Nuova Zelanda: esplorando l’Isola Bianca

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

Care Mamas, siete pronte a volare in Nuova Zelanda?

Questo paese straordinario, diviso tra Isola del Nord e del Sud, è stato per noi una grande sorpresa! Sarebbe eccessivo raccontarvi del mio viaggio per intero, ma voglio parlarvi dell’escursione all’Isola Bianca.

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

Nel 1769 venne rinominata da James CookWhite Island” perché, vedendo l’isola avvolta dal vapore bianco, decise che questo nome sarebbe stato il più adatto. Il nome Maori per l’isola è “Te Puia o Whakaari”, che significa “il vulcano drammatico”.

A proposito di vulcani: il Whakaari è l’unico vulcano marino attivo della Nuova Zelanda, e lo è da ben 150.000 anni! Dal cratere fuoriescono fumi e vapori a temperature elevatissime. Il gas emesso dal vulcano non è tossico, però provoca tosse e lacrimazione, e forma la famosa nuvola bianca di vapore che circonda l’isola.

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

È situata al largo della costa di Whakatane, e ci si arriva con tour organizzati con barca oppure in elicottero. Nel caso siate interessati a questa escursione, si può facilmente includere nel Tour dell’isola del Nord, scendendo da Auckland dirigendosi verso Rotorua ed allungando leggermente per la costa Nord dell’isola. Noi ci siamo arrivati via mare, avendo la fortuna di ammirare anche un bel numero di delfini in gruppo nuotare affianco alla nostra barca. 

Il tour si sviluppa a piedi e dura circa un paio d’ore,  oltre al viaggio di andata e ritorno. Appena arrivati ci vengono consegnati elmetti e maschere antigas, indispensabili per proseguire il tour in quanto proteggono anche dal forte odore di zolfo, perché l’aria in alcune zone è davvero irrespirabile. 

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

Una volta scesi al molo di attracco, ci viene illustrato il percorso da intraprendere, facendo attenzione alle zone possibili da attraversare e seguendo passo dopo passo la guida. Questo sentiero surreale porta fino al cratere principale, situato nel punto più alto.

Appena messo piede su quest’isola, la prima impressione è quella di essere su un altro pianeta: io credevo di essere su Marte, lo zolfo dopo secoli di esposizione ha impregnato le rocce dell’isola di un caratteristico colore giallo, la terra a tratti è rossa, ma sempre calda e fumante, l’odore solfureo è davvero intenso! La guida, tramite un dispositivo, rileva in tempo reale i dati dell’attività vulcanica, assicurando che l’escursione avvenga senza nessun pericolo. 

White Island è costantemente monitorata dal dipartimento di geologia neozelandese (GSN Science) che controlla tramite webcam, sismografi e microfoni ogni dato inerente al luogo. L’attrazione maggiore dell’isola è appunto questo lago fumante all’interno del cratere, nel quale si mescolano acqua, gas e fango. L’acqua all’interno è molto acida, il PH è inferiore a zero (il valore minimo di potabilità è 7.5) e nonostante ciò, esistono forme di vita microscopiche che sono state in grado di sopravvivere in queste condizioni così estreme.

Lungo il percorso incrociamo anche un ruscello, e le guide ci spiegano che si tratta di “Volcano Juice” (succo di vulcano), ovvero dell’acqua fuoriuscita direttamente dal sottosuolo e ricca di minerali e sostanze varie. Ci dicono che possiamo assaggiarla, e noi non ci tiriamo di certo indietro! Il sapore? Acido, e con un retrogusto che richiama il limone!

Ciclicamente vengono offerti lavori a ricercatori per risiedere sull’isola per periodi di tempo limitato, ma che risultano sempre inferiori al prestabilito in quanto luogo privo di ogni qualsivoglia infrastruttura o comodità. Quasi tutti rinunciano dopo poco tempo di permanenza, diciamo che è un luogo adatto a persone solitarie e con una buona dose di puntate di Netflix da vedere!

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

Tornando al vulcano, dal 1826 l’isola ha avuto circa 35 eruzioni, da piccole a moderate. Su una scala di eruzione da uno a cinque, l’isola è solitamente al livello di allarme di uno o due. 

Nel marzo del 2000, tre piccole prese d’aria apparvero nel cratere principale e cominciarono a eruttare ceneri che coprirono l’isola di polvere grigia fine. Un’eruzione più tardi quell’anno ricoprì l’isola di fango e scorie, e apparve un nuovo cratere.

Uno spettacolo sorprendente, sull’isola ci sono ancora i resti della “fabbrica” per l’estrazione di zolfo. Furono fatti diversi tentativi di estrazione sull’isola, ma l’attività mineraria si interruppe nel settembre del 1914, quando una frana di fango uccise tutti i lavoratori, i quali sono scomparsi senza lasciare traccia; solo il gatto del campo (di nome Pietro il Grande) sopravvisse.

Nuova Zelanda: esplorando l'Isola Bianca

Questo è solo un piccolo ritaglio dell’indimenticabile viaggio attraverso la Nuova Zelanda, e sicuramente se ne state pianificando uno vostro analogo, dovete assolutamente includere questa esperienza, perché ne vale assolutamente la pena!

A chi lo consiglio? Agli spiriti curiosi e avventurieri, proprio come noi! 

Emanuela

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