Depressione post partum: quando ridere diventa solo un ricordo

depressione post parto

Care mamme, eccomi di nuovo qui tra voi, pronta a condividere una tematica vissuta in prima persona che mi sta molto a cuore: DEPRESSIONE POST PARTO.

Come già spiegato, il mio contributo in questo blog vuole essere d’aiuto per le neo mamme, per sfoltire un po’ di quel miliardo di cose che scopriamo solo dopo il parto: io avrei voluto essere più preparata rispetto a com’ero quando mi ci sono trovata dentro. La mia non è stata di certo una di quelle gravidanze premeditate, attese o pianificate: è stato il semplice frutto di un amore nato così in fretta che prima che ce ne rendessimo conto, non solo eravamo una coppia innamorata, ma eravamo una coppia in attesa!

In malapena un anno ci siamo dovuti rimboccare le maniche per costruire la nostra famiglia: che caos! Nessuno dei due aveva un lavoro che avrebbe potuto mantenere una casa o le spese che un bimbo comporta, le nostre famiglie e rispettivi suoceri si sono conosciuti che già eravamo due e mezzo. Nove mesi per fare tutto: cercare una casa, un lavoro, acquistare la culla, il corredino, il passeggino, il fasciatoio e tutte quelle fantastiche cose necessarie per il nuovo arrivo.

Come si sono conclusi questi nove mesi?

Con l’inizio della nostra convivenza!La nostra piccolina ha tardato due settimane a nascere, ma non c’è bisogno di dire che quel poco di convivenza in due è stato praticamente inesistente, e così, i primi di dicembre dell’ormai lontano 2013, ci siamo ritrovati nel pieno della nostra nuova famiglia “a tre”, in una nuova casa da neo conviventi, da neo genitori inesperti e spaesati. Tutto era una “prima volta”.

Se solo ci ripenso, mi spavento dall’incoscienza, o forse dovrei dire ingenuità, con la quale ho affrontato tutto questo: da un certo punto di vista è stato un bene, ma dall’altro mi sono trovata assalita dalla maledetta depressione post partum, e no… non me ne sono nemmeno resa conto. Non mi sono resa conto che stava accadendo a me. Dopo circa un anno, ho capito che quel tunnel dove mi sentivo intrappolata non era la mia reale vita, ma una stanza dove io mi ero rinchiusa, rassegnata e amorfa, e mi ingannavo, credendo fosse la mia nuova vita.

La depressione post partum non è semplice da spiegare o da raccontare: né io, né chi mi stava intorno si era reso conto del mio stato.
 

Vivevo le mie giornate dedicandomi totalmente alla mia bambina, giorno o notte non faceva differenza. Con il mio compagno parlavo solo di problemi o novità legate a nostra figlia, lo stesso facevo con amici e parenti: mi ero totalmente annullata, non esistevo più, nemmeno per me stessa.Essendo la mia bambina nata in inverno, fino all’arrivo della primavera non uscivo nemmeno di casa per paura che potesse ammalarsi: apprensiva, paranoica, mi spaventava il freddo, mi spaventava la febbre.

Ma non era tutto “dentro”, non era tutta emotività alterata, perché mi guardavo allo specchio e mi vedevo un mostro, mi vedevo brutta sul piano estetico.

Preferivo non specchiarmi, né farmi fotografare, mi sentivo pari a zero: solo ora, se riguardo quelle poche foto di quel periodo, riconosco di non essere mai stata brutta, ma semplicemente trascurata, perché nemmeno ci provavo a prendermi cura di me stessa. Ho avuto un forte distacco anche dal mio compagno, perché ovviamente inutile dire che se non piacciamo a noi stesse, non possiamo piacere nemmeno agli altri. Non uscendo di casa, preferivo far venire i nostri amici da noi: mi dedicavo a loro nei ritagli di sonno della piccola, ma anche quando ero con loro non riuscivo mai a rilassarmi come un tempo, non mi sentivo più io e ricordo una volta in cui dissi a mia sorella:

“Meli, non mi ricordo più come si ride”.

Mia sorella, con una leggerezza che non mi fece nemmeno rendere conto di cosa ero arrivata a dire, mi rispose  “Ma cosa stai dicendo Azzu!”, e si mise a ridere a sua volta. Chissà se quella sua risata era solo un suo modo di sdrammatizzare, chissà se in quella risata lei aveva celato la sua preoccupazione.

Eppure vi assicuro che io davvero non riuscivo più a ridere, e la mia risata di un tempo non passava di certo inosservata! Ero circondata da motivi per cui essere felice, ma niente, io non ridevo più.

Mancavano i sorrisi, ma compensavo con i pianti: il pianto è sempre stata la mia valvola di sfogo essendo io una persona particolarmente emotiva, ma dopo aver incontrato il mio compagno, la sua presenza era come uno stabilizzatore per me. Dopo il parto, invece, ogni volta che mi trovavo ad allattare da sola, piangevo, piangevo fino ad addormentarmi insieme alla mia piccola per poi ripartire con il pilota automatico al mio risveglio.

Come ho fatto a non accorgermi di essere nel pieno della depressione post partum? 

Posso solo dirvi che quando ci sei dentro, fai molta fatica a rendertene conto: la visione che avevo della realtà era totalmente distorta, era come se il mondo per me fosse tutto grigio, e mi ero rassegnata che da quando era arrivata mia figlia, questa sarebbe stata la mia nuova quotidianità.

Quando e come sono uscita da questo tunnel grigio? 

Quando, ai nove mesi della mia piccola, mi sono messa a cercare un lavoro e l’ho trovato subito, in un settore per me totalmente nuovo! Ho dovuto imparare tutto da zero e rapidamente. Con i primi risultati positivi ho ripreso ad uscire di casa, ho ripreso ad avere di nuovo una vita da donna oltre alla mia nuova vita da mamma. 

Ero al settimo cielo per le mie nuove conquiste, e più il tempo passava e più quello stato di apatia e tristezza si allontanava sempre più dal mio quotidiano, finché mi sono ritrovata a ripensarci e a capire che tutto quello che avevo vissuto …NO, non era normale. 

Di pari passo con il mio nuovo lavoro, importantissima e fondamentale è stata la mia cara amica Nicole, che mai come nessun altro mi è stata cosi vicina. 

Io e Nicole abbiamo dato alla luce i nostri cuccioli lo stesso giorno, e per anni non abbiamo smesso di scriverci ogni giorno: avevamo poco tempo per vederci, per parlare di noi, dei nostri piccoli e dei nostri compagni, ma lei è stata l’unica con la quale sono riuscita a mostrarmi totalmente.

Perché si, è vero che chi mi era vicino non si è reso conto di nulla, ma io devo ammettere che mascheravo, mascheravo tanto, del resto sono donna, e le donne fingono sempre che tutto va bene anche quando tutto va dannatamente male, fa un po’ parte del nostro DNA.

Nicole è stata l’unica a capire che non stavo più considerando me stessa, e ricordo ancora la volta in cui mi disse “Sei bellissima”: può sembrare una banalità, ma io da quella volta ho cominciato veramente a risentirmi tale, e a riprendere la mia vita in mano.

Eccoci alla fine di questo mio ritaglio di vita, che vedo oramai così lontano dalla mia quotidianità, tranne per l’amicizia che mi lega tutt’ora a questa meravigliosa donna.

Ringrazio ancora WMDN per la voce che mi ha dato in questo Blog, con il fine di informare neo mamme e future mamme, ma attenzione: non voglio spaventarvi, non voglio mettervi ansia o tristezza, ma rendervi più consapevoli di quello che una gravidanza può comportare prima e dopo.

Un piccolo grande consiglio da parte mia: NON DIMENTICATEVI MAI DI VOI STESSE! 

E’ facile sentirci egoiste se pensiamo a noi prima dei nostri figli, invece è proprio il contrario! Una mamma felice con se stessa, è doppiamente in grado di occuparsi della propria famiglia in modo sano e costruttivo.

E quindi GO MAMAS, siamo dei vulcani! Siamo ricche di risorse!
E non dimenticatevi mai di quanto l’unione fra donne possa fare la differenza, nel mio caso è stata la mia salvezza.

Vi abbraccio,
Azzurra

Azzurra
@a__v__s__

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