Io credo nell’empatia

Sono certa che qualsiasi persona, in diverse fasi della vita, si sarà resa conto di come, crescendo, si prenda sempre più consapevolezza del punto di vista di altri individui che fino a poco prima sentivamo “distanti” principalmente per differenza di età.

Quante volte da bambini ci siamo sentiti incompresi dagli adulti perchè davamo importanza a piccolissime cose che per loro erano insignificanti? 
Quante volte da adolescenti ci siamo sentiti  così impotenti davanti a obblighi che ci venivano imposti, che per noi non erano invece essenziali?

Ecco.

Io sono nella fase dei “miei primi 30”, e se mi volto indietro vedo la “me” adolescente e la “me” bambina, riesco a mettermi nei panni di chi aveva al tempo la mia età attuale e si sentiva lontano da me.

Ciò di cui non riesco a capacitarmi è di chi non mi capiva.

Gira e rigira passiamo un po’ tutti per le stesse tappe, tutti attraversiamo più o meno certi passaggi: come possono alcune persone non capire, o peggio, non ricordare?

Sono diventata mamma a  24 anni quando  non ero decisamente adulta, nè per la testa che avevo, nè per la vita che conducevo.
La maturità, quella vera, quella che non compie mai un ciclo completo, l’ho raggiunta senza ombra di dubbio dopo.
Mi sono ritrovata mamma in mezzo a tante altre, ma per quanto fossimo tutte nella stessa barca con figli della stessa età, sentivo distanze invalicabili date appunto dalla differenza di età.
Specialmente con la mia prima figlia, mi sono spesso sentita sottovalutata, fuori luogo o peggio, inadatta.

Riguardo alla giovane mamma inesperta che ero mi chiedo: era così difficile capirmi? Era un passo così azzardato darmi una mano? 
Chi mi circondava nella mia quotidianità, come poteva non decifrare il mio sguardo preoccupato?
È davvero così difficile immedesimarsi nei panni di qualcun altro e comprendere? 

Ripenso al pediatra del pronto soccorso che mi accoglie quasi sbuffando perchè porto la mia prima figlia neonata che da giorni ha la febbre altissima e non riesco a fargliela scendere; penso al gruppo di mamme dell’asilo nido con cui facevo colazione la mattina, che se incontravo singolarmente al supermercato al mio saluto si giravano dall’altra parte. 

Quante volte nella mia vita quando mi sono affacciata al mondo delle mamme, mi sono sentita un pesce fuor d’acqua e mi sono chiesta: “Ma cosa c’è in me che non va?”

Crescendo ho iniziato a pensare che il problema non ero io, ma la società.
Una società che spesso è così egocentrica da dimenticarsi dei piccoli gesti.

Devo ammettere di essermi ritrovata anche io davanti a neo mamme iperansiose e di essermi sentita un pò annoiata dal loro fare, nel quale potevo prevedere ogni espressione e ogni reazione, ma tutto ciò non mi ha mai impedito di comprenderle, anzi, sapevo esattamente cosa avevano bisogno di sentirsi dire.

Forse non si tratta d’incomorensione, ma di disinteresse. Di egocentrismo.

Proprio per questo mi sono ripromessa di non cadere nello stesso errore che ha fatto chi non mi ha dato quella parola di conforto a suo tempo! Non ho nessuna intenzione di costruire un muro tra me e chi sta attraversando quello che io ho già passato; per quanto un atteggiamento mi possa apparire scontato, io queste mamme, donne, posso capirle più di altri! 

E non solo loro: mi riferisco a mia sorella adolescente, alle mie figlie al primo giorno di scuola, a tutte le persone che stanno affrontando le fasi della vita che ho attraversato e per questo posso comprendere maggiormente.

Mentre scrivo mi riecheggia questa parola che così spesso viene pronunciata in questi ultimi anni: EMPATIA.

Ho ben presente che sto parlando proprio di questo, e digito su google questa parola per leggere il suo significato più scarno e oggettivo: “In psicologia, la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva”. 

Da figlia.
Da donna.
Da madre, da compagnia, da sorella, da amica.

Voglio insegnare l’empatia.
Voglio respirarla così tanto da diventarne contagiosa, per “attaccarla” a tutti quelli che mi stanno vicino.

Nell’era del Covid sogno un mondo in cui la parola “pandemia” possa essere sostituita da “empatia”.
Sapete quanto credo in questa community, quindi Mamas, usiamola! Usiamola per parlare, per informare, per sfogarci, per condividere! Affinché nessuna di noi possa sentirsi mai sola o inadatta.

Perché prima o dopo, passiamo tutte per la stessa strada, e l’aiuto o la comprensione possono davvero fare la differenza.
Io credo nell’empatia.

Azzurra

Azzurra- @a__v__s__
Azzurra
@a__v__s__

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.