Sedotta e abbandonata

sedotta e abbandonata

Lo conobbi in un giorno qualsiasi di luglio, quando l’estate ti travolge, quando le cicale cantano così tanto forte da farti impazzire, ed io in quel giorno qualsiasi di luglio impazzii letteralmente per i suoi occhi!
Ricordo che entrai in un negozio a salutare una mia amica, ci incrociammo e abbassai lo sguardo perché mi sentivo in difficoltà!
Era vestito impeccabile: calzini e pantaloni abbinati, tatuato e con la barba.
Scambiai due chiacchiere con la mia amica, ma sentii i suoi occhi su di me.
Poco dopo scappai via di corsa, avevo una festa quella sera. 

Il giorno dopo guardai il telefono, e vidi una notifica: mi aveva trovato e contattata su Facebook.
Passammo giornate e nottate intere a scriverci senza vederci, lui non era del mio stesso paese distava circa un’ora, ci travolsero le nostre parole, I nostri desideri, le nostre fantasie.

Un giorno qualunque di ottobre uscii a fare shopping, e al ritorno trovai qualcosa attaccato alla maniglia dell’auto: era un libro con una dedica, era di nuovo lui. 
Mi guardai intorno per capire se fosse ancora lì, ma niente, lui non c’era, ma aveva lasciato una parte di se a me! Il suo scrittore preferito!
Il mio cuore battè all’impazzata, ero emozionata e confusa, provai diverse emozioni tutte allo stesso tempo e non capii più niente!

Passarono i giorni e continuammo a scriverci, quando finalmente un giorno decidemmo di vederci in un bar di montagna; il posto era carino, caldo ed accogliente, fuori era freddo.
“C’è aria di neve”, pensai, “Speriamo non nevichi altrimenti rimango qui“.
Passammo tutto il pomeriggio a guardarci e parlare, quando tutto ad un tratto mi ricordai di aver portato dei cioccolatini: avete presente quelli artigianali, di tutti gusti differenti? Quelli che non vorresti mai mangiare perché perfetti? Corsi in macchina a prenderli, aprii lo sportello per prendere i cioccolatini e alzai gli occhi al cielo: i primi fiocchi di neve.
Lui uscì dal bar e venne verso di me, mi tirò su il cappuccio, mi guardò  e mi baciò sotto alla neve.
I cioccolatini caddero a terra ma senza far rumore, la neve attenua tutto, è proprio vero, anche il senso di colpa perché io ero fidanzata.
La neve continuò a cadere su di noi, ma a noi poco importava perché ormai eravamo diventati una cosa sola sola: credetti d’impazzire, il mio cuore batteva così forte! 

Liberai la mente e mi lasciai trascinare in quel bacio in un pomeriggio di febbraio.
Pochi giorni dopo decidemmo di scappare per un fine settimana: fu indimenticabilmente perfetto.

Stavo vivendo un sogno, ma dai sogni ci si risveglia prima o poi.
Tornai a casa con la testa fra le nuvole, ma dopo qualche giorno mi bloccò su Facebook e scomparve dalla mia vita.

Sono passati dieci anni da tutto ciò, nel frattempo sono diventata moglie e madre ma ancora non riesco a dimenticare, e mi interrogo chiedendomi “perché?”, ma soprattutto, “come sarebbe stato?”

Ci sarebbe voluta la neve ad attutire il colpo di un cuore infranto quando anni fa dovetti fare a meno della sua presenza, così, senza motivo, senza una ragione.

O forse no, non sarebbe bastata nemmeno la neve.

Racconti senza firma

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