Nel ricordo delle vittime dell’Olocausto – 27 gennaio 2020

Ho chiuso gli occhi figlia mia. Mentre tuo padre sorrideva guardando la tua faccia buffa sporca di latte, intenta a fare pernacchie e a disturbare un pupazzetto ricevuto in dono questa mattina. Li ho riaperti, e ti ho osservata, innocente nella tua culletta cosi accogliente, in legno come l’abbiamo sempre desiderata. La stanchezza di una normalissima giornata da mamma si è fatta sentire, mi ha richiuso gli occhi ed ho iniziato ad immaginare. Bussano alla porta violentemente, e dall’altra parte giungono voci forti, che suscitano paura. Continuano ed in una manciata di minuti la porta è giù, a terra. Irrompono la nostra quiete uomini armati, che urlano. Sedie che volano. Ed il tuo pianto cerca di sovrastare tutti gli altri rumori. Io prego che tu finisca di piangere. Vorrei poterti offrire il mio seno, ma uno di loro mi blocca. Il papà cerca di proteggerti ma niente. A nulla servono le nostre richieste di perdono e di scuse. Siamo altra gente, altri numeri che presto diventeranno fantasmi su questa terra. 

Ho spalancato gli occhi. Ansimante. Mi sono precipitata sulla tua culla, ti ho preso e ti ho stretta, forte, forte, come non mai, quasi a privarti del tuo respiro. Ma eri tra le mie braccia. Ho richiesto un abbraccio a tuo padre. Per sentire il suo calore sulla mia pelle, quasi a volerlo imprimere. La nostra tranquilla famiglia era lì stretta che si stringeva in una normalissima sera d’inverno. Un sogno, un brutto sogno. Che mi ha lasciato un amaro in bocca, un senso di disturbo nello stomaco. Eppure pochi anni fa tutto questo è successo. Gente annientata dall’odio di altra gente. Eppure tutt’oggi tutto questo è reale. Oggi. Quando consideriamo essere normale che un bambino con una pelle diversa sia deriso e beffeggiato durante una partita di calcetto dei nostri figli. Quando consideriamo normale una mamma che davanti al supermercato incrocia lo sguardo di un’altra mamma col suo bambino rannicchiato a terra che le tende la mano. E lei si volta e va oltre. Quando ho considerato normale che durante il mio parto l’unica mia preoccupazione fosse il dolore, ed invece a pochi km da me, in mezzo al mare c’era un’altra donna scossa dalle doglie, ma anche dal freddo, dalla fame, dalla disperazione, dalla morte. Quando hanno sommerso a pochi giorni di vita la mia bambina di regali e là sulla terra ferma si parlava di miracolo “si sono salvate entrambe”.

Ancora oggi ci si gira troppe volte dall’altra parte, ancora oggi mangiamo tranquillamente la nostra calda minestra davanti alla notizia trasmessa dalla tv di un aggressione contro una persona considerata da noi “diversa”. Ancora oggi si mietono vittime di un odio inspiegabile. Ancora oggi si tace.

No, forse non era un brutto sogno. Se ancora oggi consideriamo “normale” tutto questo.

Annarita

Annarita - @annaritadamb
Annarita
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2 risposte a "Nel ricordo delle vittime dell’Olocausto – 27 gennaio 2020"

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