Un figlio con il reflusso: storie di una maternità alternativa

Un figlio con il reflusso: storie di una maternità alternativa

C’era una volta una futura mamma che attendeva l’arrivo del proprio piccino con grande ansia; questa mamma si figurava i primi mesi di maternità come un periodo magico fatto di poppate, passeggiate, prime vacanze al mare tutti insieme e tanti giochi e sorrisi.

La prima cosa che il mio piccolo Enea fece, poche ore dopo il parto, fu vomitare sangue; una bella chiazza sulla tutina immacolata e sul bavaglino ricamato a mano (grazie al cielo poi ho scoperto i multipack H&M 😂).

Qui comincia la nostra storia.

In ospedale tutte le mamme sono normalmente alle prese con gli insegnamenti delle puericultrici sul cambio pannolino/bagnetto & co. e tentano maldestramente di barcamenarsi con i nuovi arrivati che perlopiù dormono e mangiano. Ecco, io non proprio: mio figlio strillava, ma che dico, urlava in continuazione, senza sosta. Sudavo talmente per la tensione che il cambio pannolino prevedeva anche un cambio d’abito per me.
A casa l’inferno continuava: allattavo Enea che si inarcava all’indietro tanto che pareva spezzarsi in due, rigurgitava puntualmente e per varie volte dopo il pasto, la notte rimanevamo svegli dalle 2 alle 6 del mattino con lui che piangeva non stop. Idem il giorno, dormiva solo in braccio.

Inutile dirvi che io ero più morta che viva: era davvero questo essere madre?
Più di una volta mi è balenata l’idea di acquistare un biglietto per l’Australia e sparire, semplicemente. Mi rivolsi ad una consulente per l’allattamento che mi rispose che il rigurgito era fisiologico, tutti i bimbi vomitavano ed io mi facevo troppi problemi: il punto era che Enea vomitava a getto, letteralmente, fiumi di latte. La mia lavatrice Candy vecchia di 6 anni deve avermi odiata, cambiavo e lavavo qualcosa come 5 tutine al giorno e il doppio di bavaglie.

Apro una parentesi relativa alla questione rigurgiti: non è assolutamente vero che il vomito, o il rigurgito nel lattante, siano per forza fisiologici; se il bimbo piange di dolore e soprattutto se il pianto è inconsolabile un problema c’è, e va risolto.

Un figlio con il reflusso: storie di una maternità alternativa

Mi sentivo una madre sbagliata, inadeguata: più di una persona ha tacciato mio figlio di avere un carattere difficile e me di essere una mamma troppo apprensiva. Dopo 3 settimane dalla nascita del mio piccolo rigurgitante andai dalla prima pediatra che gli diagnosticò il reflusso gastroesofageo e che non mi fece sentire un’aliena…per la prima volta mi sentii capita e appresi che il comportamento di Enea era uguale a quello di tutti gli altri bimbi con lo stesso grado di gravità del reflusso: vomito a getto, inarcamenti, singhiozzo frequente, pianti di dolore, costante richiesta di attaccarsi al seno, sonno interrotto e disturbato.
All’età di 3 mesi, dopo una crisi di pianto talmente intensa che gli provocò un episodio di apnea, Enea fu ricoverato per accertamenti e riuscimmo finalmente ad avere la diagnosi definitiva di reflusso di medio grado con pseudovolvolo gastrico.

Da allora la nostra vita non è stata rose e fiori: una delle caratteristiche del reflusso è quella, per un periodo, di darti l’idea che se ne sia andato per poi peggiorare nuovamente; ma quantomeno avevamo una terapia e potevamo, soprattutto, dare un nome al nemico contro cui combattevamo.

Un figlio con il reflusso: storie di una maternità alternativa

Non vi nascondo di aver pianto lacrime amare, di essermi pentita di aver voluto un figlio, di aver creduto di non farcela, di avere invidiato con tutta me stessa le madri di bambini “normali”. Oggi che Enea ha quasi 11 mesi, riguardo indietro con tenerezza a quella versione di me stessa; la mamma che sono oggi vorrebbe prendere per mano la me di qualche mese fa e dirle che ce la farà, che arriverà veramente un periodo dove le cose inizieranno ad andare meglio, che la forza che riusciamo ad attingere da noi stessi è veramente incredibile ed inesauribile.

Sono grata di aver vissuto un inizio di maternità così travagliato: ho scoperto lati di me stessa che non conoscevo e ho capito di avere al mio fianco un uomo eccezionale come marito; ho imparato ad amare le cose semplici, a godere di un giro all’aria aperta senza pianti, a sentirmi privilegiata per un sorriso di mio figlio.

E ricordate, care mamme, che l’istinto è davvero formidabile: se pensate che qualcosa non vada, non fermatevi e non lasciatevi scoraggiare da nessuno.
Parola di una mamma di un (quasi) ex reflussante.

Valentina

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