Yule, il Solstizio d’Inverno del 21 Dicembre

Provate ad andare con la mente indietro di qualche secolo rispetto al vostro, verso un tempo antico, quando i primi uomini furono attratti dalla natura a loro ancora sconosciuta ma adorata e rispettata, incantati dai suoi misteriosi cambiamenti, dal potere che essa aveva ed ha sulla vita.

Pensate alla misteriosa potenza del Sole e della Luna, considerate per questo, le prime e più imponenti divinità e alla stessa importanza data al cambiamento evidente e tangibile che tutto intorno accadeva stagione dopo stagione. Non è difficile, quindi, capire perché ogni stagione è stata da subito motivo di celebrazione e ad ognuna di loro appartiene da sempre una festa dedicata.

Immaginate ora colline a perdita d’occhio, la foschia del tardo pomeriggio e un bollitore sul fuoco di un camino e sono certa che vi verrà subito alla mente l’immagine di un paesaggio invernale.

A questo paesaggio si collega il momento in cui, a partire da una notte in particolare, la Natura inizia a riprendersi e le giornate lentamente si allungano, cadendo proprio nel primo giorno d’Inverno.

I nostri antenati hanno prestato grande attenzione e interesse per il ciclo stagionale dell’anno, che si alternava e ripeteva continuamente in un eterno ciclo che poi è stato associato a quello di Vita, Morte e Rinascita: l’infinito ripetersi della Trinità.

Il ciclo di morte-nascita, lo si ritrova in moltissime culture poiché in questo momento dell’anno vi è al centro una particolare importanza alla ri-nascita del Sole.

Conosciuta come la notte più lunga dell’anno, più buia, in cui si richiede l’attenzione del Sole, i modi per celebrarla sono cambiati molto nel corso dei secoli, come i suoi molti nomi e la sua connotazione: in generale però, un pò ovunque, con fuochi e candele, ancora oggi si rende omaggio al ritorno del Sole, della luce, simbolo della vita che non finisce mai.

Questo è accaduto e ancor oggi, se con minor rilevanza, durante il Solstizio Invernale e quindi ogni volta che la metà oscura dell’anno cedeva il passo alla metà della luce.

Un evento così vivo e reale da non essere mai stato realmente dimenticato perché la vita dipendeva essenzialmente dal conoscere ogni cambiamento naturale che permetteva agli uomini di conviverci, di sfruttarne le qualità ma, soprattutto, di riuscire a coltivare la terra per nutrirsi, rispettando i tempi adatti per la semina, la crescita, il raccolto e il riposo.

Sebbene alcune tradizioni legate a questo evento siano molto simili al Natale, le sue origini sono molto più antiche.

In realtà, gli antichi Egizi iniziarono a celebrare queste ricorrenza con una festa di dodici giorni in cui si festeggiava la rinascita di Oro, figlio di Iside e Osiride, che sulla Terra assumeva le sembianze del Sole.
 Ben presto, la notizia di queste celebrazioni in onore del Sole si diffuse in tutta la Mesopotamia e in breve tempo altri paesi seguirono l’esempio.


Introducendo offerte occasionali, i Babilonesi iniziarono ad adorare il nuovo Sole con una festività chiamata Zagmuk, i Persiani e i Greci cominciarono le loro celebrazioni solari, chiamate in entrambi i paesi Sacaea.

Ma fu solo quando entrarono in scena gli antichi Romani che ci fu la vera esplosione. I Saturnali, come vennero chiamati, videro l’introduzione di candele, canti e banchetti. In tutto il Mediterraneo vi erano canti, feste e danze di grande rilevanza.

Le celebrazioni per il Solstizio di Inverno si diffusero ben presto in tutta Europa e nacque la festività di “Yule”, la festa del Solstizio d’Inverno così come la conosciamo oggi.

Nei linguaggi scandinavi, il termine ha entrambi i significati, quello del Solstizio e del Natale, venendo talvolta usato anche per indicare in generale altre festività di Dicembre.


Ci sono diversi miti e leggende più vicine a noi che riguardano questi cicli legati a solstizi ed equinozi, tutti diversi ma tutti simili per un aspetto: i due archetipi opposti, ossia Vita e Morte, Luce ed Ombra, Estate e Inverno che combattono una lotta eterna.

In questa eterna lotta tra gli opposti, questa tensione che si crea tra le parti, che produce il cambiamento, la trasformazione e la generazione di nuova vita da parte della Madre Terra, si trovano costantemente i sacrifici di divinità maschili mentre di rado, quasi impercettibilmente nella storia, si trovano sacrifici da parte di una qualche divinità femminile. La Dea, infatti, è eterna e senza tempo, e veglia sui combattimenti delle due forze semplicemente mutando il suo aspetto in base a chi conquista la momentanea vittoria. La Dea è quindi la Regina, la Sovranità che accorda il suo favore ad uno o all’altro Dio, permettendo così che si crei il movimento e l’equilibrio adatto perché la vita possa esistere.

Yule, il Solstizio d’Inverno del 21 Dicembre

Ma come è riuscita a sopravvivere questa festività in un tempo cosi lungo?

Nel neopaganesimo Yule rappresenta uno degli otto giorni solari, o anche chiamati Sabbat. Viene celebrata intorno al 21 Dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 Giugno in quello meridionale.


Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti provenienti appunto da un passato lontanissimo che non tutti vogliono dimenticare.

Un tema forse meno antico e nato con le prime civiltà agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano: se il Sole è un Dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino.

Le genti che si consideravano parte del grande cerchio della vita, celebravano riti per assicurare la rigenerazione del Sole e accendevano falò per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta “magia simpatica”, la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.

Presso i Celti era in uso un rito in cui le donne attendevano immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il Fuoco, per poi festeggiare tutti insieme.

Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche). Il Natale è la versione cristiana della rinascita del Sole, fissato secondo la tradizione al 25 Dicembre dal papa Giulio I (337-352), per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come “Sole di Giustizia” e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana.

La festa di Yule venne quindi trasformata ancora una volta, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie: fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compaiono, fra l’altro, l’uso decorativo dell’albero, del vischio e dell’agrifoglio. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. Agli alberi sempreverdi venivano fatte offerte. L’albero di Yule, origine dell’albero di Natale con i suoi doni, rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità delle prossime stagioni.

Un’altra pianta sacra del Solstizio d’Inverno è il vischio, che i druidi consideravano discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina.

Un fuoco veniva acceso anche nelle case: secondo la tradizione, un ceppo.

L’accensione del Ceppo di Yule cerimoniale era dunque il momento clou del festival.

Secondo la tradizione, il ceppo deve o essere stato raccolto da terra dal capofamiglia o dato in dono, ad ogni modo non doveva mai essere acquistato. Una volta trascinato in casa e posto nel camino era decorato in verde, cosparsi di sidro o birra, e spolverato di farina prima di essere dato alle fiamme. Il ceppo avrebbe dovuto bruciare tutta la notte, poi veniva covato sotto la cenere per 12 giorni dopo la cerimonia (come anche i dodici giorni festeggiati dai Romani) prima di essere messo fuori.

Un diverso tipo di ceppo natalizio, e forse quello più adatto in tempi moderni, è un ceppo che viene forato per essere poi usato come base per tenere tre candele.

Viene fatto con un ramo più piccolo di quercia o di pino, e appiattito

su un lato in modo da porlo in posizione verticale. Praticati tre fori nella parte superiore possono essere poste le candele in alcune combinazioni di colore diverso: rosso, verde e bianco (stagione), verde, oro e nero (il Dio Sole), o bianco, rosso e nero (la Grande Dea).

In Italia

Anche nel nostro paese questa tradizione era presente: una volta, e ancora adesso in qualche famiglia toscana o emiliana, si accendeva un ceppo che rappresentava simbolicamente l’Albero della Vita, dicendo: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane, ogni grazia entri in questa casa, le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondino il grano e la farina e si riempia la conca di vino”.
Un altro modo per celebrarlo, ripresa anche in Italia, è quello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone.

Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo vicino all’ingresso della propria abitazione, con una penna e alcune strisce di carta rossa da tenere lì vicino. Chiunque entri in casa potrà scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrà ripiegata per garantirne la segretezza e legata al ramo con un nastrino.

Quando nove giorni dopo si accende il Fuoco del Solstizio il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando saliranno col fumo sempre più in alto, affinché vengano accolti dalle forze dell’Universo.

L’albero Solstiziale

Sono origini molto antiche quelle che collocano il famoso abete nelle feste del Solstizio d’Inverno, ovvero il Natale.

Fu scelto l’abete perché è un albero sempre verde, che porta speranza nell’animo degli uomini visto che non muore mai, neppure nel periodo più freddo e difficile dell’anno.


Ecco che addobbarlo, prendeva quindi i connotati di un piccolo rito casalingo che portava fortuna ed abbondanza alla famiglia.

Addobbare l’albero di Natale con le luci, accendendolo di mille riflessi, ricorda il rituale del grande falò dell’abete, che spesso si prolungava fino all’attuale festa della Befana. In alcune popolazioni europee, con il fuoco dell’abete, si bruciava simbolicamente le negatività del passato, e le Streghe leggevano nel fuoco i presagi per il futuro.

La tradizione dell’albero prese piede in Italia nel 1800, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’usanza si diffuse tra le famiglie italiane in breve tempo. Molte leggende cristiane sono poi nate nel tempo attorno all’albero di Natale, come quella americana che racconta di un bambino che si era perso in un bosco alla vigilia di Natale e si addormentò sotto un abete. Per proteggerlo dal freddo, l’abete si piegò fino a racchiudere il bambino tra i suoi rami. La mattina i compaesani trovarono il bambino che dormiva tranquillo sotto l’abete, tutto ricoperto da cristalli che luccicavano alla luce del sole. In ricordo di quell’episodio, cominciarono a decorare anche lì l’albero di Natale.

Ma cosa fare la sera del Solstizio d’Inverno?

Ecco per voi alcune idee! Qui il Link per scaricare un breve PDF ricco di idee per voi!

Felice Solstizio d’Inverno a tutti voi!

Un abbraccio Mamas,
Ilaria

Ilaria
@lefogliesultappeto

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