Sviluppo motorio e del linguaggio del bambino

“DATEMI TEMPO”: IL LENTO SVILUPPO DI MOVIMENTO E LINGUAGGIO

Quanto sono odiosi tutti quei consigli non richiesti, da parte di parenti ed amici che si ergono a sommi sapienti e tuttologi, dicendoci cosa dovremmo o non dovremmo fare? Ancora non parla? Ancora non cammina? Ma perchè non mangia da solo? Ma lo sai che il tale professore dice che bisognerebbe fare così e colà? 

E a me già ora, che ancora devo partorire, e che già arrivano direttive a destra e a manca, viene da dire, ma volete pensare per voi che al mio bimbo penseremo io e mio marito?!

Ma anche in questo caso so che il mio mestiere mi viene in soccorso e voglio condividere con voi qualcosa che penso rassicurerà tutte le mamme!

Da educatrice ho imparato a capire che ogni bambino ha i suoi sacrosantissimi tempi! Ognuno conquista la posizione eretta e inizia a parlare secondo tempi propri e modalità soggettive: a noi adulti (come insegna la cara Montessori) spetta solo il compito di facilitare lo sviluppo naturale di queste competenze, senza forzature o imposizioni.

La deambulazione e la produzione linguistica sono competenze che devono maturare nel profondo dell’animo infantile e per molto tempo il lavoro svolto dal bambino è inconscio, invisibile e difficilmente direzionabile.

Maria Montessori, nei suoi testi ci invita a sviluppare la pazienza e la fiducia nelle competenze dei bambini, che AL MOMENTO OPPORTUNO si mostreranno al mondo capaci di parlare e camminare; ma non dimentichiamo che il nostro compito sarà quello di predisporre un ambiente facilitante, solo su un terreno fertile un semino può ben germogliare!

Cosa possiamo fare allora per facilitare lo sviluppo motorio dei nostri bimbi?

1. UNO SVILUPPO MOTORIO NATURALE:

La posizione più favorevole allo sviluppo motorio e la posizione supina. Dall’inizio della vita, in tutti i momenti di quiete (quando è sazio, riposato, soddifatto di coccole e pulito), il bambino dovrebbe stare coricato sulla schiena su una superficie non rigida e non troppo morbida. L’ideale è un supporto a terra alto 4-5 cm che garantisca comfort e possibilità di esercizio. E poi? Nient’altro.

Fin quando il bambino è sereno, lo si dovrebbe lasciare in tale posizione, libero di sperimentare le potenzialità del suo corpo. In autonomia e con i suoi tempi troverà la strada per conquistare le varie posizioni ed infine la deambulazione.

Così si potrà osservare il bambino passare di step in step (come suggeriva la pedagogista Emmi Pikler ad inizio Novecento): prima si volterà sulla pancia, si rivolterà sulla schiena, striscerà, avanzerà carponi, si mettera seduto da solo, poi in ginocchio, si alzerà in piedi e si sposterà lentamente sostenendosi, per poi camminare senza il sostegno delle mani.

Come può fare però l’adulto a garantire la conquista naturale e senza sforzo di tutte queste stazioni intermedie? Semplicemente riducendo al minimo indispensabile il tempo di permanenza in supporti portabebè (passeggini, sdraiette, ovetti) dove il bimbo non può autonomamente maturare la consapevolezza dei suoi movimenti e del loro potenziale.

2. NON IMPONIAMO POSIZIONI NON ANCORA CONQUISTATE: 

Nessuna posizione non padroneggiata dovrebbe essere imposta, un bimbo che non sa ancora raggiungere in autonomia, da supino, la posizione seduta, non è semplicemente pronto a stare seduto; così come comunicherà all’adulto di essere pronto a stare in posizione eretta quando autonomamente saprà alzarsi da terra dalla posizione supina, e porsi in piedi, da solo. Non prima.

Le finestre temporali di conquista delle competenze (che ricordiamoci sono molto ampie, perchè ciascun bambino ha tempi fortemente indviduali) sono espresse da Emmi Pikler ne suo testo “Datemi tempo”. Il titolo è proprio un invito a non forzare nessuna posizione non conquistata, limitandosi a favorire, osservare, attendere. Quindi ricordiamolo anche ai nostri cari tuttologi amici o familiari che siano, ci vuole tempo, ed ognuno ha il diritto di avere il suo!

Ma cosa succede se l’adulto ad esempio si intromette in questo sviluppo, perchè non resiste e cade in tentazione? Un bimbo che viene seduto, messo a pancia sotto, forzato a camminare prima del tempo o messo sul girello, in qualche modo smarrisce la strada e viene privato di tutte quelle esperienze che gli risultava spontaneo compiere. Di conseguenza diventa irritabile, richiede costantemente la presenza dell’adulto, non sa più come progredire se non supportato e diretto.

3. IMPARARE A PARLARE COME I “GRANDI”: 

Lo sviluppo linguistico, udite udite, inizia già nel ventre materno, quando l’orecchio impara l’arte dell’ascolto. Il bambino è da sempre immerso nel linguaggio e la lingua materna (come tutte le altre lingue cui il piccolo è esposto) viene assorbita, “forma” l’orecchio e l’apparato di produzione del linguaggio. Il bambino comprende il significato delle parole, che riconosce in modo innato come essenziali per il suo sviluppo sociale, molto prima di saper pronunciare qugli stessi suoni.

Il bimbo quindi riconoscendo i comandi ma non sapendo ancora pronunciare i suoni, usa la mimica, i gesti, le proto-conversazioni: la lallazione sotto l’anno d’età è una “ginnastica” per l’uso del linguaggio, e intorno ai 2 anni e mezzo avviene quella che la Montessori definiva “l’esplosione del linguaggio”.

Sviluppo del linguaggio bambini
4. NON INFANTILIZZARE IL LINGUAGGIO: 

Intorno al compimento dei 12 mesi avviene l’emissione della tanto attesa prima parolina. “Dillo bene!” è spesso il commento dell’adulto che ascolta, ma nella mente infantile la parola pronunciata è perfetta e precisa, nonostante ci sia ancora molta discrepanza tra il pensiero e la parola.

Anche se il bimbo potrebbe sentirsi frustrato da tale condizione, bisogna evitare a tutti i costi di usare un linguaggio infantile: “brum-brum”, “bau”, “pappa” ecc.: benchè ciò possa gratificare l’adulto, perchè il bambino saprà farsi capire molto precocemente, non si tratta di una scelta educativa. Se si desidera che i bambini abbiano un vocabolario ricco e specifico e una buona pronuncia, il linguaggio usato dai grandi che vivono il loro ambiente, dovrà possedere, dall’inizio della vita, proprio queste caratteristiche.

COME SI FAVORISCE INVECE LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO?

  • Raccontiamo al bambino quello che gli succede, passo dopo passo: si può iniziare dal primo giorno di vita e non esiste migliore lezione linguistica. “Ora indossiamo la maglietta”, “questo è un melo. Tocca la corteccia, è ruvida”;
  • usiamo un linguaggio preciso. La difficoltà di imparare “bassotto” o “cane”, “tulipano” o “fiorellino” è la medesima;
  • parliamo ai bambini mettendoci alla loro altezza, guardandoli negli occhi, perchè possano leggere anche il labiale;
  • Non correggiamo una cattiva pronuncia: per aiutare ripetiamo la parola correttamente, magari due volte;
  • non forziamo un bambino a parlare se non vuole farlo, forse semplicemente quel momento per lui non è adatto;
  • leggiamo tanto e la sera raccontiamoci com’è andata la giornata.
Sviluppo del linguaggio bambini

Sepro di aver dissipato qualche dubbio e qualche paura e spero che questi pochi spunti possano esservi utile per vivere serenamente e godervi l’avventura della crescita insieme ai vostri cuccioli, sapendo di poter essere per loro un sostegno e non un intralcio.

A presto,
Martina

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