“Mamma segui me, Ti insegno io”: come non farsi travolgere dal Baby Blues

In occasione del primo compleanno del mio secondogenito, Jacopo Ludovico (per gli amici Jacopetto) mi sono ritrovata a pensare a quando, nel 2013, è nato il suo fratellone, Tommaso Filippo. Tommy è stato il mio primo figlio, quindi non avevo un libretto di istruzioni dettato dall’esperienza.

Era tutto nuovo, il che, riassunto in poche parole:  paura allo stato puro.  Non avevo vicino nessuno (mamma, zie o amiche che ci erano già passate) che mi aiutasse a capire cosa stava accadendo. Mio marito, Fabrizio, i due giorni successivi al parto è andato via per lavoro e comunque,  diciamoci la verità: gli uomini vivono in maniera “leggermente” diversa la maternità e quello che essa comporta a livello psicologico in noi donne.

Beh, quando è nato Tommy ho capito che tutto quello che si legge o si sente sul diventare madre non sempre è vero, anzi, a volte, è proprio ciò che più dista dalla realtà. (Se solo qualcuno ai tempi me lo avesse detto!). Non è sempre “tutto rose e fiori”, non è sempre “amore a prima vista”, non è sempre “solo gioia”. Io ero stravolta, terrorizzata e non sapevo neanche da che parte cominciare con quell’esserino che per me in quel momento, nonostante lo avessi avuto in grembo per 9 mesi, era un perfetto sconosciuto.

baby blues

Non sapevo se era “corretto” il mio modo di prenderlo in braccio, di cambiargli il pannolino, non sapevo e non capivo come leggere i suoi pianti e i suoi versi. Quel cosetto piangeva tutto il giorno (colpa di un allattamento partito malissimo e che non è mai decollato) e io non sapevo dove sbattere la testa.  Non sopportavo quando qualcuno mi si avvicinava e iniziava a dirmi frasi del tipo: “Chissà come sarai felice ora! I figli sono la gioia più grande, sono amore allo stato puro” etc. Io annuivo con dei sorrisi falsissimi e dentro di me sprofondavo (per non dire che mi sentivo una schifezza) perché mi sentivo in colpa per non essere al settimo cielo come mi dicevano tutti. Ero pervasa da un costante, perenne ed onnipresente senso di inadeguatezza. 

I primi 40 giorni sono stati difficilissimi. Non sapevo più dove ero finita IO, non sapevo chi ero diventata e continuavo a non capire chi fosse quel piccoletto che mi aveva invaso casa e mi aveva stravolto la vita. Ho fatto l’errore di non parlarne con nessuno e di tenermi tutto dentro… risultato: la cosa si è ingigantita a dismisura e ci ho messo un bel pò per capire da dove ripartire.

Alla Diletta di allora, oggi direi: “Tranquilla. Respira. Ora capiamo in che direzione camminare e andiamo avanti step by step”. Pian piano ho cercato di recuperare me stessa, il mio pensiero razionale, cercando in qualche modo di arginare il flusso di emozioni incontrollate in cui mi ero annegata da sola. È stato un cammino abbastanza lungo, ma con il tempo ho imparato a conoscere il mio bimbo, i suoi pianti, i suoi sorrisi, i suoi versetti. Ho imparato a non ascoltare tutti i consigli non richiesti che ti piombano addosso appena diventi madre. E così il mio Tommy è diventato veramente il centro del mio nuovo mondo.  Con il tempo lui mi ha insegnato ad essere mamma e abbiamo imparato insieme a “camminare” passo dopo passo.

baby blues - imparare ad essere mamma

Oggi di centri gravitazionali ne ho due, perché è arrivato anche Jacopetto. Questa volta però avevo con me il mio personale “libretto di istruzioni dettato dall’esperienza e dall’aiuto di Tommy” e sapevo muovermi decisamente meglio. E Jacopetto ha avuto la fortuna di avere una mamma che lo ha guardato sin da subito senza gli “occhi del terrore” ma con quelli che gli dicevano “ciao piccolo teppista, benvenuto nella nostra grande famiglia”.

Con il tempo spero di “ripagare” Tommy  di quel difficoltoso e zoppicante inizio nella nostra relazione, e quando sarà più grande gli spiegherò quanto gli sono grata per tutto quello che inconsapevolmente mi ha insegnato.

Diletta

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