DILLO CON UN CARTONE

Dillo con un cartone - importanza dei messaggi dei cartoni animati

Sono una figlia dei Cartoons.
Sono una donna che ha avuto la fortuna di crescere fra gli anni ’80 e ’90, quando alle 16.00 tutto si fermava per vedere “Bim Bum Bam”.

Correva l’anno 1980, e non avevo ancora coscienza della mia persona, ne dei miei sentimenti; mia madre racconta sempre come episodio saliente, la volta in cui all’età di tre anni, mi trovò in lacrime guardando “Dolce Remì”, e mi chiese: “Amore, perché piangi?” . Io candidamente le risposi: “Poverino, Remì non ha la mamma!”.

I cartoni sono stati il mio primo approccio all’empatia.

Ho pianto per la morte di Andrè, tifato per Abel, riso con Spank e imparato con Pollon (quante volte mi ha salvata in storia dell’Arte! ) e potrei continuare all’ infinito!

I cartoni sono cresciuti con me, e io con loro.

Sognavo di fare la fumettista, perché dentro quei disegni animati, vedevo molto di più! Vedevo paesaggi che avrei voluto dipingere, scenari che immaginavo prendere forma, e desideravo ardentemente riuscire a riprodurli. Una volta però, l’arte era considerata una perdita di tempo, quasi una sciocchezza, una sorta di destino da “binario morto”. Mio padre l’ha sempre pensata così, rimproverandomi ancora oggi di non aver fatto l’odontotecnico. Quando ancora bambina, lui rientrava a casa, immediatamente mi sgridava e cambiava canale definendole “sciocchezze inutili” e denigrandomi per la mia testa sognatrice, di conseguenza sono cresciuta con questa visione, pensando che i miei sogni fossero solo stupidaggini, e che avrei dovuto reprimerli in favore della “vita vera”.

Ma come ben sapete, certe cose più le reprimi e più bussano alla nostra porta, e così “LORO”, si evolvevano, e non erano più cartoni animati, ma film d’animazione!

I concetti erano sempre più potenti e sempre più applicabili alle esperienze di vita.

Sono diventata mamma di un bimbo “speciale”, e  ho visto con i miei occhi quanto i cartoni possano esserlo altrettanto nello spiegare certi argomenti. Provate a pensare per esempio al tema della disabilità: possiamo partire dall’antichissima HEIDI, passando al più moderno NEMO, per arrivare al modernissimo DRAGON TRAINER! Il diverso all’inizio spaventa, ma basta essere uniti e tutto si trasforma in potenziale! Pensate ai temi dell’amicizia, dell’amore, del rapporto con i genitori, o ancora al tema dell’ambiente e del rispetto per tutte le sue creature.

I cartoni sono il primo insegnamento per i nostri bambini!

Sono messaggi forti che s’imprimono nel profondo perché per la prima volta vedono la forza di un sentimento, o si ritrovano in un personaggio, o come successe a me con Remì, possono insinuare nel bambino delle domande: “E se capitasse a me?”. Vorrei aver avuto più fiducia in me stessa, ma mi sono fatta abbattere.

WALT DISNEY disse “Se puoi sognarlo, puoi farlo!”

Per 41 anni non ho seguito i miei sogni, pensando che fossero sbagliati, ma ora che sono disoccupata da pochi giorni potrebbe essere il momento giusto per provare, perché alla fine tutto si può dire con un CARTOON!
Tranne “IO NON CREDO NELLE FATE”, ecco, in quel caso dovreste iniziare a battere le mani fortissimo! 

Silvia

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