E se nasce prima?

Giornata mondiale bambini prematuri - esperienza raccontata da una mamma che ha partorito un bambino prematuro

“Valigia già pronta?” Mi chiedevano attonite le persone vicine.

In effetti averle già preparate a 28 settimane di gravidanza poteva indicare due cose: o che fossi la solita ipercontrollante oppure che, sotto sotto, sentissi che sarebbe stato meglio farsi trovare pronti. 

Che poi PRONTI, pronti per cosa? Pronti, credo io, non si è mai, nemmeno a 40+ 5 di settimane. E infatti, nessuno di noi era pronto a ciò che sarebbe successo. A parte loro, le valigie.

Ero da poco tornata da Milano per l’esame del master, avevo fatto l’eco delle 28/29 settimane in cui andava tutto bene, fatto salvo che il bimbo si trovava in posizione podalica. Il ginecologo mi aveva accennato del cesareo,  e io ci ero rimasta un pò male perché il mio desiderio era quello di partorire in acqua. 

PAZIENZA, l’importante è che lui stia bene. Passano due settimane, in cui avverto qualche contrazione lievissima, nulla di preoccupante; per l’Immacolata addobbiamo casa.

Arriva la mattina del martedì, il 13 Dicembre 2016. Mi sveglio, vado in bagno e pulendomi vedo del sangue misto a muco. Penso “e ora che è sta roba?”; chiamo il ginecologo che mi dice di andare in ospedale a farmi dare un’occhiata; me la prendo comoda, vado a fare acquisti prenatalizi poi, con mio marito, andiamo in ospedale. Il dottore di turno mi visita…poi fa spegnere la luce e mi visita di nuovo… poi chiama un collega….poi arrivano due ostetriche…poi accende la luce e mi chiede “Signora, ma lei non sente nulla….ha il collo dell’utero completamente appiattito, io la ricovero”.

Da lì, il DELIRIO. Roba che in confronto PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS SCANSATE PROPRIO. Tutti in panico. Tranne me. Che consolo marito, tranquillizzo mia madre, redarguisco il povero Lorenzo (in pancia) circa il cattivo gusto dello scherzetto che mi sta facendo. Mi spiegano la procedura: ricovero, flebo di un farmaco ritardante il parto, cortisone per la maturazione polmonare del piccolo. Inizio la flebo, durata prevista 48 ore no stop. Dopo 12 ore vado in shock anafilattico. Tolgono il farmaco. Rimango in ospedale. Ogni tre ore un tracciato. In camera con me c’è Elisabetta, anche lei con minaccia di parto prematuro. Mando mio marito a prendere le valigie “tienile in macchina, non si sa mai”. Passano i giorni. La mattina al bar dell’ospedale prendo sempre treccina integrale ai frutti di bosco e una spremuta. Diventa la mia colazione top preferita. I nostri amici mi vengono a trovare. Mi fanno compagnia. Ricomincio a mangiare kiwi, che avevo smesso di mangiare dall’elementari circa. Arriviamo a domenica 18 dicembre 2016. La mattina faccio un’eco. Il bimbo sta benissimo e ha un sacco di capelli, che fluttuano nella placenta leggeri. Li trovo bellissimi. Sono di 31+2. Il pomeriggio intorno alle 15 viene a trovarmi Elena. Intanto che passeggiamo sento dei dolori improvvisi molto forti. Torniamo in stanza. Mi dico “Ovvio,  sarà colite”. I dolori aumentano, chiamo l’ostetrica. Tracciato. “Hai le contrazioni”. Pure ABBESTIA. Arriva il medico, facciamo una flebo per vedere di diluire tutta sta ossitocina in circolo. Alle 22 circa le contrazioni spariscono. Della serie “Scherzetto”. E insomma, scherzetto mica da ridere. Mi sono dilatata di circa 3 cm. Dormo tutta la notte come un sasso. Il lunedì mattina e tutto il giorno mi tengono monitorata. Contrazioni SPARITE, dissolte. Passa il lunedì. Elisabetta viene dimessa. Sono felice per lei. Però un po’ meno per me.

 Martedì 20 dicembre 2016. Settimane di gestazione 31+4.
Controllo ok. Lorenzo è in gran forma. Mi metto a leggere Vanity Fair, arriva mio marito e mi dice “Ti sei fatta la pipì addosso” … “Ma sarai mica matto, vuoi che non me ne accorga” . 

Lui insiste. Io lo mando a quel paese.
SANDRA E RAIMONDO ALLA CONSOLLE.

Dopo pranzo vado a lavarmi i denti. Sento i pantaloni bagnati. MI SI SONO ROTTE LE ACQUE. “Sdgg2336òàò°à°°à°§ùùù§ùù***+!!!”.

Inizio a chiamare tutti: marito, genitori, San Antonio (il mio ginecologo). Inizio pure ad agitarmi. Si fa il cesareo. D’urgenza, perché Lorenzo è sempre podalico.

Dopo una fugace visita con l’anestesista vengo preparata e portata in sala operatoria. Consolo marito, tranquillizzo i miei genitori, i suoceri, mia cognata, l’ostetrica e l’infermiera, la vicina e pure l’addetto alla consegna dei vassoi per la cena.

Ma quando imbocco la porta  del corridoio delle sale parto, vengo TRAVOLTA DA OGNI COSA. Paura. Una paura sconfinata, terribile, immobilizzante. Inizio a tremare, non mi sento più ne le mani ne le gambe. Vedo il mio ginecologo, (che modestamente è pure un bell’uomo) con un camice color cachi e penso “Sembra uno di Grey’s Anatomy”. Mi fa una carezza e mi dice “Ti Aspetto dentro”. 

Da qui i ricordi sono lucidamente confusi; ricordo della spinale e della strana sensazione di sapere che ti stanno aprendo l’addome ma di non sentire nulla. Ricordo il suono del suo pianto. Lorenzo nasce alle ore 21.04 del 20 dicembre 2016. Pesa 1800gr ed è lungo 40 cm. Me lo appoggiano un istante all’angolo del collo. Lo bacio. Lo annuso. Quasi lo aspiro. Poi lo portano via. Un dolore mi squarcia il petto. Inizio a piangere. FINALMENTE. Ma, pochi istanti dopo, qualcosa va storto. Inizio ad avere difficoltà respiratorie, oppressione al petto. Vado di nuovo in shock anafilattico. Perdo i sensi e mi risveglio nella sala post operatoria. Ho tanto freddo. Con me ci sono mio marito e mia mamma. Mi tranquillizzano che il bimbo sta bene. Ma io DEVO vederlo. Così, nonostante i pareri contrari delle ostetriche, mi faccio portare in terapia intensiva neonatale. Il ricordo che ho è che, non appena sono entrata in quella stanza il mio naso è stato invaso dal suo odore, che come una scia mi ha condotto da lui. Ho infilato la mano dentro l’incubatrice e l’ho tranquillizzato. Lui mi ha sorriso. Il mio cuore è esploso. Di amore e di dolore. 

Vi risparmierò tutto il seguito (l’allattamento, un mese e 10 giorni in ospedale, il milione di visite e controlli ect ect..) ma una cosa voglio dirvela: è proprio vero che, fedeli alle preziose dritte di Frate Indovino, non programmare nulla è meglio, perché la vita è una fregatura, nella sua meravigliosità, perché quasi mai le cose vanno come avevamo sognato, sperato, programmato. Vanno come devono. Vanno e basta. E se ci aspettiamo qualcosa forzando la mano, quando prendono una piega diversa, rimaniamo spiazzati, affranti, ci sentiamo inadeguati, quasi in colpa (senza il quasi). I “come sarebbere andata se…” sono deleteri, come lo sono i rimpianti. Voglio dirvi che mettere al mondo un bimbo prematuro è una bella prova, difficile, faticosa e mentirei se vi dicessi che non lascia segnati. Voglio dirvi che a noi è andata bene, alla fine. Ma voglio anche dirvi che, probabilmente, fare le valigie così in anticipo un pò di sfiga la porta 😜

Vi abbraccio,
Irene

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