Manovra di Kristeller: il racconto di una giovane neo-mamma

Manovra di Kristeller: il racconto di una giovane neo-mamma

Sono passati 2 mesi dal mio parto e il solo pensiero di quei giorni mi crea ancora inquietudine: un parto dovrebbe lasciare bei ricordi, ma per quanto mi riguarda solo paura.

Ho avuto la fortuna di avere una bellissima gravidanza: nove mesi meravigliosi senza nausee o dolori.
Il mio ginecologo a 24 settimane circa mi fece fare l’esame per il diabete gestazionale perché il mio bambino era grandicello, ma risultò tutto perfetto.

A sette mesi di gestazione, cambiai ginecologa per partorire in una clinica del posto: la “migliore” dicevano.
A metà dell’ottavo mese la nuova dottoressa mi sottopose ad una specie di radiografia per vedere se la testa del bambino potesse passare durante il parto, e il peso di mio figlio era approssimativamente di 3.300 kg.
Questo non preoccupo’ per niente la mia ginecologa, perché “tanto hai il bacino grande, valuteremo durante il parto”.
Sulla base di queste parole, durante l’ultimo mese di gravidanza nessuno mi fece ulteriori ecografie per monitorare la crescita del mio bimbo, neppure dopo aver superato il termine dei medici. Solo tracciati.
A 40 settimane + 5, dopo il tracciato decidono di ricoverarmi.
Mi portano in sala parto, ed io pensavo mi facessero una visita normale, finché avvertii la sensazione di avere un fiume tra le mie gambe: senza dirmi nulla, come se io non fossi stata presente, mi ruppero le acque.

Feci e mie venti ore di travaglio stesa su un lettino attaccata al tracciato, tra una iniezione di epidurale e l’altra che mi servivano solo per respirare un attimo poiché la mia dilatazione non proseguiva.

La mattina dopo mi portarono in sala parto e all’improvviso mi ritrovai una dottoressa che tirava con la ventosa e due ostetriche al lato che mettevano mano sul mio ventre; e poi è successo che mi sono sentita mancare il fiato.
Senza nemmeno accorgermene, una dottoressa stava facendo la manovra di Kristeller e mi premeva con tutta la forza con i gomiti sulla pancia, dicendomi: “Non urli signora”.
Nel frattempo l’altra dottoressa mi faceva un’episiotomia.
Mio figlio nacque con un peso di 4.700 kg e loro non lo sapevano.
Quando l’hanno visto si sono guardate esterrefatte, forse rendendosi conto del rischio.
Dopo il parto rimasi per sette ore in una stanza post-parto, a causa di un ematoma perianale che si era formato.
Quando chiesi se potessi salire in stanza per vedere il mio bambino, e per rialzarmi per riprendere possesso del mio corpo, un ginecologo mi rispose ironicamente: “Signora, se lei vuole fare i figli così grandi non è colpa mia, la prossima volta lo faccia normo peso”.

Non so se tutti questi interventi siano stati necessari, io non sono un medico e per di più questa era la mia prima esperienza, so solo che se mi avessero informata, se avessero considerato che quello era il MIO corpo, e mi avessero spiegato il motivo per cui c’era bisogno di un episiotomia o di una manovra di Kristeller, io avrei accettato tutto per vedere mio figlio star bene, ma almeno ne sarei stata consapevole.

Ho venti anni e ogni giorno guardo mio figlio e ringrazio il cielo perché in fin dei conti, tutto è andato bene, ma posso avere la presunzione di dire che poteva andare meglio?
Che potevamo restare vicini ad annusarci per conoscerci e per stabilire il nostro primo contatto?
Posso avere il diritto di dire che non si dovrebbe avere paura di partorire di nuovo?
E che oltre alla professionalità un medico dovrebbe avere una buona dose di empatia?

Tutte domande che non trovano risposta.
Riparto da mio figlio, riparto da me.
Ma con una ferita in più, di quelle che non si vedono a occhio nudo.

Grazie per avermi dato la possibilità di raccontare il mio vissuto.

Racconti senza firma

Una risposta a "Manovra di Kristeller: il racconto di una giovane neo-mamma"

  1. Ho avuto un’esperienza simile alla tua con la prima gravidanza: sono stata tre giorni senza poter vedere la mia bambina, tutti mi dicevano che stava benissimo, che era bellissima, ma di portarmela non se ne parlava, perchè “dovevo riprendermi”, “dovevo riposare”, e nessuno capiva che niente mi avrebbe fatto star meglio che poter vedere la mia bambina e stringerla tra le braccia. Empatia zero.
    Mio padre, che era medico, ha sempre detto che alla facoltà di medicina non ti insegnano la sensibilità, o ce l’hai o non ce l’hai, ma non puoi impararla. Ho avuto una seconda gravidanza ed è stato tutto meravigliosamente diverso. Non aver paura di riprovarci, magari cambia clinica…

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...