Due righe di getto

due righe di getto : anziana donna lutto di due figlie

Eccomi qua un’altra volta a buttare giù due righe di getto.
Sarà che forse è un po’ la metafora della mia vita ma anche nella scrittura mi viene più facile raccontarmi in un istante, come un incendio che brucia forte e dura poco ma lascia un segno indelebile.

L’esperienza che condividerò non sarà sicuramente un viaggio divertente ma come tutti i dolori della vita ci lascia più forti e ci insegna qualcosa, quindi abbiate fede.
Nell’arco di meno di due anni ho perso mia madre e poi anche mia zia cioè sua sorella.

E se per quanto concerne la metabolizzazione e l’elaborazione di quello che è il lutto, soprattutto quando è così forte, potrei spendere parole forti oggi sono invece qui per raccontarvi quello che ho vissuto in maniera derivata,una conseguenza inevitabile di quanto  mi è accaduto.

Mia nonna è una donna di 89 anni che ha perso due figlie in così poco tempo.
Come vediamo noi gli anziani? Ve lo chiedete?
Vediamo delle persone a volte sole ma con tanto da raccontare. 
Vediamo degli individui docili a volte, burberi altre, persone che sono oggi il risultato di viaggi passati, emozioni e ricordi. Quanto è affascinante pensare al loro vissuto, a tutti quegli anni, a che cosa si portano dietro…il loro bagaglio, la loro memoria.

Provate per un attimo ad immaginare, parlo soprattutto a voi che siete madri e padri…
Come si può arrivare alla soglia di novant’anni e dover soffrire ancora così? Come si può pensare che un essere umano possa uscire indenne da una sofferenza del genere, a qualsiasi età.

Questa esperienza è stata per me davvero forte. Da un paio di mesi mia nonna, donna fisicamente piuttosto in forma rispetto alla sua età, ha perso la via.
È crollata, la sua testa se n’è andata.
Io la vedo e oggi mi faccio bastare uno sguardo. Due occhi pieni di una vita lunga e difficile. Ho imparato in questi ultimi anni a comunicare in modi differenti, nuovi, Anticonvenzionali. 
Io che ho sempre amato il potere della parola, grazie a mia figlia, bambina dal linguaggio ‘speciale’ e ora grazie a questa condizione, ho sperimentato la forza dell’essere umano. Appena posso, nonostante la mia vita allucinata e allucinante, corro a trovarla.
Sono sempre la sua ‘Sarina’… E ogni volta, che siano dieci minuti o un’ora, faccio un tuffo in quel paio di occhi chiari. 

Non vi nego che è l’ennesima batosta che la vita mi sta dando ma anche questa volta, voglio scovare il lato positivo. Beh, a questo punto non so più se sono tanto normale nemmeno io, ma ho pensato che in fondo la vita va presa così, proprio per quello che è. 

E quando sono lì con lei, che mi guarda dritto negli occhi e non mi chiama più per nome, io lo so, sono certa che mi riconosce.
Sono certa che sa tutto. 
Sono certa che sia stanca. 
Sono certa che la vita le abbia dato tante lacrime e ora io voglio solo guardarla e dirle che è bella. Che deve stare tranquilla, se può. Anche solo per un istante. 

Basta un attimo e un lieve sorriso sul suo viso per convincermi che in fondo, anche alla fine, qualcosa di piccolissimo ma buono lo si può sempre trovare.

Basta far parlare il cuore.

Un sorriso non dura che un istante ma nel ricordo può essere eterno.

(Friedrich Schiller)

Un abbraccio,
Sara

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