Ladri d’infanzia: dietro allo spettro della pedofilia

Ladri d'infanzia: dietro allo spettro della pedofilia

C’è una cosa che unisce tutti gli esseri umani, una cosa che tutti abbiamo da quando iniziamo ad esistere, ancora prima di nascere, dopo circa dieci settimane che le nostre cellule iniziano a dividersi e moltiplicarsi.

Abbiamo tutti un piccolo cuore e un velocissimo battito: neonati, bambini, adulti e anziani.

Per i primi nove mesi, quelli della gestazione, questo piccolo battito non è mai solo, ma è sempre accompagnato dal battito sovrano e onnipresente della propria madre.

Ecco, quel battito è l’unica certezza che abbiamo mentre ci sviluppiamo in un mondo caldo e ovattato, e crediamo che niente e nessuno potrà mai togliercelo: poi però nasciamo.

Tutto diventa troppo luminoso, freddo e rumoroso, e quell’unica cosa che ci fa calmare e che ci riporta al nostro mondo ovattato e sicuro, è proprio il battito del cuore della nostra mamma.

Per un neonato riconoscersi nel battito della madre equivale all’amore incondizionato, a volte mi chiedo se passiamo la nostra vita a ricercare quella sensazione, quello stato d’animo, quell’infinito senso di serenità e piacere; lo cerchiamo nei rapporti con le persone, lo cerchiamo nel partner, nel vero amore o in qualsiasi cosa che nella nostra vita ci riporti alle nostre origini primordiali.

Una sensazione che ci illude di non doverci preoccupare di nulla, perché c’è qualcuno che pensa a noi.

Tu-tum.

Tu-tum.

Ad alcuni di noi poi quella magnifica spensieratezza viene strappata via con forza, da chi non può essere nemmeno definito con un aggettivo, o forse si: PEDOFILO, colui il quale trova piacere solo se può nutrirsi di innocenza e purezza. Un ladro d’infanzia.

Ho scelto di parlare di pedofilia, e ho scritto questa premessa perché non potrei mai giustificare un pedofilo, ma vorrei perlomeno comprendere molte cose.

Ho sempre creduto che lo spettro della pedofilia sarebbe stato qualcosa di tanto lontano dalla mia realtà quanto abominevole, una di quelle cose con cui vieni a contatto solo tramite fatti di cronaca o tramite racconti lontani nel passato . 

Eppure le statistiche parlano chiaro: una bimba su quattro dalla prima infanzia alla maggiore età, ha subito nel corso della sua vita abusi sessuali.

Quando me lo dissero, pensai che il rapporto era troppo alto per lasciare la nostra famiglia così ricca di donne indenne da questo terribile incubo. 

E infatti tutto era già successo, ma era troppo tardi fasciarsi la testa su chi, cosa e come.

Eppure le storie per quanto incredibili si assomigliano tutte e si consumano se non in casa propria, in quella di fianco, nella casa di amici o addirittura parenti, proprio nella casa di chi la tua fiducia non se la deve guadagnare, ma ce l’ha già e mai potresti aspettartelo. 

Alcune storie hanno il triste destino di essere composte da un unico terribile episodio, altre invece hanno la sfortuna di essere scenario di episodi che si sono susseguono addirittura per anni rendendo l’accaduto ancora più inaccettabile, proprio come quando la piccola di casa nostra ebbe il coraggio di raccontarcelo.

Coraggio: qui si parla di puro atto di coraggio!
Coraggio infinito dentro ad un corpicino così piccolo e indifeso, che in pochi anni di vita aveva vissuto cose di cui non avrebbe dovuto nemmeno sapere l’esistenza.

La parte più triste di questa storia è che chi ha tradito la fiducia che gli era stata data, ha rubato gli anni più sereni alla nostra “piccola”, e nonostante una denuncia, nonostante le famigerate vie legali, questa persona, questo essere, circola serenamente in libertà conducendo la sua stessa vita di prima, di nuovo a contatto con i bambini come se nulla fosse successo.

Un primo shock, e questo il secondo. Quanta impotenza, quanta rabbia.

Come è possibile che per un reato come la pedofilia sia concessa una seconda chance? 

Come è possibile che non ci siano risarcimenti, provvedimenti, ma soprattutto conseguenze per una feccia umana che ha distrutto per sempre il cuore di un’intera famiglia e recato una ferita che mai si rimarginerà? 

Ci è stata tolta ogni possibilità di rivalsa e di tutela, impossibile tenere questa schifosa figura dietro alle sbarre, e tutto giustificato da una motivazione chiamata: “Sostituzione condizionale della pena”, come davvero se il primo bimbo non contasse.

Con l’occasione di questo articolo, visto che il prossimo 26 aprile si terrà la giornata mondiale contro la violenza sui minori, volevo segnalarvi inoltre l’agghiacciante percentuale fornita dalla prima linea di prevenzione nazionale dell’abuso all’infanzia, nota come “Telefono Azzurro” che dichiara che il 90 % degli abusi non viene denunciato.

Queste situazioni vanno invece denunciate! E se, come nel nostro caso, le conseguenze non dovessero prendere vita, non fermatevi, perseguite, non lasciate che questi mostri restino impuniti!

Chi ruba la spensieratezza ai nostri piccoli DEVE PAGARE, e soprattutto deve necessariamente essere allontanato affinché una prossima vittima non ci sia mai più.

Credo sia doveroso inoltre ricordare i contatti per la prevenzione e il contrasto dell’abuso sessuale e della pedofilia che vengono gestiti attraverso le linee telefoniche 1.96.96 (per bambini e adolescenti fino a 18 anni) e 199.151515 (per genitori, educatori e altri adulti). 

I casi di emergenza sono invece gestiti dal 114 Emergenza Infanzia.

Inoltre è presente il Servizio di Telefono Azzurro per segnalare i pericoli della rete.

Sul sito www.azzurro.it è presente il bottone “Clicca e segnala”, attraverso il quale è possibile segnalare materiale pedopornografico e potenzialmente dannoso per bambini e adolescenti.

Una preghiera da parte mia: non facciamo gli indifferenti.

Ascoltiamo e dialoghiamo con bambini e adolescenti, e cerchiamo di andare oltre a comportamenti a cui non riusciamo a dare una giustificazione.

Facciamolo per i nostri figli e familiari, ma anche per tutti i minori del mondo che dovrebbero solo vivere in modo dignitoso e protetto.

Racconti senza firma

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