ARRENDITI, NON HAI LATTE!

giornata mondiale delle ostetriche

Ho scelto di partorire in uno degli ospedali migliori di Milano e, come da manuale, ho seguito tutte le lezioni del corso preparto, sia quelle tenute da ostetriche ed esperti del settore, che (soprattutto) quelle tenute dalle psicologhe. 

A dire la verità di corsi preparto ne ho seguiti due, perché, per vivere al meglio questo incredibile viaggio, mi sono affidata anche ad una preparatissima ostetrica privata.

Concordano tutti, naturalmente, nel dire che il latte materno è l’alimento migliore per il neonato. Durante gli incontri me ne elencano le proprietà ed i benefici: specie specifico, dalla formula unica e inimitabile, carico di elementi utili al sistema immunitario del piccolo. Li sento dire che allattare è sì difficile, ma che in fondo siamo tutte nate per farlo e, soprattutto, viene ribadito spesso che chiunque può allattare, che non è vero che si ha “poco latte”, ma che basterà attaccare spesso il neonato al seno per far sì che la produzione aumenti automaticamente. Io, da brava “studentessa” ascolto, prendo appunti, incamero tutte le informazioni e tra me e me penso che vedremo, se riuscirò a farlo con facilità, ben venga, altrimenti passerò al latte artificiale. In fondo tanti bimbi, me compresa, siamo cresciuti a latte in formula.

Poi succede che una sera di inizio dicembre Emma nasce. 

Succede che ci lasciano due ore pelle a pelle, lei cerca disperatamente di attaccarsi, mentre io, impacciata, cerco di aiutarla come meglio posso. Ed è in quel preciso momento che mi accorgo di aver solo sentito e non davvero ascoltato quello che mi è stato detto: quando mi raccontavano le difficoltà dell’allattamento, non avrei mai e poi mai pensato a quello che nella realtà ci sarebbe successo. 

Gli ormoni impazziti, l’attacco sbagliato, le ragadi, quel pianto intenso che mi provoca le contrazioni, i sorrisi dei parenti in contrasto netto alla mia sensazione che rimane “non riesco a nutrire mia figlia!!”. Emma ha perso parecchio peso nei primi giorni di vita, e il pediatra dell’ospedale ha anche valutato di tenerci ricoverate un paio di giorni in più proprio per supportarci nell’allattamento. 

Anche a casa le cose non sono migliorate subito: la montata lattea tardava ad arrivare e io, ossessionata dalla bilancia e da quegli etti che non aumentavano, perdevo piano piano le speranze. Nonostante le evidenti difficoltà, e andando contro tutti quelli che mi consigliavano di dare al più presto un’aggiunta di artificiale, non mi sono lasciata abbattere, ho dato fiducia alle mie ostetriche e ho continuato a lavorare sodo verso il mio, il nostro, obiettivo. Ho affittato quindi un tiralatte elettrico doppio in farmacia e, per i primi mesi dopo il parto le mie giornate e le mie nottate si sono divise tra allattare Emma e attaccarmi al tiralatte: una sfida incredibile. Addirittura uscire per un caffè con un’amica era complicato se non impossibile, e, almeno due volte a settimana dovevo tornare in ospedale per il controllo del peso della piccola. 

giornata mondiale delle ostetriche

Piano piano però, Emma ha iniziato a crescere, sotto lo sguardo attonito di chi mi diceva “arrenditi, non hai latte!”. 

Più peso prendeva più mi sembrava che le giornate fossero luminose e la nuova piega che stava prendendo la nostra vita, nonostante gli sforzi, mi piaceva sempre più. Anche successivamente non è stato sempre rosa e fiori: ho tirato il latte almeno 5 volte al giorno fino a luglio. Ci sono state mastiti, ingorghi e a volte il latte (mai abbondante a dire la verità) sembrava diminuire inesorabilmente, ma abbiamo tenuto entrambe duro e alla fine sono felice di poter dire che ho allattato Emma in maniera esclusiva fino allo svezzamento, a 7 mesi inoltrati e che abbiamo deciso di smettere, volontariamente ed entrambe, a quasi 14 mesi. 

Ad oggi, nonostante il lieto fine, ritengo sia stato decisamente più facile partorire rispetto che allattare. Non ho capito se durante i corsi preparto a cui ho partecipato non sia stata sottolineata efficacemente la questione allattamento o, molto più probabilmente, sono stata io che, presa dalla grandissima emozione di diventare mamma, non ci ho dato il giusto peso.

In ogni caso, oggi, nella Giornata Mondiale delle Ostetriche, ci tengo a ringraziare le due professioniste che con pazienza, costanza e caparbietà mi hanno spronata a non arrendermi ed a tenere duro. Mi hanno supportata, sopportata e accompagnata passo passo in questo incredibile e complesso percorso: dunque grazie mille Chiara (Losa – Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi) e Monica (Fagioli – Centro Progetti Donna): il vostro sostegno è stato fondamentale per me ed Emma. 

E a voi, future mamme, auguro con tutto il cuore di trovare figure competenti e umane cui affidarvi al 100% come è successo a me. 

Sara

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