Tu ed il latte, una storia d’amore

Tu ed il latte, una storia d’amore

“Vedrai, tu ed il latte… sarà come rivivere una storia d’amore” mi disse una volta una ragazza con la quale ho frequentato il corso preparto.

Ed è proprio così: si tratta di una vera, profonda ed intensa storia d’amore la mia con il mio latte.

Ma attenzione, non di quelle storie alla “Le pagine della Nostra Vita” o “Notting Hill” o perché no, “Harry, ti presento Sally”… No, assolutamente no! La nostra è più una relazione trash alla Brooke e Ridge di “Beautiful”, il mascellone e la bionda che in 30 anni di soap opera si sono sposati dieci volte e hanno divorziato altre venti e nonostante le rughe di lei e la vecchiaia di lui, continuano a sbattere la testa continuando a fare sempre gli stessi errori!
Sì, la mia storia con il latte si avvicina di più a questo, un po’ come Mina e la sua bellissima “Grande grande grande” ecco, sì, diciamo che io potrei dedicare questa canzone al latte “…ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi, ti amo, non lasciarmi mai più…”

Tu ed il latte, una storia d’amore

Ma, bando ai convenevoli.
La settimana in cui siamo stati all’ospedale Viktor era in assoluto il Re dell’attacco perfetto e della suzione, le ostetriche erano soddisfatte di me, di lui ed io ero serena. Tutto sembrava andare perfettamente liscio fino a quando la domenica delle dimissioni, il ragazzo ha deciso di non attaccarsi e non tirare più a dovere. Ovviamente ci hanno dimessi ed io, che ho avuto la fortuna di avere un’ostetrica personale, mi sono subito rivolta a lei.

“I tuoi capezzoli sono troppo corti” è stata la prima cosa che mi sono sentita dire. Lui non mangiava a sufficienza, cresceva poco e questo ci costringeva ad andare in ospedale ogni giorno per continui controlli. Potete immaginare come la mia serenità iniziava a vacillare, mi sentivo oppressa da tutti, sempre giudicata e messa sotto esame con i loro continui commenti…. “mangia?”, “ha mangiato?”, “i capezzoli?”, “ma sei sicura che stia tirando?”.

Poi,  è arrivato lo scatto di crescita ed io ignara di tutto, mi sono ritrovata con un bambino urlante e disperato che non si staccava dalle mie tette. Disperata e non capendo cosa stesse succedendo, chiamai l’ospedale che mi suggerì subito di provare con il latte artificiale perché probabilmente io non ne avevo abbastanza. Sempre con l’aiuto della “mia ostetrica”, cercai di analizzare cosa fosse successo ed ecco che in poco tempo, svelammo in mistero: Viktor era passato dal crescere 50gr in una settimana a crescerne 800gr in due mettendo in tilt il mio corpo che ovviamente, non era pronto ad una tale produzione di latte. Sono bastati qualche giorno di aggiunta per tornare ad avere un bambino sano e un approccio di allattamento esclusivo ma ormai la voce che “non avevo latte” è arrivata a tutti, anche ai vicini di casa o gente del paese che mi fermava per chiedermi se il latte era tornato o se gli dessi o no il mio.

Immaginatevi la scena per un attimo, tu hai tuo figlio di un mese in braccio, sei li che lo stai allattando e intorno a te hai sei persone (quando andava bene), che ti fissano, che ti dicono come lo devi tenere, che lo toccano, che ti giudicano, perché sì, erano tutti giudizi i loro, velati, ma giudizi su come stessi facendo male la cosa.

Tu ed il latte, una storia d’amore

I mesi passavano, ed io lo vedevo crescere grazie al mio latte.
Vorrei tanto dire che i giudizi delle persone in quei mesi non mi hanno fatto male ma purtroppo non è così. Il continuo sentirmi inadatta e non una “brava mamma”, mi portarono ad avere paura di sbagliare tanto che fino al 6° mese, continuai con qualche aggiunta di artificiale. “Sai, magari il mio non è poi così sufficiente” continuavo a ripetermi.

Oggi però a distanza di undici mesi, posso dire che sono stata testarda, perché nonostante la grande paura, ho deciso di non arrendermi e di continuare ad allattare. Non avete idea di quante volte ho pensato di mollare e di iniziare ufficialmente con il latte artificiale ma lo avrei fatto più per chi mi stava intorno che per me. Sì, se lo avessi fatto, l’avrei fatto per loro, non per me, ne per mio figlio.

Oggi a distanza di undici mesi ancora allatto e pensate un pò…. I giudizi non sono ancora finiti. Oh no Mamas, perché se prima di latte non ce n’era a sufficienza, ora di latte ce n’è fin troppo e se prima il bambino era troppo piccolo per non essere allattato, ora è troppo grande per prendere la tetta di mamma.

Ma volete sapere una cosa? IO ME NE FREGO.
Oggi a distanza di undici mesi, me ne frego completamente di quello che mi viene detto, allatto, lo faccio volentieri e se mio figlio lo vorrà, continuerò ancora, perché è lui che decide e non “loro”.

La mia è stata e continua ad essere una storia d’amore, bellissima e tormentata come tutte le più belle storie d’amore che si rispettino. Non ho rimpianti se non quello di aver permesso alle persone di “entrare a valanga” nella nostra casa troppo presto, irrompendo nella nostra intimità impedendomi di godere a fondo questa bellissima esperienza, o per lo meno non così come me la sto godendo adesso che ahimè è quasi giunta al termine.

Sara

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