Donne in STEM: Giorgia Fossati

Donne in STEM: Giorgia Fossati

Mi chiamo Giorgia, ho 20 anni e sono una studentessa di biologia. Sono solo all’inizio del mio percorso di studi, ma con gli anni ho scoperto che ciò che più mi appassiona e fa sentire viva, è proprio studiare. Il mio sogno è quello di rimanere in ambito universitario, fare ricerca e insegnare. Di una cosa sono certa: voglio continuare a studiare per tutta la vita, perché non c’è niente di più bello di sentirsi sempre in evoluzione, in continuo miglioramento.

Ricordo la me bambina nelle vesti di “piccola chimica” sempre curiosa e affascinata dai vari kit “scientifici” che si trovavo negli scaffali dei negozi di giocattoli. Creare miscugli che cambiavano colore, cercare fossili, costruire piccoli robot era la mia passione. 
Ma penso che questa visione, più vicina all’immaginario di “topo da laboratorio” con costanti esperimenti pratici sotto mano, non rispecchi più ciò che oggi la scienza è per me.

Robert Sapolsky, neurobiologo e professore alla Standford University, nella prefazione del suo libro “Perché alle zebre non viene l’ulcera?” scrive:

“Io amo la scienza e mi addolora pensare che così tante persone ne siano terrorizzate o credano che sceglierla significhi escludere la compassione, o l’arte, o il timore reverenziale per la natura. La scienza non è fatta per curarci dal mistero, ma per reinventarlo e rinvigorirlo”.

Questa citazione rispecchia perfettamente il mio pensiero.
Oggi per  me la “scienza” è uno stile di vita, un modalità di vedere e apprezzare il mondo e approcciarmi a ciò che mi circonda andando oltre la superficie delle cose.

Il percorso che mi ha portato a questa concezione e a considerarmi, in parte, una giovane donna devota alla scienza è stato un sommarsi di eventi, non sempre piacevoli, che mi hanno resa la persona che sono oggi.

Sono tre in particolare i punti di svolta del mio vissuto che mi hanno avvicinato alla scienza nella modalità in cui la vivo oggi.

Il primo, forse anche per importanza, è stata una malattia.
A 16 anni ho iniziato a soffrire di disturbi alimentari e, per quanto il problema sia molto più profondo del mero rapporto con il cibo, la svolta per me è arrivata quando ho capito di poter usare la mia passione per lo studio come arma per rimettermi in salute fisicamente . Ho studiato e approfondito come funziona la nutrizione, la chimica degli alimenti e la biochimica del nostro corpo. Ho così iniziato a vedere il cibo come nutrimento e amico e non più un nemico che faceva paura.
Mi sento quindi di affermare che si, la chimica mi ha in parte salvata dall’anoressia e da quel momento la scienza è diventata la mia più grande arma contro le difficoltà, la paura e l’insicurezza.

Un secondo evento, altrettanto significativo in quanto ha caratterizzato la scelta dei miei studi, è avvenuto qualche anno dopo.
Una persona che stimo molto, mi ha consigliato di leggere un libro: “l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, di Oliver Sacks, neurologo britannico. Si tratta di un saggio di neuroscienze in cui Sacks descrive alcuni casi particolarmente curiosi di suoi pazienti con danni cerebrali di vario tipo. 

Se esistono libri che ti cambiano la vita, questo è stato il mio. L’ho letto tutto in un giorno e sono rimasta affascinata sia dai contenuti e la fluidità della scrittura, ma anche per l’umanità con la quale vengono presentati i casi e la scelta delle cure.

Mi si è aperto così un mondo e ho scoperto una nuova passione: le neuroscienze. 

Il mio sogno oggi è di fare ricerca proprio in questo campo, che mi affascina ogni giorno di più e che unisce il mio vissuto travagliato per quanto concerne la salute mentale e la mia passione per la scienza.

L’ultimo punto che considero realmente di svolta nel mio percorso è stato durante l’ultimo anno di superiori. Ho frequentato il liceo scientifico e quell’anno è arrivata una nuova professoressa di scienze, la quale mi ha colpita a tal punto da cambiarmi un po’ la vita. 
Ho visto in questa donna tutte quelle caratteristiche che ha il tipo di persona che vorrei e sto cercando di essere io. Si tratta di una donna elegante, sicura e soddisfatta della sua persona; una donna  che è riuscita a conciliare la famiglia e una carriera soddisfacente e, soprattutto, una donna appassionata di scienza e dell’insegnamento e che è riuscita a trasmettermi questa passione durante ogni lezione. Ho profonda stima verso di lei ed è stata per me un’importante figura di riferimento.

Come ho accennato prima, mi piacerebbe anche insegnare un giorno. Vorrei provare ad essere per i futuri studenti ciò che questa professoressa è stata per me. Vorrei essere il punto di svolta di qualcuno e riuscire ad avvicinare i più giovani ad un mondo che spesso sentono troppo distante o noioso, per quanto in realtà rappresenti la nostra quotidianità.
Vorrei insegnare perché per me “scienza” è anche condivisione del sapere. E una della caratteristiche che più apprezzo di questo mondo è la complicità che si crea tra chi ha voglia di imparare.

I valori che ritengo fondamentali nella mia vita e, di conseguenza nella carriera che sto cercando di costruirmi, sono proprio quelli che rivedo nella mia concezione di scienza: condivisione, curiosità, umiltà, ma anche ambizione, determinazione, voglia di andare oltre e migliorarsi sempre, apprezzando la vita nelle sue sfaccettature. Per me “scienza” è attaccamento alla vita e propensione verso questa.

 A tal proposito, ci sono delle figure in particolare che portano avanti questa concezione di sapere scientifico. Si tratta di tutti quei personaggi che possiamo definire “divulgatori scientifici dei nostri tempi” e verso i quali nutro profonda stima e ammirazione.
Se dovessi dichiarare di avere un idolo direi che questa persona è Dario Bressanini, che forse conoscete come “amichevole chimico di quartiere”. È un chimico e saggista italiano che, tramite video su youtube e storie su instagram (e, ovviamente, i suoi libri), mostra come la chimica è presente nella nostra quotidianità e come basarsi sulla scienza ci aiuti a non venire ingannati dalle tante bufale che circolano, per esempio, riguardo il mondo dell’alimentazione. 

Oltre all’importanza dei contenuti che Bressanini tratta, mi colpisce sempre molto la capacità che ha di usare mezzi “contemporanei” e quotidiani come i social che rendono argomenti di un certo tipo accessibili a chiunque, allargando quindi quell’elite che potrebbe considerarsi il mondo scientifico.
Oltre a Dario, i divulgatori scientifici presenti sui social che ammiro sono tanti e molti di queste sono donne. Alcuni esempi possono essere Beatrice Mautino, biotecnologa, o Roberta Villa, giornalista laureata in medicina e madre di ben sei figli. 

Spero un giorno di poter essere considerata una di loro.

Giorgia, una Donna in STEM.

#donneinstem

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.