mamma felice tiene in braccio due gemelline

Da educatrice a mamma: come la maternità cambia l’approccio al lavoro

Avevo 14 anni quando decisi che la mia vocazione era quella di insegnare. 

Mi era già tutto chiaro: vivere nelle scuole, infondere negli alunni la voglia  di studiare, correggere i compiti di notte. Poi la vita mi ha messa di fronte a delle scelte, a un muro da scalare, e così la mia vocazione si è leggermente spostata ma io sono una che “si piega ma non si spezza”. 

A 18 anni in parte il mio desiderio si è avverato: lavorare nelle scuole – si – Ma con un target leggermente diverso: bambini da 0 a 3 anni. 

Una rivoluzione: la cosa più bella che potesse capitarmi. 

Mamma dipinge con neonata in braccio

La parte più bella della giornata per me era poter  parlare con le mamme dei problemi dei loro piccolini. La fonte di ispirazione che mi portava a studiare psicologia, pedagogia e sociologia. 

Trovavo sempre la risposta giusta, la strada vincente per superare con le mamme i disturbi del sonno, le difficoltà sullo svezzamento e la paura dell’ambientamento le prime settimane di scuola. Ma bastava davvero qualche libro di psicologia per supportare queste mamme? Mi sembrava tutto così semplice che pensavo: “quando sarò mamma sarà una passeggiata!” 

Poi, due anni fa “maestra Elena” è in dolce attesa. 

Il primo agosto 2017 divento “mamma Elena”: Letizia e Ginevra, gemelle monocoriali, sono nate. 

Mi godo la mia maternità, ma esser mamma di due gemelle senza aiuti non è facile, così decido di prendermi un anno sabbatico e mandare le bimbe al nido part time – dove lavoro – e avere un po’ di tempo per me, rientrerò al lavoro nel 2019. 

“Ottimo – pensavo – Letizia e Ginevra andranno dalle mie colleghe, sarà un ambientamento meraviglioso”. E invece… Le paure e i sensi di colpa erano la fotocopia di quelli vissuti dalle mamme che supportavo due anni prima. Le educatrici mi consolavo esattamente come facevo io con loro. Tornavo a casa e piangevo pensando alle mie bimbe “abbandonate” in quel nido – ma chi me l’ha fatto fare – pensavo. 

Il mio essere educatrice era stato schiacciato dal mio IO mamma. 

I pensieri nella mia testa erano tantissimi, pensavo alle parole che dicevo con tanta sicurezza anni prima, ma il lato emotivo?
Queste mamme lasciano il loro bene più prezioso nelle nostre mani. I libri di psicologia non bastano! Ci vuole AMORE. 

Con il passare dei giorni e la fine dei pianti da inserimento tutti questi pensieri sono spariti fino a trovare l’assoluta tranquillità nel lasciare le bambine in un posto a loro misura con altri bambini con i quali giocare. 

Perché vi racconto questo? 
In quanto il diventare mamma ti sconvolge così tanto la vita che tutte le tue certezze vengono inghiottite da un vortice di emozioni, di ansie e tensioni. 

Se inizialmente ti sembra tutto così negativo, quando riesci a riprendere in mano la situazione, ti accorgi di come tu possa solo trarne giovamento e una ricchezza personale che nessun corso o libro ti può insegnare. 
Questa esperienza mi ha arricchita a tal punto che non vedo l’ora di riprendere a lavorare, ripartirò con una nuova ME, in grado di fondere la “Elena educatrice” con la “Elena mamma”

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”
(Mahatma Gandhi)

Elena 

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