La storia di Quintino

La storia di Quintino

Quintino era a capo della spedizione sul Monviso e  in cordata con altri 3 esploratori aveva raggiunto la vetta del Monviso a 3841 metri.
Era esterrefatto da tanta bellezza, si guardava attorno e non poteva credere ai suoi occhi.
Vedeva il mare, le città e le valli.
Vedeva le aquile volare libere in cielo e il vento freddo lo faceva sentire vivo.
Ad un tratto una voce conosciuta lo chiamò: “Dai Quintino, è ora di svegliarsi”.
Ecco la mamma, la solita guastafeste.

Quintino era curioso e dalla sua cameretta oltre al grigio della città, osservava le alte vette delle alpi.
Si chiedeva se un giorno avrebbe potuto raggiungerle.
Fantasticava su come sarebbe stato raggiungere la punta di quelle montagne, si chiedeva se fosse stata appuntita e come avrebbe fatto giunto in vetta a mangiare il suo panino.
Quali strani abitanti potevano abitare su una montagna così appuntita.

Quintino riceveva sempre la stessa risposta: “sono luoghi pericolosi”, “Lassù vivono delle strane creature”, “sono imprese da folli”.
Il sole calò  e come ogni sera prima di gettarsi tra le braccia di Morfeo Quintino guardò dalla finestra, quell’alta montagna cambia colore in continuazione, prima si fa grigia, poi bianca e poi rossa, e alle volte scompare anche.
Quante cose avrebbe voluto sapere.
Prese allora il suo grande libro delle esplorazioni e per la centesima volta o forse di più lesse di quella strana montagna che tanto somigliava alla sua.
IL MONTE VESULUS, detto anche Re di Pietra.
Leggeva di celebri imprese ad opera di strai personaggi d’oltre manica mai andate a buon fine. 

“Che uomini fortunati” ripeteva tra se e se, “come sarebbe stato bello poter dormire in quelle strane casette che si vedono di montagna”.
I suoi occhi si chiusero, chissà con la sua immensa fantasia dove sarebbe arrivato quella notte.

Quintino non lo sapeva che 30 anni dopo sarebbe stato uno dei primi Italiani a raggiungere la vetta. 

Non sapeva neanche che avrebbe fondato il Club Alpino italiano.

Voglio pensare che dietro alle grandi imprese e alle grandi scoperte ci sia stato un bambino che con la sua innocenza e la sua fame di sapere non ha mai smesso di sognare.

Io non l’ho fatto e ho deciso di lavorare con e per i bambini.
Qualcuna di voi mi conoscerà già come la mamma che va in bici con il carretto; Oltre ad amare lo sport e la montagna sono una designer che ha deciso di occuparsi non di chi comprerà il giocattolo o l’arredo ma di chi lo utilizzerà.
Così nasce MADOTI, grazie al mio compagno falegname e alla nostra musa ispiratrice Maddalena.

I giocattoli che realizziamo non hanno regole, seguono il bambino nelle sue fasi di sviluppo e Progettiamo arredi e spazi che assecondano le necessità e i bisogni del bambino.
Non abbiamo nulla da insegnare loro, bensì proporre stimoli che saranno in grado di rielaborare da soli.

I giochi e gli arredi di MADOTI se da un lato vogliono essere un omaggio alla natura a alla grande montagna di Quintino, dall’altro lato vogliono stimolare l’immaginazioni dei nostri piccoli grandi esploratori.
Sarà per noi un onore sapere che un pezzo delle nostre montagne accompagnerà un bambino nella crescita e perché no nelle sue grandi imprese.

Valentina

Valentina - @about.vali
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