino mi dimostrò come da inizio gravidanza, tutta la sua voglia di vivere! Era sano, pesava 2,3 kg, una sorta di topolino di 41 cm,  che non riportava alcun problema!

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Lui, che ha tenuto la culla termica “virtualmente occupata” in una tin per settimane, stava così bene da poter accedere al nido dove c’erano tutti gli altri bimbi nati a termine, per stare con me!

Le ostetriche erano stupefatte, mi conoscevano ormai da mesi, e avevano preparato addirittura dei cartelli per fare il tifo per noi, ce li avevano appesi in quella che da oltre 90 giorni era stata la nostra camera.

Non avevo ancora 25 anni ed era la mia prima gravidanza: doveva essere un sogno, e invece si avvicinò molto ad un incubo, un incubo però a lieto fine.

Da allora che il mio motto è diventato
“I BELIVE IN MIRACLE”
perché mio figlio è una sorta di miracolo.

Vi presento il mio “prematurino”, 8 anni fa ed oggi.

Ilaria

Ilaria- @la_ilygram
Ilaria            @la_ilygram

3 Comments

  1. vanessadoro87

    La gravidanza non é solo pancione, mesi che passano, vestitini.. Non sempre va come si vorrebbe.. Capita spesso ed è giusto parlarne. Il tuo è un messaggio di speranza e forza, bisogna crederci sempre e non arrendersi mai. Siete stati fortissimi!

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  2. Sara

    Queste non sono storie di prematurità ,ma storie di paura della prematurità scritte in maniera infantile.Selezionate gli autori almeno.Su “figlio offeso”e altre cretinate ci sarebbe da ridire.Alla fine?il figlio non solo è nato a 34 ma con un buon peso,ma sapete cosa vuol dire prematurità?la signora forse no.E neanche voi che pubblicate questi insulti alle vere mamme di veri prematuri

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    1. whatmamadidnext

      Gentile Sara, senza dubbio un parto a34 settimane comporta rischi inferiori rispetto un parto prematuro a 25 settimane, ma pur sempre di parto prematuro si tratta.

      Noi qui raccontiamo esperienze di donne, e in questo caso abbiamo dato voce ad una mamma che ha affrontato la sua prima gravidanza non proprio nel migliore dei modi.

      Consapevoli sempre che c’è molto di peggio, non ci sentiamo di aver offeso nessuno, cosa che invece sta facendo lei.

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