SPAVENTATA, MA PRONTA

Sono qui per raccontare a tutti quelli che sono curiosi di
ascoltarla, la storia di una normale
famiglia… LA MIA!

È cominciato tutto cinque anni fa, quando da una divertente gita di quinta superiore a Madrid, è iniziata la mia storia d’amore. Sì, perché l’uomo che adesso è il papà della mia bambina l’ho conosciuto lì. Eravamo nello stesso hotel, nello stesso periodo. Da quel giorno non ci siamo più lasciati, lunghi viaggi in treno per raggiungerci nelle nostre città (io Verona, lui Treviso), lunghi baci e pianti per salutarci ogni volta. Fino a quando, meno di un anno dopo, me lo sono trascinato nella mia Verona. Il nostro amore era grande, così grande da pensare di doverlo per forza trasmettere ad un altro essere umano. Così, a 21 anni, decidiamo di avere un bambino, il NOSTRO  bambino, che arriva al primo colpo!

Ricordo di aver fatto il test il giorno di Santa Lucia, una ricorrenza tipica della mia (e non solo) città in cui la Santa porta regali ai bambini. Ed ecco che aveva portato il nostro. Pianti, risate, paure, telefonate ai nonni: un momento che non dimenticherò mai.

L’ho amato ancora di più se possibile, dall’istante in cui nei suoi occhi ho visto il suo essere papà, prima ancora di diventarlo.

Io lavoravo, facevo la commessa in un centro commerciale.
Diedi la notizia ai titolari un mese dopo e loro mi lasciarono a casa! Sono iniziate le ansie:  con uno stipendio solo, un affitto e un figlio in arrivo, penso che fosse normale provare paura e smarrimente.

Poi, alla prima visita dal mio ginecologo, ho sentito il suo cuore battere. Un cuore che batteva, sotto il mio, insieme al mio. E tutte le sensazioni brutte hanno lasciato spazio ad una grande felicità. 

Fortunatamente la mia, è stata una gravidanza serena, senza problemi particolari. Ho avuto solo due periodi che ricordo, mi hanno fatto pensare “ma chi me l’ha fatto fare?” 

Al terzo mese, praticamente mi addormentavo anche mentre facevo la pipì! E verso la fine della gravidanza, facevo la pipì dormendo!
La mia incontinenza era quasi incontrollabile, al ristorante chiedevo un tavolo vicino alla toilette e uscivo solo se sapevo di andare in posti con un bagno a portata! Per il resto è andato tutto alla grande, Sofia era dentro di me (e con tutti quei calci, come dimenticarsene) e stava alla grande. Talmente alla grande che ha deciso di farsi aspettare altri dieci giorni, oltre la dpp. Alla faccia di tutti quelli che sostenevano “arriverà prima, fa luna nuova”! Ricordo che negli ultimi giorni prima di partorire avevo il terrore di non accorgermi che fosse arrivato il momento, così leggevo e rileggevo informazioni su internet e mi sono imbattuta in una frase: “le contrazioni, quelle vere, le senti”. Beh, niente di più vero! Dopo un mese di preparatorie, sono iniziate le vere contrazioni. Era l’una di notte, fino a mezz’ora prima ero fuori con amici, mi alzo da letto, sveglio Christian e gli dico “ti ricordi quando ho letto che le vere contrazioni le senti? Eh, le sto sentendo, vado a farmi la doccia, tu chiama Laura”. 

Laura è una delle mie migliori amiche e fatalità, anche ostetrica!
Alle 3 arriviamo in ospedale, alle 3.05 lei ci raggiunge. Da lì iniziano le ore più lente e veloci della mia vita. Dolori che non pensavo un essere umano potesse provare, sensazione costante di dover andare in bagno, cambio posizioni, controlli continui, Sofia che voleva uscire prima che io fossi dilatata, rischio cesareo perché il suo cuoricino andava sempre più piano. Poi è arrivata lei, Santa epidurale!  Quella che io mi ero ripromessa di non chiedere! Da lì, tutto è andato meglio. 

Lo sguardo di Christian fisso sul monitor e poi su di me, sulla mia concentrazione, sul mio sudore, la mia mano destra nella sua, la mia mano sinistra stretta a quella di Laura. E via, si spinge. Tre due uno. Spingi. Ancora. Ancora. Ci siamo quasi, un’ultima spinta. Eccola che esce e bum: un attimo di silenzio e poi quel pianto, anzi, quei pianti! I nostri pianti!

La mia bambina su di me. I baci del papà sulla mia fronte, il mio sguardo fisso su una creatura sconosciuta e bellissima, e nostra.

Alle 10.56 era nata Sofia, la mia nana bellissima e perfetta, pulita, rosa e sana. Un batuffolo cicciottino stupendo. E la mia voglia di un panino con il crudo gigante. 

Tutto bellissimo insomma, eravamo felici e completi e io stavo bene mi sentivo forte, fiera, orgogliosa di aver dato alla luce la bambina più perfetta del mondo. Ero così felice che delle emorroidi me ne sono accorta il giorno dopo, e pure dei punti che mi hanno messo dopo avermi tagliata per far uscire la “testolona” della nana, e pure delle ragadi. 

Già, le ragadi! Un male che mi ha portata spesso a pensare di non allattare più. Un male che mi ha fatta sentire inutile e impotente, un male insopportabile ma che poi per fortuna se ne è andato lasciando spazio ad un momento solo nostro. Solo nostro, solo io e lei, di nuovo. Finalmente. 

Sofia è bravissima, una bambina stupenda, lo è sempre stata. E detto così sembra tutto perfetto. Una famiglia idilliaca. 

Purtroppo però, nel primo periodo, tra me e Christian qualcosa sembrava essersi perso: eravamo lontani e io mi sentivo dannatamente sola  ad affrontare qualcosa più grande di me. Sono iniziate le litigate, i pianti e i silenzi. I più dolorosi. Abbiamo passato mesi nella stessa casa, a fare cose separatamente. Fino a che non ho preso in mano la situazione, ho voluto tornare ad essere NOI. Abbiamo parlato. Per delle ore, per dei giorni, di tutto. Ci siamo urlati in faccia i nostri pensieri e abbiamo finito con il ridere a crepapelle, proprio come all’inizio.

Sofia adesso ha poco più di un anno.

Ci sono ancora momenti difficili in cui sbatterei la mia testa (o quella della Sofi, o quella di Christian) contro un muro. Ma abbiamo trovato un equilibrio, il nostro. E il tempo corre, scappa veloce come solo lui sa fare.

Poco più di un anno fa ti guardavo, avevo paura a toccarti, di stringerti troppo, di cambiarti il pannolino, di romperti, di non essere all’altezza. Tuo papà sembrava essere nato per tenerti fra le sue braccia, e tu sembravi essere nata per stare proprio lì, in mezzo a quelle spalle larghe che amo così tanto, che quando ti stringono ..  possono far sparire tutte le paure.

Ero spaventata, ma pronta.
E sapete oggi come mi sento?
SPAVENTATA, MA PRONTA!

Sara

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