matrigna 2.0

Matrigna 2.0 : ci inventiamo un nome più simpatico?

Eccomi qui, a scrivere queste parole dopo aver letto l’articolo di Valeria. Già, perchè io sono una delle “fate monelline” nominate nel suo pezzo, una delle “simpatiche” matrigne citate.

Nelle parole di Valeria c’è tantissima verità, ma vorrei provare a farvi vedere anche l’altra faccia della medaglia, vorrei provare a spiegarvi quello che si prova a vivere quel ruolo che da sempre è visto come quello della matrigna cattiva, anche oggi in questo mondo 2.0.


Ho conosciuto mio marito per caso in un momento in cui nessuno dei due avrebbe mai pensato di trovare il compagno della propria vita: io perché stavo vivendo l’ennesimo lutto di uno dei capisaldi della mia famiglia, e lui perché una compagna di vita l’aveva già.

Quando ci siamo conosciuti però, i nostri rispettivi mondi si sono capovolti. L’idea di iniziare una vita insieme è stata una scelta ponderata e difficile, abbiamo cercato di pensare a tutti i risvolti del caso, e sapevamo che inevitabilmente sarebbe stata una scelta contestata e che avrebbe fatto in parte soffrire i nostri cari.

Ma andiamo con ordine…
La nostra non è una famiglia allargata, direi piuttosto… ALLARGATISSIMA! Mio marito ha due matrimoni alle spalle e tre figli nati da tali matrimoni, quindi come potrete immaginare … il caos regna sovrano! Ma è proprio in questo caos che abbiamo dovuto e voluto trovare un senso, abbiamo cercato di mettere un po’ di ordine e di vedere la luce laddove non sembrava esserci.

Io non ho mai voluto essere considerata la “matrigna cattiva” e non ho mai voluto che i nostri figli chiamassero i loro fratelli di Roma “fratellastri”.

Vi giuro che non sopporto questa terminologia perché ha un’accezione negativa tremenda. So che la situazione stessa è per sua natura “non proprio idilliaca”, ma credo che al giorno d’oggi ci si debba sforzare tutti e provare a guardarsi con occhi “più limpidi”.

Io ero spaventatissima all’inizio perché non volevo che i suoi figli mi vedessero come la rovina della loro famiglia. Ogni volta che li incontravo cercavo di avvicinarmi in punta di piedi, cercavo di ridere e scherzare con loro quando lo volevano, e cercavo di essere un “orecchio silenzioso” quando volevano solo farsi sentire. Cucinavo i loro piatti preferiti e custodivo gelosamente dentro di me le loro manifestazioni di affetto.

Mai e poi mai ho pensato di dovermi sostituire alle loro madri, e mai e poi mai mi sarei “imposta” con insistenza nella loro vita.

Il rispetto dei ruoli, ha ragione Valeria, è assolutamente fondamentale. Come fondamentale è lasciare che loro abbiano i loro spazi da soli con il loro papà.

Su questo mi sono battuta tantissimo anche io: ho sempre insistito affinché mio marito alternasse i week end tutti insieme a dei week end in cui lui andava da loro e stava con loro senza di noi.
È veramente importantissimo che i bimbi, o i ragazzi a seconda dell’età, sappiano che il rapporto con il loro papà sarà sempre qualcosa di unico ed esclusivo. Ma è anche vero che se fin da subito si cerca di impostare una armonia tutti insieme, è la cosa migliore perché vivranno forse in modo più naturale l’evolversi degli eventi.

Vi racconto un aneddoto dell’estate 2014: mio figlio Tommy aveva 9 mesi ed ero in spiaggia con lui e suo fratello F. di 7 anni che stava a sua volta giocando con un altro bimbo.

Ad un certo punto F. si avvicina e mi dice: “Il bambino mi chiede se sei la mia mamma. Gli ho detto di no. Ma quindi cosa sei?”
Ehmmm … un attimo… aiutooooo… ci penso… Ecco!

“Puoi dirgli che sono la tua vice-mamma! Nel senso che quando la tua mamma non c’è, io mi comporto come una sua supplente e puoi contare sul mio aiuto”.

F. è rimasto un po’ perplesso, ma quell’appellativo gli è piaciuto e per tutta l’estate è andato avanti a ripetere ai bambini che glielo chiedevano, che io ero la sua vice-mamma! Questo per dire che a volte sono proprio loro, i nostri bimbi, che senza rendersene conto ci aiutano in questo cammino.

Loro non sono i miei figli, è vero. Ma voglio loro un mondo di bene e per me è importantissimo che quando sono a casa nostra si sentano protetti e a loro agio. È altrettanto importantissimo che i miei figli sappiano che casa nostra sarà sempre aperta ai loro fratelli in qualunque momento e senza distinzione alcuna.

Non dico che sia sempre rose e fiori, non dico che sia sempre facile, ma è un cammino che dobbiamo fare tutti insieme sin dall’inizio perché solo così ci sono maggiori possibilità di ottenere armonia, rispettando ovviamente, sempre e comunque, ruoli e sentimenti.

È da un paio di anni che mio marito ha istituzionalizzato la “giornata dei figli”, e una volta all’anno, in un giorno preciso sul calendario lui “convoca” tutti i suoi figli e li porta a cena fuori. Solo lui e loro.

Un momento simbolico certo, ma con il quale lui vuole celebrare il loro legame. Mi direte: “Ma serve una cena per celebrare il rapporto padre-figli?” Ovvio, no! Ma è una tradizione tutta loro, e credo che sia comune una cosa molto bella.

Ogni famiglia è a se, ogni storia ha i suoi mille risvolti, ma credo che con l’impegno di tutti e soprattutto nell’interesse dei figli, si possano creare rapporti che non tolgono nulla a nessuno ma che anzi, possono essere valori aggiunti.

Diletta

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