GLI OCCHI NON PERDONANO Un taglio cesareo programmato 15 anni prima del parto

GLI OCCHI NON PERDONANO: un taglio cesareo programmato 15 anni prima del parto

Avevo 28 anni quando rimasi incinta della mia bambina e fra tutte le incertezze, le paure e i dubbi che attanagliavano la mia mente, l’unica certezza che avevo era che non l’avrei mai partorita.  Non in modo “naturale” almeno. Perché? Per saperlo devo riportarvi indietro nel tempo, precisamente nel lontano 1999. La mia storia parte da lì. 

Nel 1999 avevo 11 anni e proprio a quell’età diventai “signorina”, come si usava dire. Qualcuno mi disse che da quel momento sarei cambiata, sia fisicamente che psicologicamente, in un certo senso sarei “cresciuta”. Il ciclo scandì così la mia vita, mese dopo mese, e tutto procedeva normalmente, anzi, più che perfettamente. Posso dire di non aver mai sofferto di amenorrea e il mio orologio biologico, cascasse il mondo, scoccava ogni 28 giorni.

Il mio corpo era una macchina perfetta, un’orchestra sinfonica in cui tutti gli strumenti suonavano all’unisono. 
Tutti tranne uno, anzi due: i miei occhi. 

Non so ancora se l’essermi sviluppata così presto e in modo così veloce acuì il problema, ma fu proprio in quegli anni che iniziai a perdere diottrie come fossero monetine. Una diottria all’anno per la precisione! A 14 anni avevo già perso circa 4 diottrie per occhio e non c’era modo di fermare quell’inarrestabile corsa. A 15 anni feci una visita specialistica e mi venne diagnosticata una degenerazione retinica a bava di lumaca in entrambi gli occhi. Di cosa si trattava? Cercherò di spiegarvelo brevemente e con l’aiuto di un esempio. In poche parole le mie retine erano come una camicia slisa, consumata in diversi punti ma non ancora rotta, e prima di farle “distaccare” come uno straccio consunto, avevano bisogno di essere fissate con delle suture a laser. L’operazione in day hospital andò a buon fine, ma ovviamente non era risolutiva nel mio caso. Non esiste infatti alcun trapianto di retina e non esistono sistemi per guarire del tutto da questa patologia degenerativa. 

Ma di tutte le raccomandazioni e i consigli del post operazione quello che mi colpì di più fu questa frase: 

“Signorina, adesso non le interesserà perché è giovanissima, ma si ricordi che un giorno, quando vorrà avere un figlio, dovrà fare un taglio cesareo”

Nella più innocente ignoranza guardai mia madre che mi spiegò quale correlazione ci poteva essere tra una gravidanza e una retinopatia. Molto semplice. I miei occhi non avrebbero potuto “sopportare” lo sforzo di un parto e le cicatrici di sutura appena realizzate sarebbero potute saltare come puntine da disegno. Peggio ancora, sarei potuta andare incontro al distacco totale della retina con conseguente perdita notevole della vista. 

Da quel giorno passarono diversi anni e io, finalmente adulta, mi trovavo a guardare quella luce spostarsi a destra e sinistra in uno studio buio, illuminato solo da una pila. Ero al 6° mese di gravidanza e per chi, come me, soffre di questa patologia, sa che quello è il mese consigliato per effettuare una visita oculistica accurata. Quel giorno la mia oculista riconfermò il verdetto, assolutamente taglio cesareo. 

Il 4 gennaio 2018 sono diventata mamma di una bambina bellissima e sapete una cosa? Anche se ora il mio corpo è tornato come prima della gravidanza, mi piace pensare di aver dato alla luce mia figlia con un “sorriso”..e quello amici miei, rimarrà per sempre indelebile sulla mia pelle. 

Giulia

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