Come ci si sente quando un bimbo non arriva?

Come ci si sente quando un bimbo non arriva?

Qualche tempo fa ho scritto questo pensiero sulla mia pagina Instagram, e ho deciso di riproporlo qui, su questo blog, su questa community che vive di condivisione.

E visto che di condivisione parliamo, ecco ciò che vi darò di molto intimo: una cosa che si fatica a dire ad alta voce.

“Stiamo cercando un bambino, ma non arriva”.
Un tasto che ci fa soffrire, che demoralizza. Demoralizza anche quelle che: “Almeno tu hai già un altro bimbo, goditelo”.

Ma che c’entra?
E’ forse qualcun altro a decretare come e quando è il momento giusto per considerarla una sconfitta?
O quelle che: “Ma già un altro figlio vuoi? Il tuo è ancora piccino!”.
Perché devono essere gli altri a decretare qual è il momento migliore per desiderare un’altra gravidanza ? 

Voglio dirvi che siamo donne, non siamo “macchine da figli”.
Siamo umane.
Siamo tutte diverse.
Ognuna con i propri desideri e i propri sogni. 
A volte i figli tardano ad arrivare, altre volte non arrivano proprio, anche se la speranza non se ne va mai.

Chiuse in bagno ogni mese, non manchiamo puntuali all’appuntamento ergendo un test di gravidanza con mani tremolanti, sperando in un risultato diverso. 
Nei 5 minuti che precedono il “NON INCINTA” fantastichiamo su come dirlo a nostro marito.
Scrutiamo il test cercando di capovolgerlo, prima a destra e poi a sinistra, non si sa mai che la finestrella, in controluce, presenti una leggera seconda sfumatura rosa.
E una volta apparso il risultato? Ricontrolliamo la confezione, già gettata precedentemente nel cestino, anche se ormai sappiamo interpretarlo benissimo: chissà, magari è un falso negativo.
Magari la linea singola si trovi nell’ordine sbagliato.
E usciamo dal bagno con un sorriso fintissimo, la voce tremolante e gli occhi lucidi esordendo: “No, niente, nemmeno questa volta”. 

E allora quel mal di testa? 
Quella stanchezza?
Quel gonfiore?
Quella nausea?
Quelle perdite?
Quel dolorino al basso ventre?

Il mal di testa e la stanchezza erano dettate dalle giornate intense.
Il gonfiore era stitichezza.
La nausea è imputabile a qualcosa che abbiamo mangiato.
Le perdite sono sinonimo di ovulazione.
Idem i doloretti. Così come il seno teso.

Non abbiamo fatto pipì così tante volte da destare sospetto, solo che mentre prima non ci facevamo caso, ora vi poniamo attenzione.

Volevo dirvi donne che non siamo pazze.
Che spesse volte i sintomi dell’ovulazione possono coincidere con quelli delle prime settimane di gravidanza. 
Che dipende dalla prospettiva con la quale vediamo cose. 
Dalla legenda con la quale li interpretiamo quegli stessi segnali. 
Che non siamo sbagliate.
Che non siamo macchine da figli.
Siamo donne ugualmente. 
Non c’è niente che non va in noi.
Anche se il nostro corpo non risponde come vorremmo.
Anche se il nostro corpo viaggia in una direzione opposta a quella della mente. 
E se questa non sarà la strada giusta, la nostra strada, troveremo un sentiero diverso per donare tutto l’amore che abbiamo dentro.

Va tutto bene lo stesso.
Troveremo il modo per non soffrire quando ci chiederanno: “E allora, un bimbo quando lo fate?”
Oppure: “E un fratellino non glielo fate?”

E se siamo in tante, ci sentiremo meno incomprese.

Veronica

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