Taglio cesareo: cicatrice come simbolo d'amore

The Mark of True Love

Ci sono cose che non puoi prevedere, cose che non puoi programmare, cose alle quali non sarai mai preparato.

Nei nove mesi che precedono quel giorno, cambi, ti evolvi, esce fuori una parte di te che di sicuro non conoscevi, io, ad esempio, sono passata dal volere l’epidurale, a scegliere di voler vivere un parto il più naturale possibile. 

In nove mesi ho letto, studiato, mi sono informata e ho cambiato praticamente al 100% quello che volevo per me, per noi due. Il taglio del cordone ritardato, lo “skin to skin” immediato e più a lungo possibile; volevo addirittura affrontare tutto questo tra le mura di casa mia. Intimità e Tranquillità: ecco cosa volevo per questa nuova nascita, per me, per lui che doveva venire al mondo, per suo padre.

Poi, improvvisamente, accade.

Mi si rompono le acque, probabilmente per un movimento “sbagliato” del piccolo dentro di te che è già un mese che preme per venire a conoscerci. Le contrazioni iniziano, ma iniziano ben cinque ore dopo. Vado in ospedale con calma, felice, terrorizzata, fiduciosa.

Contrazioni ogni sette minuti, tutto bene, vocalizzo, mi muovi, passano le ore e nemmeno me ne accorgo.

Poi, qualcosa si blocca, rallenta.

Da li, cambia tutto. Passano le ore, interminabili, le contrazioni pian piano tornano forti, dolorose, frequenti, ma senza successo: non mi dilato, lui non scende, il dolore aumenta. Ma io non mi arrendo, provo con docce calde che ahimè non servono più ed io inizio a capire che da sola probabilmente non ce l’avrei fatta. Quelli che erano vocalizzi, si erano trasformati in urli, il mio corpo che si stava arrendendo, non ce la faceva più.

Ed è qui che arrivò la decisione, la decisione di tagliare. Tutto quello che non avrei mai voluto, né per me, né per lui stava per succedere.

Come mi sono sentita? Triste, Sconfitta.
Ho dato tutta me stessa, c’ho provato con tutte le mie forze ma alla fine ho dovuto fare il cesareo, dopo quarantadue ore è nato, me lo hanno messo addosso, io mi sentivo in colpa, lo guardavo e non ci credevo: tutto era successo in un secondo. Anche se dentro di me, sapevo che era stata la decisione giusta, i sensi di colpa erano troppo forti per non poterli percepire.

Non ho potuto cambiare il suo primo pannolino, non ho potuto lavargli per la prima volta il culetto, non potevo parlare, piangevo, fino a quando improvvisamente lo guardai davvero: lui era li con me, ed era cambiato tutto, tutta la mia vita, la nostra vita. Eravamo in tre, noi tre, nel silenzio della stanza dell’ospedale, erano le nove di sera ed io, non ci potevo credere. Ero felice, sì, finalmente lo ero, all’improvviso dentro di me ho capito che avevo fatto tutto il possibile, che doveva andare in quel modo, che non c’era nient’altro che io potessi fare.

Doveva andare così.

Taglio cesareo: cicatrice come simbolo d'amore

In 34 anni, non mi sono mai operata, mai data dei punti, mai rotta un dito. In una settimana ho affrontato un ricovero, un’operazione, una convalescenza e, la cosa più importante, sono diventata madre.

Mi hanno chiesto in tanti come mi sono sentita, come stavo, ma per me, non aveva nessuna importanza, perché l’unica cosa che riuscivo e riesco a dire è: LO RIFAREI ALTRE INFINITE VOLTE, AFFRONTEREI TUTTO D’ACCAPO, ALL’INFINITO, perché questo viaggio, il nostro viaggio, ci ha fatti incontrare, ci ha uniti, per sempre.

E provi un amore grande, puro, infinito, che non sai descrivere, provi gratitudine, provi orgoglio, tra le tue braccia stringi una parte del tuo cuore. Questo ripaga, per ogni ora passata a piangere, ad urlare, a soffrire, dimentichi tutto perché ti porta a conoscere, finalmente, il  vero amore.

Accettate tutto quello che questo viaggio vi porta, siatene orgogliose e fiere, qualsiasi cosa accada, non siete voi che potete scegliere, ma è lui e solo lui che sceglie, fiadatevi del vostro bambino e non sbaglierete niente.

Sara

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