Diventare mamma a San Valentino

“Ciao mamma, buon San Valentino”

Quando abbiamo scoperto di aspettare il nostro primo bimbo, è stato quasi uno shock! Io e il mio compagno stavamo insieme da appena un anno e mezzo, avevamo 25 anni e soprattutto, non vivevamo ancora insieme! Abitavamo ancora entrambi con i nostri genitori, io per amore mi ero trasferita a Milano e stavamo iniziando a pensare di andare a convivere.

Avete presente quando avvertite qualcosa di diverso in voi, ma non sapete bene cosa? Bene: il mio veicolo in questo fu l’insalata di riso! Quel giorno, solo secondo me, non aveva un buon sapore!

Il giorno successivo, mia sorella mi accompagnò in farmacia per comprare un test di gravidanza, e fu proprio lei a dirmi il mattino seguente che ero incinta: io non avevo il coraggio di guardare il risultato! Ho ricordi offuscati circa la mia reazione, ma ricordo bene che il mio cuore sembrava un tamburo, e sapevo già che avrei amato alla follia quella vita che mi cresceva dentro.

Feci una foto del test e la mandai al mio compagno: quello fu il nostro primo buongiorno da futuri genitori!

Eravamo tutti felici, noi, mia sorella, la mia mamma, il suo compagno e … beh, forse in effetti non tutti la presero bene, come ad esempio mio padre e la sua compagna. Il passato è passato, ma certe parole non si possono scordare e io mai le dimenticherò: secondo loro, non eravamo pronti ad essere genitori. Secondo loro, il mio compagno mi avrebbe sicuramente lasciata e mi sarei ritrovata una “ragazza madre”, quindi avrei dovuto rinunciare a quella vita che stava crescendo dentro di me.

Quello era mio figlio, io non avrei obbligato nessuno ad accettarlo e mai e poi mai avrei rinunciato a lui.

Furono mesi duri, di discussioni: mio padre decise di alzare un muro alto, altissimo, un muro che non c’era proprio verso di abbattere, ma nel frattempo il mio pancione cresceva. Giorno dopo girono, mese dopo mese, sentivo mio figlio farsi spazio dentro di me, percepivo i suoi movimenti, mi innamoravo sempre di più. Qualche mese dopo quell’esserino si colorò di azzurro: un maschietto! Raffaele avrebbe cambiato per sempre la nostra vita! Cercammo una piccola casetta che potesse accoglierci, e la trovammo. Questo ci permise di viverci l’un l’altro in esclusiva, per prepararci all’arrivo di Raffaele. Il termine si avvicinava, tutto sembrava essere apposto MA … noi mamme lo sappiamo, niente va MAI come speriamo, per cui meglio non fare progetti irreversibili!

Era il 13 Febbraio, un sabato sera, e io sentivo un peso sullo stomaco, avevo le mani e i piedi gonfi, e decisi di andare al Pronto Soccorso per un controllo. Mi misurano la pressione, dopodiché mi portarono in reparto sulla sedia a rotelle: quella sera non sarei tornata a casa, ma non realizzavo minimamente cosa stava succedendo.

Il tempo di un monitoraggio ed ero già diretta in sala parto!

Ero in “Preeclampsia” o comunemente chiamata Gestosi – ecco spiegata la pressione alta, e il gonfiore! Non potevo continuare la gravidanza, avrebbero cercato di farmi abbassare la pressione e poi avrebbero indotto il parto. Di tutto ciò che mi dissero, l’unica cosa che mi restò in testa fu “Stia tranquilla, il bambino sta bene” quindi il resto, me compresa, non contava. Il mio compagno restò fuori perché era TROPPO agitato. Sdraiata sul letto, realizzai che avrei avuto tra le braccia il mio bimbo proprio nel giorno degli innamorati! Pensai: “Domani è il 14 Febbraio e io avrò tra le braccia il mio San Valentino”

E fu proprio così! Purtroppo la pressione non si abbassava, e dovetti sottopormi al taglio cesareo. Alle 8.00 sentii il suo pianto per la prima volta, Raffaele era nato. Me lo portarono via subito, dovevano mandarlo in neonatologia: Raffaele aveva la glicemia bassa, ma io ancora non lo avevo visto ne stretto, lo sentivo solo piangere. L’infermiera che lo teneva in braccio me lo appoggiò in seguito sul petto, e mi ricordo di aver pensato che niente al mondo fosse più bello e perfetto di lui. Smise subito di piangere, ma a quel punto iniziai io! Lacrime di gioia e amore. Solo pochi istanti e poi lo portarono via, e fino all’indomani non mi fu concesso rivederlo.

Per fortuna tutto andò per il meglio, e dal momento in cui abbiamo lasciato l’ospedale, non siamo stati più lontani un solo giorno, se non quando è nata la sua sorellina, ma questa è tutta un’altra storia! Niente è andato come avevo programmato, ma il risultato è stato altrettanto bello e a lieto fine.

Per me oggi non è semplicemente San Valentino, è il giorno dell’amore vero: quello di una madre e del suo bambino!

Ylenia

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