Ops, siamo a tre!

Esperienza di una gravidanza inattesa, la terza

Noi donne lo sappiamo.
Sappiamo quando stanno per accadere le cose, lo sappiamo ancora prima che succedono.
Abbiamo un ottavo senso, se mi è concesso dirlo!

Quindi, quando quella mattina di Dicembre mandai un messaggio al mio compagno con scritto “Ho un ritardo di 5 giorni”, sapevo già come sarebbe andata a finire. 
Quella stessa sera, mentre andavo in bagno con il test in mano, sapevo che sarebbe risultato positivo: una nuova vita si affacciava dentro di me, una piccola creatura che avrei amato dal primo istante da quel risultato si stava facendo spazio nel mondo; niente di strano, se non fosse che quella sarebbe stata la mia terza gravidanza, che la mia bimba più piccola non aveva fatto ancora un anno e che era nata con parto cesareo, quindi, dopo il primo momento di gioia, ecco lo smarrimento e la paura che iniziavano ad assalirmi!

Come, come potevo pensare di mettere al mondo un altro figlio, quando i miei primi due erano ancora così piccoli, la più piccola dei due non dormiva da quando era nata e quindi nemmeno io lo facevo, vivevamo in una casa con una camera sola e poco spazio, io non lavoravo, avevo subito un cesareo da poco, insomma, COME?

Ovviamente al momento non avevo le risposte – ancora adesso non le ho -, ma quando l’alternativa sarebbe stata “rinunciare a quella nuova vita”, la mia decisione era più che chiara: non avrei senza alcun dubbio rinunciato ad un figlio, per quanto sarebbe stato difficile e faticoso.

Esperienza di una gravidanza inattesa, la terza

Certo, la paura, quella resta e ti accompagna.
Hai paura finché non fai la prima visita e non senti quel piccolo cuore battere forte.
Hai paura, perché non sai come andrà, come la prenderanno i tuoi bambini, come dirlo a chi ti circonda. Ed infatti, i commenti maligni e che non vorresti sentire mai, non hanno certo tardato ad arrivare.

Il più “gentile” è stato sicuramente: “SE TI DOVESSE SUCCEDERE QUALCOSA, QUEL TUO COMPAGNO NON È IN GRADO DI FARE IL PADRE DI TRE FIGLI. DEVI RINUNCIARE, NON CE LA PUOI FARE”. E tu non sai se dire “Grazie per la fiducia” o se chiudere il telefono in faccia a quella persona.

Inutile dire che ho passato un mese, quello più a rischio, quello in cui dovresti stare più tranquilla possibile, quello in cui sei più in bagno che in altri posti, a piangere e discutere con l’unica consolazione del mio bambino più grande, due anni e 11 mesi, che non appena mi vedeva piangere, mi portava il fazzoletto per asciugare le lacrime. 

Avere tutti contro, ha cambiato la mia decisione? No di certo!
Mi sono fermata, ho fatto un bel respiro e sono giunta ad una conclusione che si può applicare a tutti gli ambiti della vita: la gente, i conoscenti, i familiari o gli amici, chiunque tu abbia intorno, si sente sempre in dovere di dire la sua e di esprime il proprio giudizio anche se tu non lo hai chiesto.

Questa cosa non cambierà mai, ma ciò che può cambiare è il nostro modo di reagire a quei commenti e giudizi. Puoi certamente lasciarti travolgere e opprimere da tutto e da tutti, lasciare che ti portino giù, oppure puoi cavalcare la situazione ed essere più forte e non lasciare che ti scalfiscano. Ed io, ad un certo punto, ho capito di poter essere più forte ed ho lasciato che tutto scivolasse. Ciò che contava, e che conta, sono i miei figli, quelli che stringo tra le mie braccia, e quello che prende sempre più spazio dentro di me.

Ho iniziato a godermi ogni istante, a osservare il mio corpo cambiare, a farmi coccolare dal mio piccolo grande ometto che accarezza con amore il pancione, a sorridere quando “Raffy, cosa vorresti un fratellino o una sorellina?” lui risponde “Ina” senza forse rendersi realmente conto di cosa voglia dire per lui avete UN’ALTRA SORELLINA PER CASA!

Esperienza di una gravidanza inattesa, la terza

Ho lasciato tutto quello che poteva farmi male fuori, ed ho ricominciato ad essere felice.

Certo, non sono incosciente e mi rendo perfettamente conto che non sarà semplice, saranno forse di più i momenti “no” rispetto a quelli sereni, so che mi troverò più sola di come non lo sono stata fin ad ora, ma niente di questo può impedirmi di pensare a quando li vedrò giocare tutti e tre insieme, a quando festeggeremo i compleanni, ai primi giorni di scuola e a tutto quello che verrà.Non posso quindi che essere felice!

Noi mamme lo sappiamo che alla fine andrà tutto bene, sempre quell’ottavo senso di cui vi parlavo all’inizio di questo mio racconto. Manca poco ad Agosto per stringere tra le braccia un altro piccolo pezzetto di cuore che camminerà per sempre nelle strade del mondo.

Ylenia

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