Mia madre e il cancro

No Hero: Mia madre e il Cancro

5 dicembre 2012: il giorno in cui ci hanno diagnosticato il cancro, era un giorno qualunque di dicembre. Dico “ci hanno” perché quando queste cose accadono ad un familiare, tutta la famiglia si ammala.
Nel mio caso, si trattava di mia madre.

Mia madre, si, quella che dopo cinque anni questa battaglia l’ha persa, ma ne ha vinte tantissime altre. In cinque anni è riuscita ad affrontare almeno una decina d’interventi, seguiti da terapie pesantissime che lei ha sempre – e dico SEMPRE – affrontato col sorriso. Una guerriera, e io con lei. Siamo state guerriere, sempre insieme, sempre vicine, sempre piene di speranza. 

Mia mamma è mancata lo scorso 7 agosto del 2017, e dopo neanche un mese, il 2 settembre dello stesso anno, è nata mia figlia. Incredibile a volte la vita, eh? Ti si rivolta contro in un modo, e poi ti fa dei doni come se si sentisse in colpa, come se fosse un gioco, uno scherzo. 

La maternità per me è stata una croce e una delizia, mi sento infatti una mamma atipica, perché nella mia vita da quel giorno di agosto, ogni cosa bella che mi è successa è stata vissuta come se avessi due metà di una torta: una metà che sapeva di felicità, l’altra metà che sapeva di terribile tristezza. I primi mesi, quando portavo mia figlia ai controlli periodici, mi capitava che in sala d’attesa ci fossero delle nonne che accompagnavano il nipotino: il senso di nausea che mi veniva lo provo tutt’ora, nulla è cambiato e non posso nasconderlo.

Perché sono arrabbiata, sono furiosa con questa vita che mi ha tolto tutto, ma tutto. Perché quando perdi tua madre, la metà della tua vita vissuta con lei se ne va, e ti sembra quasi di ricominciare da zero, perdi l’equilibrio e non sai più chi sei. Poi ci diventi madre, e pensi che no, non puoi permetterti il lusso di stare male, di metterti al buio in una stanza a piangere per ore, non puoi permetterti il lusso di non mangiare, non puoi! La vita di un altro essere umano dipende da te, e se c’è una cosa che ho imparato da mia madre, è che i figli sono davvero l’unica cosa che ti salva, che ti tira fuori dal buco nero in cui rischi di sprofondare, che ti fa arrivare al limite di tutto, dalla rabbia all’amore. I figli ti fanno esplodere il cuore di amore.

Però non posso fare finta di niente e raccontare che per me i primi mesi sono stati rose e fiori, e ad essere sincera, non lo sono nemmeno ora. Mi guardavo dentro e mi rendevo conto di essere sempre borderline, sempre al limite: avevo paura di non avere più il controllo sulla mia mente, pensavo a quello che avevo passato e mi chiedevo come fossi sopravvissuta. 

È stato ed è un dolore lacerante, sordo, sempre pronto a riaffiorare, come uno schiaffo in faccia.

Ho deciso di mettere nero su bianco questo sentimento, perché tante persone non lo hanno capito, perché tante persone hanno preferito fuggire piuttosto che starmi accanto. Ho deciso di scrivere di questo dolore perché esiste, perché la maternità è bellissima ma anche folle. E molto dipende da come “ci arrivi”, da quali esperienze ti tocca vivere nell’immediato prima. Si parla di mamme depresse troppo poco, o forse con troppa facilità, e ciò che voglio dire io è che non dobbiamo sentirci in colpa se alcune di noi non la vivono con glitter e paillet come tante altre.

Con la morte di mia madre, nella mia vita è scoppiata una bomba: ho aspettato che tutto crollasse per bene e adesso, dopo un anno e quattro mesi, ho deciso che è ora di cominciare a ricostruire. Ripartire dalle cose belle che ho, da mia figlia, da mio marito, dalla nostra felicità!

Mia madre voleva la mia felicità, e lei si merita che io segua il suo esempio, essere una buona madre come lo è stata lei per me. E la mia bambina si merita un bel presente da tramutare in bei ricordi, delle grasse risate, accompagnate da momenti d’amore che costruiranno i ricordi che lei avrà di me.

Fatima

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