Artemisia Gentileschi – Autoritratto come allegoria della Pittura

Mostre: a Pisa il Ritratto di Artemisia Gentileschi

 In questo periodo storicamente e socialmente scombussolato da un virus, e da pensieri che radicano radici profonde verso razzismo e maschilismo, mi sembrava opportuno rendere giustizia ad una delle pittrici più sensazionale dell’arte!

Artemisia Gentilschi (1593-1652), figlia del pittore Orazio Gentileschi, contribuì a render noto ed evolvere il linguaggio artistico portato avanti da Caravaggio. La giovane Artemisia inizia a dipingere in casa, e dopo aver subito una violenza sessuale da parte del pittore Agostino Tassi, la pittrice si sposa e si trasferisce a Firenze.

Mi viene da dire, con l’amaro in bocca, che il tempo passa ma certe cose non passano mai, e che la violenza sulle donne è proprio uno di quegli aspetti.

Ma sapete la storia cosa insegna? Che la donna è una fenice che risorge dalle sue ceneri, e che la voglia di riscatto e affermazione è un sentimento che difficilmente può restare inespresso.

Artemisia fu molto apprezzata per il vivissimo senso del colore e per la capacità dell’analisi delle stoffe e dei materiali inseriti nelle sue opere. Orgogliosamente consapevole del proprio talento di donna-artista, dipinse molte sante ed eroine, nelle cui vesti amava ritrarsi. Artemisia fu la prima artista che ebbe il coraggio di ribellarsi a chi non considerava le pittrici degne di svolgere questo lavoro: un grande gesto che senza dubbio ha reso possibile le grandi battaglie portate ancora oggi avanti da tantissime donne.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della Pittura, 1638-1639, olio su tela, 98,6×75,2 cm, Kensington Palace, Londra

artemisia gentileschi autoritratto come allegoria della pittura

Diversamente da altre opere della Gentileschi, questa tela è firmata con una sigla “A.G.F.”, ed i critici hanno pensato immediatamente che fossero le iniziali della pittrice famosa.

In questa tela, la donna indossa un vestito color verde e rosso scuro, su cui spicca una collana d’oro e con un pendaglio a forma di maschera. Non è di certo un autoritratto tradizionale: Artemisia non guarda direttamente l’osservatore, ma si ritrae mentre è impegnata a dipingere, con un pennello in una mano e nell’altra una tavolozza con i colori. La posizione della donna appare troppo “irreale” per un autoritratto, e in effetti, Artemisia per potersi dipingere in questo modo, ha utilizzato diversi specchi in sequenza, tutti orientati in modo ben preciso, così da avere, infine, la prospettiva desiderata!

Insomma, si è fatta un selfie ingegnandosi con l’utilizzo dei nostri tanto amati amici specchi.

Inoltre, il quadro è stato dipinto tra il 1638 ed il 1639, ciò significa che Artemisia doveva avere più di 40 anni mentre lavorava a questa tela.

La protagonista non ti sembra molto più giovane?
Chissà se nel suo autoritratto la pittrice ha mescolato età anagrafica e percezione di se stessa, chissà cosa avrà voluto comunicare con questo “contrasto”.

Forse che su una tela tutto è possibile, e in effetti per noi donne, è proprio così!

Fonti utilizzate:BIBLIOGRAFIA:
Giuseppe Nifosì – Arte in primo piano : Dal Rinascimento al Rococò – Editori Laterza 2011
• SITOGRAFIA:
Autoritratto come allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi: analisi completa del quadro
DI DARIO MASTROMATTEI · PUBBLICATO 9 GIUGNO 2016 · AGGIORNATO 18 MARZO 2017
https://www.arteworld.it/autoritratto-come-allegoria-della-pittura-artemisia-gentileschi-analisi/

Eleonora

Eleonora
@norart8

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