Il suono della campanella

Driiiiin, driiiiiin!
Il suono che tanto aspettavamo: da oggi suonerà la campanella per tutti gli studenti italiani, anche se in alcune regioni la ripresa è già avvenuta da qualche giorno.

Settembre è anche e soprattutto questo: SCUOLA!
Tuttavia quest’anno nulla sarà come un tempo.

Dopo mesi di divieti e di rispettivi permessi, di voli annullati, di matrimoni rinviati, di incertezze e troppe domande, ora tocca alla scuola.
Aprire è necessario dopo tutti questi mesi di lezioni online, di didattica a distanza, di esami di maturità svolti tra mille precauzioni con professori dietro alle webcam;
Si ritorna sui banchi delle care e vecchie aule, e i commenti e i pronostici sono del tutto discordanti.
Infettivologi, giornalisti, politici, ministri e sindacati hanno predetto gli scenari più disparati, lasciando dubbi e perplessità a chi la scuola, in una veste o nell’altra, la dovrà frequentare.
Studenti e insegnanti, un po’ sulla stessa barca, un po’ in alta marea, marinai senza timone.
Ci lasciamo alle spalle un’estate ricca di dibattiti, spesso anche comici, sui banchi a rotelle, sul famoso metro di distanza tra un banco e l’altro, sui termo scanner;
Mascherine sì o mascherine no?
Neanche fosse un tormentone.

Mai nella storia del nostro Paese si è verificata una situazione del genere, e da insegnante e da mamma, mi sento in dovere di dire che non è sufficiente stilare un elenco di obblighi e divieti, ma che bisogna trovare soluzioni adatte al momento, e semplici da rispettare.

La scuola è fatta di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, insegnanti e famiglie che fino a qualche mese fa erano abituati al contatto umano, alla vicinanza e allo stare insieme in gruppo, al colloquio diretto con l’insegnante e allo scambio di materiali, ma ora tante attività non potranno più essere svolte come prima.

È vero che la mascherina è un importante misura preventiva, ma è altrettanto vero che indossarla per più di cinque ore consecutive è mentalmente e fisicamente pesante per dei ragazzini, così come mantenere costantemente il distanziamento: che ne sarà del lavoro “spalla a spalla” col compagno di banco? Come faranno i più piccoli a non scambiarsi i pennarelli, a rinunciare a tanti giochi che implicavano puro e semplice contatto e che ora non si possono più fare?
Per le scuole superiori probabilmente la didattica a distanza sarà una realtà sempre più consolidata, ma assisteremo anche a classi che verranno divise, smezzate, e così lo saranno anche gli studenti: l’amico di scuola forse lo rivedremo, ma a distanza, o dietro una webcam.

Mi stavo poi chiedendo come riusciremo a gestire i trasporti: forse gli autobus straripanti di studenti appiccicati diventeranno un ricordo, e questo di certo non sarà un male, anzi! Forse questa è la prova che da ogni situazione, anche dalla più difficile, bisogna sapere trarre miglioramento.

Insomma, è ancora tutto un grande punto di domanda, del resto forse eravamo abituati a troppe certezze e la vita ci ha dato una “scrollatina”.

Tra i vari interrogativi e punti esclamativi, ecco un punto fermo e inequivocabile: questo è davvero il rientro in classe più particolare mai vissuto da questa generazione di studenti, genitori e insegnanti.

Personalmente ho una doppia dose di ansia perché si, sono una mamma, ma sono anche un insegnante, quindi troverò sicuramente il modo di trovare un accordo tra emotività profonda e pragmatismo.
Del resto i “nostri” ragazzi assorbono tutto ciò che noi trasmettiamo loro. Sono terreni fertili e permeabili, pertanto abbiamo una missione molto importante: nascondiamo in qualche cassetto le nostre preoccupazioni e viviamo un giorno alla volta, riscopriamo la bellezza del vivere senza troppo controllo e senza troppi programmi.
Trasmettiamo ai nostri figli fiducia e serenità nel varcare l’ingresso delle scuole, e cerchiamo di spiegare loro che non dobbiamo vivere l’imposizione della distanza come un allontanamento, ma come segno di rispetto verso l’altro.
FIDUCIA, FIDUCIA, FIDUCIA.
E adattamento.
Con senso critico, ma senza polemica.
Con costruttività.
Con proposte e atteggiamenti nell’interesse comune.

Voglio essere fiduciosa che comportandoci correttamente, nel nome del buon senso e del rispetto verso terzi, tutto questo un giorno sarà un ricordo, una parentesi delle nostre vite, sarà lo spezzone di un film nella pellicola della nostra storia.

Auguro cooperazione e comprensione a studenti, famiglie, insegnati, dottori e pediatri.
L’unione fa la forza, e ora più che mai è il momento di restare uniti … ma attenzione al metro di distanza eh!

Esther

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