ENDOMETRIOSI, LA FERITA INVISIBILE

Entrometrosi - gli aspetti emotivi - conseguenze emotive e psicologiche

“Una piccola ma doverosa premessa: il tema trattato nel mio articolo è un tema vasto, delicato e complesso. Ho pertanto deciso di presentarvelo sotto la luce che è più affine alle mie competenze, ovvero quella relativa alla psicologia, agli aspetti emotivi che correlano ad un corpo ferito, un corpo che “non funziona” e che ci ha traditi, proprio laddove giace la nostra identità femminile”.

Un abbraccio a tutte e buona lettura,
Irene (Psicologa/ Psicoterapeuta in formazione ad approccio Umanistico-Bioenergetico, Esperta in tecniche di rilassamento)

Entrometrosi - gli aspetti emotivi - conseguenze emotive e psicologiche

L’endometriosi è una patologia a carico dell’apparato femminile, caratterizzata dalla presenza anomala di tessuto endometriale (ciò che riveste la parete interna dell’utero) in altri organi:  ovaie, tube, il peritoneo, la vagina, l’intestino e la vescica. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale, impiantato in altra sede, va incontro a sanguinamento (lo stesso che si verifica normalmente nell’endometrio durante la mestruazione): tale sanguinamento comporta un’ irritazione dei tessuti degli organi adiacenti, e la formazioni di tessuto cicatriziale ed aderenze, ponendo  tali organi, in un ciclico e cronico stato di  infiammazione.

I sintomi più frequenti sono: ciclo  mestruale abbondante, perdita di sangue al di fuori della mestruazione, dismenorrea, dolore pelvico cronico, dolore ovarico intermestruale, dolore all’evacuazione, dolore lombare, dolore durante e dopo l’atto sessuale, infertilità, aborti spontanei, affaticamento cronico, infiammazione e  disturbi intestinali frequenti.

Si stima che l’endometriosi colpisca circa 25% delle donne in età fertile, e che solo in Italia siano circa 3 milioni le donne affette da tale patologia, capace, per la sua forte componente dolorosa, per la sua cronicità,  per la compromissione di moltissime aree di funzionamenti psico-fisico, di alterare in modo significativo la qualità della vita della donna che ne è colpita, a partire dallo svolgimento delle più comuni attività quotidiane.

La diagnosi di questa malattia è complessa: la si può avere con certezza solo attraverso laparoscopia, un esame chirurgico esplorativo in anestesia totale. L’iter per la diagnosi costituisce una consistente fonte di sofferenza, perché coinvolge un’importante sfera dell’identità, ovvero la femminilità, la sessualità e, non di rado, la fertilità; inoltre, spesso,il tempo per giungere alla diagnosi definitiva ( e dunque alla proposta di cura ed intervento/trattamento) è molto lungo (anche anni!!!),preceduto da attese prolungate, piene di interrogativi e dubbi, svariate visite, invadenti e  dolorosi esami. Le sofferenze legate alla malattia sono, inoltre, aggravate dagli effetti collaterali dei trattamenti medici e chirurgici che spesso si rendono necessari. Il disagio psichico, correlato frequentemente ad un abbassamento del tono dell’ umore, deriva per queste donne, anche dall’impossibilità di comunicare pienamente ed apertamente la propria condizione ai familiari, amici o colleghi  e  per la paura di non essere credute o di subire una banalizzazione del loro problema. La malattia può apportare alterazioni dell’immagine corporea, causando una perdita dell’autostima, un senso dilagante di frustrazione ed impotenza, conducendo ad isolamento sociale.

Trattandosi di una patologia cronica, due variabili caratterizzano in maniera preponderante la vita delle pazienti con endometriosi: il dolorefisico, conseguente alle ferite subite dal corpo, ed il dolore psichico, conseguente sia alla reazione emotiva che accompagna la presa di coscienza della malattia (rabbia, paura, sconforto) sia alla sofferenza mentale correlata alla invasività della patologia stessa.

Per tutte le conseguenze che la malattia porta con sé, appare fondamentale integrare, all’interno del comune iter medico, il sostegno psicologico, al fine di gestire ed alleviare la sofferenza mentale, proteggendo  l’ area psico-emotiva: questa, infatti,  se mantenuta il più possibile intatta e rinforzata, rappresenta una risorsa preziosissima nel percorso di accettazione e sopportazione del dolore cronico e nella modulazione di vissuti di sconforto legati alla paura paralizzante 

di non guarire, di cronicità, di  recidiva  o di una possibile maternità mancata, in una spirale di pensieri auto-svalutanti e  senso di rabbia nei confronti di un corpo malato. Risulta pertanto evidente, quanto  necessario, non reprimere tali emozioni, ma poterle portare fuori. Una volta trasformate con pazienza, sarà possibile iniziare a ri-accogliere il corpo e tornare ad amarlo, investendo sulle infinite risorse creative che esso porta sempre con sé. 

Approcci psicoterapeutici basati su empatia ed ascolto attivo, che coinvolgano l’unità mente-corpo (esempio: approccio umanistico-bioenergetico, tecniche di rilassamento ect) rappresentano un canale preferenziale per il raggiungimento di un buon livello di benessere, in quanto, favorendo un incremento della consapevolezza corporea, uno stato di distensione muscolare, un rilassamento psichico ed una migliore comunicazione tra corpo ed emozioni, permettono di accedere a tutte quelle risorse nascoste, inespresse ed inutilizzate, capaci di aumentare  il livello di autostima e la fiducia in sé, migliorare il tono dell’ umore e rafforzare le relazioni sociali,  altra risorsa, quest’ultima, FONDAMENTALE al sostenimento e miglioramento del benessere psico-fisico globale, permettendo di ridurre l’entità del senso di inferiorità e d’impotenza percepita, ridando coraggio per affrontare le difficoltà e le complessità della malattia.

All’interno del percorso integrato di trattamento e, nello specifico, della relazione terapeutica,  appare  fondamentale approcciarsi in primo luogo alle pazienti come donne, donne con potenzialità, e non come “malate”; evidenziando che come tutte, pur essendo afflitte da malattia cronica,  non siano identificabili per la loro malattia; che è possibile vivere la vita, pur convivendo con la malattia, senza negarla, ma riconoscendola con dignità e ascoltando il proprio corpo; che la malattia  non impedirà il mantenimento o il rafforzarsi delle relazioni umane; che il primo passo per evitare di sentirsi giudicate od incomprese, sarà accettare per prime la propria condizione: solo così sarà più semplice far capire ai familiari, amici e  colleghi le proprie esigenze e difficoltà.

MAMAS, CONOSCETE L’APPROCCIO BIOENERGETICO? VI PIACEREBBE VE NE PARLASSI NEL MIO PROSSIMO INTERVENTO?

Vi abbraccio tutte, con affetto,
Irene

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...