QUEL LATO OSCURO: ATTACCHI DI PANICO

attacchi di panico: la mia esperienza

Ciao ragazze! Eccomi di nuovo su Whatmamadidnext, per parlarvi di un argomento a me molto caro, che mi ha toccato in primis e che purtroppo viene spesso sottovalutato da molti nonostante colpisca ormai tante persone: sto parlando degli ATTACCHI DI PANICO.

Ormai la società in cui viviamo ci porta a vivere una vita in continua corsa contro il tempo, generando soprattutto nelle persone più sensibili e vulnerabili uno stato d’ansia non da poco. 

Questo è un lato che mi ha sempre caratterizzato; figlia di una mamma super ansiosa e di una famiglia che non era da meno, pensavo fosse un lato del mio carattere, e ho cercato di conviverci, di accettarlo, di vederlo come se fosse un “mio” modo di essere!

Io, cantante, che salivo sui palchi senza vergogna;
Io, che cantavo di fronte a milioni di folle;
Io, che guidavo nella notte fonda fino al mattino seguente per autostrade e stradine;
Io, che sfidavo i miei limiti e non mi “bastavo” mai;

Un bel giorno, poi, tutto ciò si interruppe.

Mi mancava il fiato, avevo perso il terreno sotto ai piedi, gli arti completamente immobili, la bocca serrata e non riuscivo a respirare. “Sto morendo “ pensai, volevo chiamare mia madre al telefono per avvisarla ma ero immobile, non riuscivo a muovere nulla. Di botto iniziai a sudare freddo e andai in iper ventilazione; davanti a me si fece tutto nero e poi non so più che successe di preciso. Quel che so, è che mi ritrovai dietro il palco con i musicisti che mi facevano aria con gli spartiti. 

Da lì ebbe inizio il mio personale calvario. 

Quello fu il primo di tanti altri episodi, primo perchè poi subentra un circolo vizioso, in cui tu sei prigioniero e non riesci ad uscirne. Subentra la paura che possa tornare, la paura di rivivere quell’ incubo, la paura della paura che si alimenta da sola e ti garantisce un attacco di panico dietro l’altro. 

attacchi di panico: la mia esperienza

Sono passati anni dal primo episodio, anni di lavoro dentro di me, anni in cui ho capito che quando non rispettiamo noi stesse e non ascoltiamo i segnali che il nostro corpo ci manda, il risultato è quello .

Ne ho sentite tante: la gente parla, la gente non ti capisce sempre, spesso mi sentivo dire “queste paure sono solo nella tua testa! Certi problemi te li crei da sola”, oppure “dai che non muori, mamma mia sei ansiosa, fatti una risata!”. Frasi simili dette ad una persona che si sente già morire, sono l’equivalente di una coltellata nello stomaco. 

Dentro di me so qual’è stata la causa scatenante di tutto ciò: uno shock a seguito di una vicenda subita in prima persona, una situazione in cui nessuna donna dovrebbe mai trovarsi.

Il lavoro è stato lungo, e la strada che ho davanti lo è ancor di più probabilmente, ma dentro di me piano piano ho trovato la forza di cui avevo bisogno per andare avanti, per accettarmi anche con questo “limite”. Non per ultimo, ho imparato una cosa grande: ho imparato ad ascoltarmi. 

Ho cercato di raggirare l’attacco di panico, vedendolo come uno spunto che mi potesse aiutare a capire che cosa dovevo cambiare nella mia vita. 

Vorrei dire a tutte le persone che si sono trovate o si trovano in questa situazione, di non vergognarsi mai, piuttosto accettate il vostro stato, poiché quel sentire lì che bussa da dentro, è solo un segnale che il corpo ci invia, quello stesso copro che ha tirato troppo la corda in una o più situazioni scomode.

Parlatene tanto, lavorate su voi stesse per trovare la causa, o semplicemente per capire che cosa può in qualche modo turbare la vostra serenità.

Non sentitevi giudicate, nessuno può farlo! Abbiate il coraggio di affrontarvi; lo so, non è facile, non sarà facile, ma piano piano andrà meglio.

ANDRÀ MEGLIO.

Io ho imparato a conviverci con questa cosa qui, e ho imparato a convivere con il peso del giudizio e delle frasi che feriscono più di un ceffone: “Chissà come potrà fare la madre che ancora non è in grado di badare a lei con quelle ansie!”

Io, Monica, non sono ciò che pensano gli altri . 

Mia figlia ha otto mesi ormai, e io convivo felicemente con le nuove paure da madre, e se ho momenti di sconforto e sento che il nemico è dietro l’ angolo, mi fermo, lo aspetto, lo accetto e guardo mia figlia. Se avessi dato ascolto a chi avevo intorno, non avrei nemmeno percorso la strada più bella di tutte: quella della maternità! 

Monica

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