Prima di essere tutto, sono una donna

Prima di essere tutto, sono una donna

Sono una donna.
Prima di essere moglie.
Prima di essere mamma.
Sono una donna.
Prima di essere assalita dai mille giudizi e pregiudizi che la gente ti scaraventa addosso senza pensarci.
Sono una donna.
Prima di comprendere che posso e voglio prendere la mia decisione. 
E così sono stati mesi assurdi questi ultimi. Care amiche. Si amiche. Perché noi donne dovremmo sempre pensare e sperare il meglio per ognuna di noi. Sono stati mesi impegnativi che hanno sconvolto tutti i miei piani. Decisamente hanno scombussolato le nostre vite. 

Sono stata donna quando a soli 4 mesi dalla nascita di mia figlia ho deciso di tornare in campo con tutti i miei attrezzi del mestiere, proprio all’inizio della quarantena periodo un po’ difficile per noi infermieri. Sono tornata a casa ogni giorno limitandomi nei baci, negli abbracci che invece avrei voluto tanto dedicare alla mia piccola. 
Sono stata donna quando ho pianto in silenzio nelle mie notti insonni pensando e rimpiangendo la mia scelta, alla distanza che si era creata ed a tutto ciò che stavo perdendo della crescita della mia bambina. 
Sono stata donna quando un giorno ho sognato un piccolo fagottino tra le mie braccia  ed al mattino ho sentito un forte calore dentro me ed il cuore che mi scoppiava. Così sono stata donna quando ho confidato a mio marito che avrei voluto un altro bambino, che sarebbe stato un dono in più per la nostra famiglia. Si, mia figlia aveva solo 8 mesi ed io pensavo già ad un’altra vita?! Non so cosa scatti in noi donne, ma il senso materno, il prendersi cura di un altro essere vivente a volte diventa così impellente da non riuscirlo a zittirlo o a distrarlo. 
Sono stata donna quando ho subito battute del tipo “già pensi ad un altro figlio? Ma godetevi la vita, hai già una bambina meravigliosa! Lavorando non riuscirai mai…. Il figlio unico è perfetto”.

Sono stata donna quando ho fatto un test di nascosto pensando che forse quel sogno fosse stato premonitore ed invece mi sono ritrovata con la faccia delusa riflessa nello specchio del bagno. O poi chiuso la porta e sono tornata alla mia vita. 
Sono stata donna quando poi poco dopo più di un mese ho annunciato la mia nuova gravidanza, arrossendo. Pensando che io fossi la donna più fortunata a questo mondo. Ma allo stesso tempo sentendomi in colpa, a disagio. Di una colpa inculcataci da questa società per anni. Silenziosamente. Avevo un lavoro a tempo determinato, degli impegni presi e responsabilità. Come avevo fatto ad essere così incosciente e superficiale?! Come?! Cosa avrebbe pensato la gente?! Mia figlia non era ancora fuori dal periodo di esogestazione ( per le più esperte ) ovvero non aveva ancora terminato i suoi 9 mesi… Come avrei fatto?! 
Sono stata donna quando mi è stato chiesto “ma è capitato, vero?!” ed io avrei voluto urlare. Che un figlio si desidera.
Sono stata donna quando ho continuato a lavorare per il senso di responsabilità. Quando il medico mi diceva che c’erano problemi. Che forse era meglio rallentare e che questo periodo non sarebbe mai più tornato indietro. 
Sono stata donna quando ho dovuto ed ho scelto di fermarmi. Di tornare a casa a fare la mamma, prendermi cura di una bambina che si era allontanata un po’ da me e di un altro esserino che in tutti i modi stava urlandomi “mamma ci sono anche io!”. Fermati! Altrimenti sarà troppo tardi…

Sono una donna. Ieri. Oggi. E domani.
Anche se il cuore si fa sempre più pesante, giorno dopo giorno, giudizio dopo giudizio.
Anche se il cuore si fa sempre più leggero perché le emozioni che noi donne viviamo sono sempre triplicate. 
A noi donne. Sempre e comunque. 
Ed anche stavolta lo scrivo con le lacrime agli occhi perché auguro a tutte noi il bene, sempre. Ed il meglio. 
Ed auguri a me donna e quasi mamma bis. 
Che le cose capitano solo se si vuole. 

Annarita

Annarita - @annaritadamb
Annarita
@annaritadamb

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