PENSIERO E LIBERTÀ


pensiero e libertà dei bambini - educazione libera

“Ai bambini dobbiamo insegnare come pensare, non cosa pensare”
(Margaret Mead)

A volte ripenso alla mia infanzia, e analizzando me stessa mi rendo conto delle lacune e delle paure dentro di me imposte al momento della mia crescita, dalla società e dai miei cari.
Ho avuto un’educazione Cristiana ed estremamente rigida.
Nel mio piccolo percorso ho incontrato tante persone meravigliose, e anche persone che predicavano bene ma molto spesso razzolavano male (a casa loro, e di nascosto), e mi sono resa conto che le figure che hanno accompagnato la mia crescita (maestre, pediatri, genitori, familiari, etc), per la maggior parte delle volte non mi hanno mai trasmesso il concetto che fosse giusto “buttarsi” e “provare” DA SOLA a fare qualcosa.

Normalmente, mi insegnavano che dovevo semplicemente stare al mio posto e fare ciò che mi veniva detto di fare: “Fai la brava bambina” mi dicevano. Questo comportamento per quanto sembri giusto perché tiene sotto controllo i piccoli, a mio parere è completamente sbagliato e diseducativo. 

Ho imparato a conoscere me stessa e a capire i miei gusti, o chi volessi davvero essere, all’età di 18 anni quando uscii di casa per la prima volta, e di conseguenza da tutti gli schemi e le imposizioni che avevo. Avevo paura di tutto, persino di esprimere un opinione. Volevo piacere agli altri in primis, e non a me stessa, perché mi importava molto dell’apparenza e del giudizio altrui. Non fraintendetemi: le regole sono giuste e sono alla base per una convivenza civile e di rispetto, ma la libertà di sbagliare e mettersi in gioco sono cose che nessuno dovrebbe mai togliere. Anche i limiti sono giusti, ma vanno posti nel rispetto delle future personalità che avranno i nostri figli.

Mio figlio sceglie le cose a seconda dei suoi gusti, e io cerco di fargli provare più cose possibili, voglio che capisca che tutto ciò che faccio per lui è fatto con amore, in modo tale che lui non si senta obbligato a scegliere le zucchine alla pizza. Lo stimolo a fare scelte più o meno consapevoli, e cerco di aiutarlo ad interiorizzare i concetti man mano che ne apprendiamo uno assieme. Leone ha un numero limitato di giochi in casa, un numero limitato che lui riesce a gestire alla sua tenera età di cinque anni. Lui si prende cura dei suoi giochi, li tiene in ordine, e qualora si rompessero, assieme cerchiamo di aggiustarli.
Quando si stanca e desidera uno nuovo gioco, ne scegliamo uno vecchio da regalare a qualche bambino (magari meno fortunato di lui) e scegliamo con cura un altro giocattolo.
Il mio ruolo in tutto ciò è minimo, la gestione è completamente solo di Leone. Questo concetto del gioco lo associo (quando cresciamo) alle relazioni con gli esseri umani. Siamo abituati ad avere tutto, anche ciò che non ci serve, e buttiamo e cambiamo le cose come spesso facciamo con le persone. Credo che insegnare a prendersi cura delle piccole cose ponendo certi limiti faciliti il bambino a selezionare da grande ciò che è meglio per lui.

È difficile crescere un figlio lasciandolo andare in continuazione, lasciandolo camminare da solo e di conseguenza guardarlo mentre cade e si fa male. Ma possiamo essergli accanto quando tutto ciò succede, possiamo abbracciare i nostri figli e dare loro tutto l’amore e il coraggio di cui hanno bisogno per farcela. Di qualunque cosa si tratti.

E voi, come la vedete?
Sono curiosa di sapere anche la vostra!

Un abbraccio,
Fernanda

Fernanda- @fernifari
Fernanda
@fernifari

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