Lettera a mio marito: la mia nuova libertà

Lettera a mio marito- la mia nuova libertà

Sono passati più di tre anni dal giorno più bello della mia vita.
Io con i miei venticinque anni e una laurea in infermieristica.
Poi noi e un’esperienza di un anno in Australia, partiti “così, per un’avventura da poter raccontare un giorno ai nostri figli”.
E poi sempre noi, che nel giro di pochi mesi abbiamo deciso di sposarci. 

No, non è stata un’idea superficiale dettata dalle circostanze, ma una scelta d’amore, un voler cercare insieme qualcosa di positivo dopo le numerose perdite affettive che avevamo subito, perché guardandomi negli occhi tu, ormai mio marito, mi hai sussurrato che nulla avresti più potuto affrontare da solo. E così abbiamo trascorso un giorno meraviglioso! Una festa con tutti i nostri amici. Una festa per noi e per loro. Per condividere un giorno felice.
Poi le responsabilità e il tempo tiranno: ci siamo fiondati nel lavoro entrambi, soprattutto io, dedita alle attenzioni da dare ai miei amati pazienti. 
Quei tre anni sono volati, e noi due ci siamo uniti sempre di più! Ma tu, amore mio, non riuscivi più a nascondere uno dei tuoi più grandi desideri. Ero io quella frenata. Quella del “c’è tempo”. Quella che “aspettiamo la ristrutturazione della casa”, oppure che “quest’anno abbiamo mille cose da fare”. 
Eppure tu, silenziosamente, o quasi involontariamente, hai cambiato la mia idea di “libertà”. 
Quante volte mi è stato chiesto: “A quando un bel bambino?”, e io con la faccia terrorizzata rispondevo che non c’era tempo, che non era il momento giusto.

Il lavoro a tempo determinato, i viaggi che avrei voluto fare in libertà, altre responsabilità che volevo tenere lontane, le serate con gli amici, la paura di non essere all’altezza del ruolo di madre. Poi un giorno mi sono soffermata su un tuo sorriso che hai rivolto ad un bambino, e lì mi si è spezzato il cuore, o forse mi si è riempito, di amore, di dolcezza, di sicurezza, esattamente quella che mancava a me. 
Mi sono ritrovata a non avere più il viso terrorizzato quando mi veniva ripetuta quella fatidica domanda. 
Era scattato qualcosa dentro me di inspiegabile a parole, che ancora oggi faccio fatica a capire, eppure qualcosa era successo. 
Quel giorno di febbraio così frenetico, quel test di gravidanza positivo tra le mie mani, tu che eri a Londra per lavoro, i miei genitori lontani per una vacanza, eccole lì, le lacrime.
Quel giorno ho pianto.
Un pianto di sfogo, di liberazione, di cambiamento. 
Ho pianto perché proprio in quel momento ho capito che la mia libertà non l’avevo persa ma acquistata, ho pianto immaginando il tuo viso da dove tutto era partito, ho pianto pensando a noi, a quello che saremmo diventati da lì a pochi mesi, ho pianto ed ho pensato che non mi importava più del lavoro, della ristrutturazione della casa, anche perché ero sicura delle tue parole: “Insieme possiamo tutto”.
Ed eccomi qua. A due mesi dalla sua venuta al mondo, tra scatoloni, tra le insicurezze di madre “acerba”, ospitati dai miei genitori ma pronti per un gran bel trasloco, i tuoi viaggi di lavoro, e la mia libertà. 
Si, la mia libertà, perché da quando ho iniziato a sentire i primi calcetti nel mio pancino mi sono sentita libera, libera di amare qualcuno come non avevo mai fatto in vita mia.
La mia libertà l’ho trovata in questa scelta, e ho voluto condividerla.
La mia libertà l’ho rincorsa per anni, studiando per avere indipendenza, leggendo per avere conoscenza, viaggiando per avere esperienza. L’ho rincorsa, ma mai raggiunta, fino al giorno in cui i miei occhi hanno incrociato quelli di nostra figlia e i nostri profumi si sono mischiati.

Grazie amore mio, perché attraverso te sono diventata madre, e ora la libertà profuma di nuovo, ed è un dono grande.

Annarita

Annarita
@annaritadamb

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