Il dono del tempo: come ho scoperto il volontariato

Eccomi qui di nuovo, davanti a questa pagina bianca, a cercare le parole
giuste per scrivere questo articolo a cui tengo davvero tanto. Devo ammettere che una cosa del genere non mi era mai successa. Certo, quella difficoltà di capire come iniziare un racconto, quel famoso “blocco dello scrittore” mi era già arrivato ma ragazzi, questa volta è proprio dura!

Sarà che avrei così tante cose da dire che in questo momento, nella mia testa ci sono solo una serie di parole, sensazioni, emozioni che si mescolano
a vicenda creando un grande (per non dire grandissimo) caos.



Ma proviamoci…
Come prima cosa, vorrei iniziare con il dire che se non fosse stato per quel
fatidico 12 giugno 2017, ora probabilmente non sarei qui a celebrare insieme a tante altre famiglie, la “Giornata Mondiale del Volontariato”

Ci tengo a specificare questa cosa perché, se c’è una cosa che ho davvero
imparato in questi ultimi 18 mesi, è che nulla succede per caso, ma soprattutto che quando le difficoltà arrivano, seppur di primo acchito posso
apparire ingiuste, drammatiche o per meglio dire… una vera merda… in
realtà nascondono in sé un risvolto positivo. 

Vedere il lato positivo in certe situazioni inizialmente non è facile, ma vi assicuro che una volta che ci sbatterete la faccia, assieme al famoso
“senno di poi”, di aspetti positivi nella merda che vi accade, ne
troverete davvero tanti! E dico sul serio! 

il dono del tempo- il volontariato

Tornando a noi, uno dei tanti lati postivi in cui mi sono imbattuta in questo “merdoso” periodo della mia vita, è stato senza dubbio il
MONDO DEL VOLONTARIATO. 

Un mondo di cui prima conoscevo l’esistenza solo grazie alle pubblicità
televisive 5×1000, o grazie agli stalker di “Medici Senza Frontiere” che ogni
domenica cercavo di schivare in piazza, e che oggi vivo quotidianamente
insieme a mio figlio.

Si perché, quel lunedì 12 giugno, è stato il giorno in cui per la prima volta ci è stata sbattuta in faccia quella diagnosi che ci ha catapultato il giorno
successivo dentro al reparto di “Oncologia Pediatrica” dell’ospedale di Padova.

Leone aveva 3 anni, io 22 e da giovane “Mamma fashion” ero diventata
senza nemmeno accorgermene, una “Mamma Minion”, una delle tante
mamme vestite con la stessa divisa color giallo caccarella, rigorosamente taglia XXXL.

Mi ricordo che era pomeriggio quando misi piede in reparto per la prima volta, e fu proprio quel giorno che conobbi lei: una donna sulla cinquantina, dai lunghi capelli castani, che non appena mi guardò negli occhi disse: “Voi siete nuovi, vero?”. Era una volontaria, ma chiamarla così mi sembra quasi riduttivo adesso che ci ripenso.

Sarà che non capivo ancora cosa stesse succedendo, sarà che l’unica cosa di cui avevo bisogno in quel momento era semplice conforto e consolazione ma, non ce la feci: i miei occhi si riempirono di lacrime e lei, ancor prima che me ne accorgessi, mi rinchiuse in una stanza, mi strinse, mi parlò e ancor di più, mi ascoltò.

Una donna che nemmeno conoscevo in quel momento era lì per me e mi stava donando volontariamente Amore, Affetto e Comprensione. Non chiedeva nulla in cambio. Lo faceva e basta, ed era una perfetta estranea!

Ma chi glielo faceva fare? Io ero lì dentro perché non avevo scelta, io ero
costretta a vivere tutto questo ma lei… Perché era li?



Ad oggi da quel giorno è passato più di un anno e mezzo ed io
sinceramente, una risposta a questa domanda non me la sono ancora data.

Quello che vorrei dire però, è che ancora oggi le sono grata, e sono grata a lei come a tutte quelle persone che puntualmente ogni giorno
della settimana ci hanno donato volontariamente il loro tempo, il loro sorriso, la loro comprensione.

“Nella vita ordinaria noi raramente ci rendiamo conto che riceviamo molto di più di ciò che diamo, e che è solo con la gratitudine che la vita si arricchisce” diceva Bonhoeffer. 

Solo dopo aver passato tanta merda, posso dire oggi di capire
perfettamente il senso di questa frase. 

Nella vita purtroppo, ci rendiamo conto del valore delle cose solo quando ci vengono tolte: una passeggiata all’aria aperta, il sapore del gelato artigianale, il poter veder giocare il proprio figlio in mezzo ad altri bambini, il valore del tempo.

Ed è proprio su quest’ultimo concetto su cui oggi vorrei soffermarmi.
Si, perché sono proprio loro, questi meravigliosi volontari che mi hanno
aperto gli occhi, che mi hanno insegnato quanto IL VALORE DEL TEMPO
sia prezioso, importante e spesso… ESSENZIALE! Senza di loro oggi il mio spirito, il nostro spirito, non sarebbe lo stesso.

Concludo quindi questo breve articolo con un semplice GRAZIE. 

GRAZIE per il vostro insegnamento.
GRAZIE per il vostro
supporto
GRAZIE per i vostri sorrisi.
GRAZIE per la vostra fede.  
GRAZIE per il vostro tempo.

Nicole

4 Comments

  1. Michela

    Quest’anno anche per me è arrivata una diagnosi, inaspettata e indesiderata, come tutte le diagnosi. Ho 22 anni e la mia vita si è fermata, di colpo, su un letto di ospedale. Chi frequenta gli ospedali sa benissimo cosa significa aspettare, sentirsi soli, perduti e affranti, sa bene quanto siano lunghe le ore che passano tra una visita e l’altra e come ogni cosa della vita là fuori perda gusto, sapore e colore. Anche io ho conosciuto qui il volontariato, di queste donne e uomini con un cuore grande, che mi hanno ascoltato, lasciata piangere e sostenuta, anche e soprattutto quando il coraggio di farlo con le persone a me più care mancava, per paura di pesare troppo e destare troppe preoccupazioni.
    Ho letto tutto d’un fiato e mi hanno commosso le tue parole, ci sono entrata, con tutta me stessa, hai ragione, sono speciali e un grazie non sarà mai sufficientemente grande!

    Mi piace

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