Coppetta Mestruale: la prima volta non si scorda mai!

coppetta mestruale - la mia esperienza

Ben ritrovate Mamas, dopo qualche mese posso finalmente aggiornarvi sulla mia esperienza con la famosa coppetta mestruale. 

Partiamo dal principio: tutto è cominciato con l’acquisto.
Amazon è stato il mio tramite per giungere a Eva, la coppetta in silicone platinico medicale, con apposito sacchettino in cotone naturale per poterla portare con me, e spray igienizzante per mani e coppetta. Questo ultimo componente è stato per me fondamentale nella scelta, in quanto la mia prima preoccupazione è stata fin da subito: “Quando sarò in giro, come farò a svuotarla senza magari la possibilità di un lavandino o un bagno?” .
Con lo spray il problema non sussiste!

Fin da subito, inoltre, beneficerete dell’assenza di astucci vari e assorbenti di ricambio in giro per la borsa, e vivrete senza la paura di averli scordati a casa.

Il vostro nuovo focus? Inserire, svuotare, reinserire.
Altra scelta da affrontare nel momento dell’acquisto è la taglia: piccola, per chi ha meno di 30 anni e non ha mai avuto parti vaginali, grande, invece, per donne che hanno più di 30 anni o hanno avuto parti vaginali. Variano tra di loro di pochi millimetri, ma fanno la differenza per la buona tenuta della coppetta.

Dopo l’acquisto, eccoci al primo ciclo, e lei arriva giusto in tempo con il postino in pausa pranzo; Sono impaziente e corro in bagno, dove trascorro una ventina di minuti della mia ora libera per cercare di capire come inserirla, dopo aver consultato il foglietto illustrativo e le modalità di piegatura, che mi sembrano lavori di origami di alto livello e io non ne sono mai stata capace! Quando credo di avercela fatta, tralasciando il dettaglio della totale apertura della coppetta internamente ed effetto sottovuoto, tra me e me penso: “Dentro è dentro, in qualche modo … si aprirà!”.

Passo la giornata in ufficio molto serenamente, e sapendo di poterla tenere fino ad un massimo di 8/12h consecutive in base al flusso, mi ripropongo di controllare la situazione una volta che sarò a casa. Quando rientro a fine giornata, mi chiudo subito in bagno per non venire disturbata: mi posiziono sul bidet impaziente di vedere se tutto è andato bene e vedo che non sono macchiata, wow! Infilo l’indice e non sento nulla, procedo anche con pollice e nulla, provo ad andare più in profondità e con terrore scopro che la coppetta non c’è più, è sparita! Controllo nel wc per cercare di capire se per caso l’avessi persa lì, ma nulla, nessuna traccia della coppetta. Mi guardo attorno disorientata, faccio un respiro profondo e cerco di essere razionale: l’ho inserita, e lì deve essere!

Riparto in avanscoperta, mi sforzo di cercare più a fondo ed eccola: sento qualcosa con la punta dell’indice, ok,  mi tranquillizzo poiché la coppetta c’è ancora, ma la calma dura un secondo e ricado nel panico chiedendomi: “Come faccio a prenderla?”.
Spalanco la porta del bagno e chiamo il mio compagno, ignaro di tutto: “Ho perso la coppetta mestruale, aiutami! Cerca nel web qualsiasi cosa che dia delle indicazioni su come toglierla! E Sbrigati!”.

Rivolge lo schermo del pc verso di me, e mi mostra che è intento a guardare tutorial su come inserire e come estrarre la coppetta: che situazione paradossale ragazze!
Io finisco la pazienza e dico : “Vabbè, vado a fare un giro in pronto soccorso!”. Fortunatamente la sala d’attesa non è affollata, e un giovane addetto si avvicina e mi sento molto osservata, mi sembra di leggere i pensieri di quel ragazzo mentre mi accompagna al ricevimento, dove ovviamente resta in ascolto finché non presento il mio problema, quando si dice LA PRIVACY! Vengo mandata subito in ginecologia dove la coppetta viene estratta con facilità dalla dottoressa, che mi dice che era aperta e stava raccogliendo, ma che “ovviamente” non andava posizionata cosi in alto ma all’altezza dell’entrata della vagina.
Una volta a casa mi chiedo cosa ho sbagliato, e riprovo la mattina seguente ancora piena di mille dubbi e perplessità. All’indomani in pausa pranzo vado in bagno e con orrore scopro che è sparita un’altra volta! Torno avvilita al tavolo, e comincio a pensare che forse la coppetta non fa per me, o per lo meno per il mio portafoglio: 20,00 € l’acquisto,  50,00 € per la prestazione al pronto soccorso. “Se ogni giorno è cosi, mi costerà cara!” penso.

coppetta mestruale - la mia esperienza

Torno in ufficio e il mio pensiero è sempre lo stesso: come diavolo la tolgo! Tento di iniziare la conversazione sul mio problema, ma ecco che da pausa caffè in due, ci ritroviamo in cinque, tutte donne. Con mio grande stupore scopro che ben due la usano già da anni e mai tornerebbero indietro, una mia collega non sa nemmeno di cosa stessi parlando ma ci ascolta curiosa, e una si tiene ben lontana da calarsi nella conversazione quasi inorridita.

Mi aggrappo con tutte le mie forze ai consigli delle due esperte cercando di capire dove sbaglio, e soprattutto come rimediare! Scopro che le prime volte gioca ruolo fondamentale la calma e la concentrazione (due condizioni non sempre facili nella vita delle mamme). Inoltre, per tabù che ci portiamo avanti da quando siamo piccole, l’esplorazione del proprio corpo è qualcosa di cui ci occupiamo ancora troppo poco, e questo rende le cose più complicate.

Seguo dunque i consigli e mi posiziono comoda, respiro tranquilla, qualche leggera spinta e riesco alla sera, dopo una seduta di altri venti minuti, a riuscire a toglierla in totale autonomia. Non potete capire la soddisfazione personale, avrei voluto urlare alla finestra al mondo intera: “Ce l’ho fatta!”

A distanza di quattro mesi, ho capito l’importanza nel dedicare al controllo della totale apertura della coppetta internamente, e soprattutto a cercare la conferma con piccoli tiri in basso e rotazioni dell’avvenuto effetto sottovuoto, fondamentale per eliminazione di qualsiasi tipo di perdita. Giusto per rendere l’idea, l’ultimo mese sono stata in piscina, ed è stato come non avere il ciclo! Mi ha consentito di partecipare addirittura ad un torneo di beach volley in totale disinvoltura. 

coppetta mestruale - la mia esperienza - zero waste

Tuttavia, libertà nel fare cose che con l’assorbente non potresti fare, non è l’unico vantaggio della coppetta: c’è di certo l’aspetto economico, ma anche quello ecologico. Pensate che una donna in media nell’ arco della vita, consuma circa 11.000 assorbenti, e una coppetta può durare anche 10 anni!

È inoltre sicura, non rilascia fibre sintetiche come i normali assorbenti veicolo di sindrome di shock tossico ( TSS), è igienica perché evita il contatto del sangue con aria e pareti vaginali, e quindi elimina la proliferazione di germi e batteri.

È compatibile con spirale e diaframma, ed è necessario disinfettarla facendola bollire (in base al materiale della coppetta scelta) all’inzio e alla fine del ciclo: non serve sterilizzarla ad ogni inserimento, in quanto la vagina non è un ambiente sterile!

Vi consiglio inoltre, per togliervi ogni altro tipo di curiosità, un irriverente libro senza peli sulla lingua sotto forma di diario con la presenza di schede informative : “Io e la mia coppetta” di Laura Brugnoli, facilmente acquistabile on-line. Una lettura piacevole che mi è stata estremamente utile nel mio processo di apprendimento.

Sperando come sempre di avervi trasmesso qualche conoscenza in più raccontandovi la mia esperienza, mi chiedo: e voi?

Cosa ne pensate? La state già utilizzando? 

Azzurra

Azzurra- @a__v__s__
Azzurra
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