Questo matrimonio mi ucciderà

Questo matrimonio mi ucciderà

Il matrimonio da favola, il posto fisso, viaggi in mete da sogno e una bella casa: avevo tutto agli occhi degli altri, ma avevo il vuoto più grande per il mio cuore.
Sposarmi forse è stata la scelta dettata dalla voglia di uscire di casa, e l’unico compromesso accettabile per mamma e papà era quella di un matrimonio: nessun tipo di convivenza era presa in considerazione per le loro menti e i loro cuori.
Così, visto che ero fidanzata ormai da un paio d’anni con un gran caro bravo ragazzo, la soluzione sembrava fin troppo chiara.
Un gioioso fidanzamento, interrotto da qualche lite funesta qua e là, ma sai come vanno queste cose, no? Un po’ di brio in coppia ci sta, giusto?!
Per il giorno del matrimonio avevo scelto una location da favola, io ero una principessa e lui un gran bel principe.
La sua famiglia mi ha probabilmente sempre odiata, ma lui con tanto di sguardo più innamorato che mai mi disse: “Ora sei tu la mia famiglia!”
Bingo. Io ero sua, lui era mio.
Un viaggio di nozze in Polinesia ci stava aspettando. Era il nostro inizio. Solo dopo qualche settimana capii però che era l’inizio della nostra fine.
I problemi iniziarono a presentarsi molto presto, avevamo due stili di vita davvero troppo differenti, e penserete voi: “Ma come, non te ne sei accorta prima?”
No. Non me ne sono accorta. Non lo avrò voluto vedere, sarò stata ingenua e poco furba, ma tutti questi “se” e questi “ma” non cambiano il risultato.
Ho sposato un uomo che in realtà non conoscevo. Punto.
Ho scoperto che non era un abituè dell’igiene personale, che il dialogo per lui era un di più, e che di me ne aveva già piene le palle.
Io dal mio canto ero spaventata di questo nuovo ruolo di moglie, quindi cazzate ne ho fatte, eccome se ne ho fatte!
Fatto sta che…siamo diventati uno l’incubo dell’altra.
Ogni fine mese si esplodeva in liti furibonde nelle quali mi diceva le peggio cose, mirando a tutti i miei punti deboli, mentre io per avere un po’ di attenzione da lui dovevo urlare, lanciare cose e fargli del male.
Si, picchiavo mio marito mentre mi insultava e rideva fiero ed orgoglioso.
Così usciva di casa, e per un paio di giorni non tornava.
Al suo ritorno, sarà stata la mancanza, la paura di essere davvero una grandissima stronza come mi diceva sempre lui, che alla fine tutto si risolveva in fretta e furia.
Ma tutto questo dolore, questa paura, un cuore non può reggerlo per molto, e stavo iniziando a capirlo.
Eppure quando uscivamo di casa tutti lo elogiavano, mi venivano all’orecchio e mi dicevano: “Si vede proprio che è un bravo ragazzo!”.
Alcuni parenti riuscivano anche a fare brindisi in suo onore, anima pia che mi sopportava con così tanto amore!
“Ma vaffanculo!” pensavo io in quei momenti.
Voi non ci siete quando mi dice che sono una pazza, quando sputa nel piatto che ho preparato perché gli fa schifo come ho cucinato, voi non ci siete quando mi guarda seduto sul divano con la birra in mano e mi chiede di fargli le valigie perché mi odia a tal punto che non vuole vedermi più e posso fargli l’ultimo favore svuotandogli l’armadio. Eh no, cari amici e parenti, voi non ci siete quando mi manda messaggi di insulti, quando sparisce per giorni e non puoi chiedere dov’è stato se no inizia ad inveirti contro dicendomi che meriterei di essere cornificata perché tanto sono solo una stronza.
Gli amici e i parenti no, proprio non potevano immaginare che quel ragazzo così timido e riservato un giorno mi disse guardandomi dritta negli occhi: “Da domani tu mi devi chiamare solo se va a fuoco la casa o se stai morendo!”.
In effetti alle feste di paese e alle cene con amici e parenti, la sua dolcezza era così palpabile che ogni volta finivo per crederci anche io.
I mesi diventarono anni, e fu così che mentre scrivevo sul mio diario “Questo matrimonio mi ucciderà” con il viso rigato di lacrime da sola sul terrazzo (ah si, alla lista aggiungiamo anche che odiava vedermi piangere, e se ciò accadeva iniziava a regalarmi una carrellata di insulti che toccavano tutti i miei traumi infantili, nessuno escluso), mi decisi di andare in terapia.
Avevo bisogno di capire che cosa stessi sbagliando, avevo bisogno di uscire da questo incubo ed essere una versione migliore di me per me stessa e anche per lui.
Passai un paio d’anni in terapia, fino a che la psicologa non mi propose di fare un po’ di terapia di coppia. Io ero felicissima, lui molto, molto meno.
Accettò solo per sfinimento, ma dopo tre incontri le cose tra di noi peggiorarono drasticamente.
È vero, non hai mai alzato un dito su di me, anzi, sono stata io a malmenarlo spesso e volentieri, ma credetemi se vi dico che le sue parole mi ferivano a tal punto da portarmi all’autolesionismo e a farmi pensare che ero davvero uno schifo di donna come mi diceva sempre lui.
Sul piano sessuale era un’infinita amarezza per entrambi, ma le vacanze però continuavamo a farle, gran belle vacanze: Maldive, Mauritius, Bora Bora, Seychelles.
E anche lì, iniziavano sempre da schifo. Litigate per ogni cosa, litigate a volte leggere, altre pesanti.
Non ho ricordi di una vacanza senza lacrime, pensieri e preoccupazioni.
Era davvero questo l’amore?
Era così che funzionava un matromonio?
Lui si premurava sempre di ricordarmi che una famiglia con una come me non l’avrebbe mai fatta, che la disgrazia di avere un figlio con me stava ben attento a risparmiarsela. Non meritavo il suo amore, non meritavo considerazione, meritavo i suoi silenzi e le sue dure parole.
Ero una bestia da educare, e lui poteva farlo solo trattandomi male perché le bestie è dalle punizioni che imparano la lezione. Questo era il suo mantra.
Un mantra che accettavo tra le lacrime, gli urli e i piatti rotti. Un mantra che subivo e non sapevo come raccontare.
Così, dopo anni di terapia e qualche briciola di terapia di coppia, ho deciso di intraprendere un percorso di crescita spirituale, cammino che segnò il tracollo del nostro matrimonio.
Iniziavo a farmi domande, iniziavo a chiedermi se quella era davvero la vita che volevo vivere e far vivere a lui, ormai eravamo due mostri rinchiusi nella stessa gabbia pronti a sbranarsi senza più un briciolo di umanità.
Così, con gran coraggio decisi di proporgli il divorzio, ma lui iniziò a raccontarmi che era finalmente pronto per avere un figlio con me, che tutto sarebbe andato meglio, che era proprio il momento di prenotare la nostra vacanza a Dubai e in più…anche i miei genitori continuavano a ripetermi che avevo scelto io di sposarmi, e che i matrimoni non sono tutti semplici e quindi dovevo farmi forza insomma.
Quindi cuore in spalla e si riparte per una nuova avventura, pur non sapendo che ci stavamo dirigendo verso la fine.
Dopo qualche settimana, così per scherzo, mentre stavamo andando a pranzo dai suoi, lo guardo, gli sorrido mentre mi brontola qualcosa e gli chiedo: “Ma cos’è che vuoi da me?!”, e lui con un fare limpido e trasparente mi rispose: “Nulla. Non me ne frega più niente di te. Non ti sei accorta che è da 8 mesi che non ti amo più?”.
Tradotto in lingua spiccia, si frequentava con un’altra donna da 8 mesi e no, non mi sono accorta neanche di questo.
Ho sentito il mondo crollarmi addosso. Aveva finalmente messo la parola fine a questo nostro incubo (e dico nostro perché secondo me anche lui stava davvero male con me) ma io non ero pronta e forse mai lo sarei stata.
Il giorno dopo è venuto a prendersi tutte le sue cose con sua madre al seguito.
Io ricordo ancora come se fosse ieri le lacrime, le suppliche, le promesse che gli facevo sperando di riportarlo a me, ma non c’era più nulla da fare. Neanche il volo per Dubai il giorno dopo gli fece cambiare idea.
Si prese la nostra moto da corsa e mi lasciò tutti, e dico tutti, i regali che gli avevo fatto in quegli anni di vita insieme.
Un affronto troppo grande per il mio cuore, così iniziai a strappare foto e demolire cornici sparse per casa.
Non c’era via di ritorno, e lo capii finalmente nel giorno del mio compleanno dove mi scrisse il seguente messaggio: “Auguri. Quando andiamo dall’avvocato?”.
Dall’avvocato ci andammo il giorno seguente.
Il cuore doveva smettere di sanguinare e forse smettere di sperare mi avrebbe aiutata. Mi sbagliavo. Decise di iniziare una lotta impervia finché stremata, contro la volontà di amici e parenti più sani di mente di me, cedetti ad ogni sua assurda richiesta.
Dovevo liberarmi di lui, anche di quegli incontri mensili così dolorosi dove aveva deciso di non salutarmi neanche quando entrava nella stanza e darmi le spalle mentre parlava perché, a detta del suo avvocato, la mia presenza lo infastidiva troppo.
Quindi, per tutta risposta a questo dolore, ho passato vissuto una profondissima depressione. Ho perso 20 chili in un mese e volevo mettere fine alla mia vita.
Una relazione così non la auguro neanche al mio peggior nemico, ve lo giuro.
Una relazione fatta d’odio, paura, dinamiche distruttive, silenzi e abbandoni.
Sicuramente ci sono miliardi di relazioni anche peggiori, ma neanche quelle augurerei al mio peggior nemico.
Se fossi stata più centrata in me, più sicura e amorevole nei miei confronti, forse tutto questo non sarebbe successo, forse.
Ad oggi so che tutto questo è sicuramente servito a qualcosa. C’era una grande e profonda lezione da imparare per la mia vita. Da tutte le situazioni di merda abbiamo tanto da imparare, senza se e senza ma. Se una situazione ci sta dilaniando l’anima, spetta a noi togliergli il potere.
Se una relazione ci sta tormentando, spetta a noi provare a cambiare le cose e se le cose non cambiano ma anzi, peggiorano, spetta sempre e solo a noi amarci e metterci al centro della nostra esistenza.
Siamo Esseri degni di Amore e Cura.
Il nostro amore e la nostra cura.
Poi tutto il resto lasciamo che venga da se.

Racconti senza firma

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