L'Italia non è un paese per mamme

Non è un paese per mamme: il mio grido silenzioso

È notizia proprio di questi giorni che dal 2019 il congedo maternità subirà delle modifiche. Colgo l’occasione per fare un link e raccontarvi un argomento spinoso, più che altro per me.

E fare la seria, una volta ogni tanto.
Ma non abituatevi.
Voglio parlarvi DI ME.

Si perché, nonostante ora si stia discutendo molto se sia giusto o meno dare la possibilità di lavorare fino al nono mese per poi averne due in più nel post parto, tra le maglie del tessuto sociale noi piccole donne combattiamo battaglie odierne e quotidiane senza tweet e post che ci difendano.

Specifico, credo sia un argomento caldo per molte di noi, ma vi posso assicurare che nella mia vita è ed è stato uno dei maggiori motivi di stress.

Si contende il primo posto con un altro paio di cose, delle quali non sono qui a raccontarvi ora.

Quello che voglio fare ora nel modo più conciso e diretto possibile è spiegarvi come la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia possa rendere la vita di una madre davvero più difficile di quanto già non lo sia, per tutte.

Partiamo dal presupposto che io lavoro nel commercio. E fidatevi, commercio e famiglia, in Italia, non sono conciliabili.

Dopo un primo momento di calma apparente, con una gravidanza a rischio, tale è considerata quella gemellare, rientro a lavoro poco prima del compimento del primo anno dei bimbi.

Di lì a poco inizia a palesarsi la reale difficoltà: turni che non combaciano con l’asilo nido prima, e ancora meno con la scuola materna poi.
Weekend lavorativi, domenica a casa solo fino ai 3 anni come se poi magicamente i bambini potessero essere autosufficienti, festività ancora peggio, il periodo dove si lavora di più è lo stesso in cui le scuole chiudono per intere settimane. Per non parlare di malattie continue e al quadrato che costringono a numerose assenze non retribuite ma sempre solo fino al 3 anno. Dopodiché-tadaa- hai ben 10 giorni all’anno a bambino. Se si ammalano l’11esimo prenota per Lourdes. 

Ad aggiungersi a tutto ciò un improvvisa scomparsa , una nonna che viene a mancare per i suoi nipotini. una guida che perdo, un aiuto fondamentale che viene meno, un cuore che si spacca e un’ansia che aumenta. Poco dunque l’aiuto, un solo nonno supereroe con un animo ora fragile e un’energia dimezzata, costi per babysitter referenziate che superano quelli della mia retribuzione mi vedono costretta ad evitare una scelta illogica.

Allora cerco umanità in un retail che per antonomasia non ne può avere. Mi appello al congedo parentale e accetto di prendere il 30% del mio stipendio per poter mantenere una dignità e una valvola di sfogo, e quindi riuscire a lavorare e badare alla mia famiglia .

Ma non basta. Perché a tutto questo si aggiunge una difficoltà dopo l’altra.

Una terapia da fare, un compagno che fa lo stesso dannato lavoro.
E la famiglia si sfascia. A casa ci si passa la staffetta, ci si da il cambio come turnisti e si condivide poco o niente. Un giorno a settimana per stare tutti insieme è poco. Non è sufficiente. Non una gita, non un weekend fuori porta, solo supermercato e pizzeria sotto casa.

I sentimenti vengono schiacciati da un macigno d oneri, c’è da fare, c’è da chiamare, c’è da prenotare, c’è da ricordare… E lo stress aumenta, la tua insoddisfazione si fa rabbia.

Ti chiedi come fare per dare di più ai tuoi bambini. Ti rispondi che saranno contenti delle cose semplici. Ma menti. Perché la frustrazione ha generato due genitori tristi e anche l’amore non basta più. Vedi i genitori di altri bambini farcela con così pochi sforzi, lavori statali, famiglie numerose con tanti nonni e zii, e provi invidia. Quel tipo di invidia però che fa male dentro.

“Lo stress è il cestino della vita moderna – tutti noi generiamo scorie, ma se non le smaltiamo correttamente, si accumulano e superano la vostra vita”.

L’unico momento in cui mi sento veramente completa, in cui non penso al casino, ai piani, ai progetti, e spesso piango è quando, nel lettone, mi addormento in mezzo a loro 2, piccole anime pure che rendono ogni mio sforzo così leggero e soprattutto così finalizzato…

Ma Serve aiuto. Un grido silenzioso, due ragazzi che provano a barcamenarsi negli impegni della vita e si vedono il tempo sfuggire via come un palloncino perso nel vento.

Ma sono nata guerriera, e mi dico che ce la farò. Me lo dico e ci credo. 

Non so dirvi ancora bene come.
Non so dirvi ancora bene quando.
Forse ogni singolo giorno.
Nel frattempo non smetterò mai di sperare. 
E di sicuro, non mollerò.
Lo devo a troppe persone .

Scusate se vi ho fatto salire sulle mie montagne russe. 
Ora sta a voi scegliere se gridare o godervi il viaggio.

A presto amiche vi abbraccio da qui!
Sara

One Comment

  1. Azzurra Smerilli

    Sara ti posso assicurare che per tutto l:articolo mi sembrava che lo avessi scritto io mi trovo nella stessa situazione solo che lavoro nei trasporti le mie due piccole non sono gemelle.. Spero troveremo presto entrambe una soluzione così non è vita. Vedo crescere le mie figlie senza avere il tempo di godermele… Ti abbraccio forte, Azzurra

    Mi piace

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