Le origini della Befana

“E se la Befana non fosse poi così brutta ma una delle più grandi Dee della caccia? 
E se il carbone per millenni fosse stato usato come amuleto porta fortuna e non come una punizione da dare ai bambini?
E se fossimo costretti a rivalutare immaginari ormai troppo radicati in noi?
Chissà. Forse non sarebbe poi cosi male.”

La Befana oggi si festeggia nel giorno dell’Epifania, giorno in cui, nella tradizione cristiana Gesù Bambino si manifestò ai Re Magi. 
In realtà però  sappiamo che la figura della Befana non presenta elementi religiosi e che termine greco Epifàneia significa “apparizione” come manifestazione di una divinità.

Ma chi è questa vecchina che si manifesta il 6 Gennaio?

Dall’Antica Roma

Personaggio del Folklore tutto italiano, la ritroviamo nei riti propiziatori della fertilità.

La credenza voleva che a Roma, il 6 Gennaio, esattamente dodici notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 Dicembre) un entità associata alla dea Diana veniva onorata come manifestazione del divino, chiudendo così i festeggiamenti per i Saturnalia, le festività che sottolineavano il Solstizio d’inverno. 

Mentre nelle grandi città dell’Impero si festeggiava l’Epifania Saturnaliium, nelle zone rurali i contadini accendevano i loro fuochi in onore della Dea Madre.
La figura della vecchia, infatti, rappresenta la Madre Terra, signora della vita e dell’abbondanza, che in questo periodo dell’anno la vediamo ormai anziana, stanca e vuota dopo aver dato tutti i suoi frutti ed energie all’umanità.
Vuole solo riposare, lasciarsi incenerire dal fuoco nascente dopo il massimo dell’oscurità, ma prima, come ultimo dei suoi sforzi, lascia un dono in ogni casa, per trasmettere e infondere saggezza, specialmente ai bambini, nei pressi del focolare, simbolo dell’Asse del Mondo nella società rurale.

La figura della vecchina vestita di stracci rappresenterebbe quindi il concetto di anno vecchio, vissuto, consumato, della poco generosa natura invernale. Si vedeva nella festività della Befana un’occasione di integrazione del reddito per le famiglie più povere, alle quale venivano consegnati cibi e piccoli doni in cambio del loro passaggio di casa in casa per lo scambio di auguri. 

In Europa

La Befana secondo interpretazioni storiche, si richiamerebbe alla figura celtica di Perchta, assimilabile ad alcune figure come Frigg in Scandinavia, Holda in nord Europa, Bertha in Gran Bretagna, Perchta o Berchta, un’anziana donna con i capelli scarmigliati, gli abiti consunti e i piedi giganti celebrata in alcune aree di Austria e Germania, non a caso, sempre dodici giorni dopo il Natale.

Anche in Europa quindi, questo “personaggio” inizia ad essere visto, nel proprio uso comune, come una personificazione al femminile della natura invernale.

La Calza

Mentre nelle civiltà nordiche e vichinghe in questo periodo dell’anno era consuetudine abbellire abeti e scambiare doni, nell’antica Roma pare fosse diffuso il ricorso alle calze.

La tradizione deriverebbe da Numa Pompilio, uno dei sette Re di Roma, solito, i quel periodo, ad appendere una grande calza all’interno di una caverna.
Secondo una leggenda popolare, infatti, di tanto in tanto una delle Ninfee di Diana avrebbe potuto riempire la sacca con prestigiosi doni della natura. La scelta della calza, come facile intuire, deriva dalla sua forma capiente e della sua facile reperibilità.

Successivamente la tradizione richiese che la calza venisse preparata con noci (simbolo di fertilità e buona salute) e carbone ( simbolo della forza dell’energia latente) dalla donna più anziana della casa, la più saggia e quindi la persona più preparata ad educare i giovani sull’avvenire.

Il Carbone

Dall’antico rituale del fuoco deriverebbe dunque il carbone, che veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, bruciando il vecchio per dar vita al nuovo.

Solo nei secoli successi, con la moderna ottica morale cattolica, il carbone venne visto come punizione per i bambini che si erano comportati male, ma prima di allora aveva sempre rappresentato un amuleto propiziatorio di fortuna e abbondanza che veniva dato ai bambini, appunto, come augurio per il nuovo anno. 

Ai giorni nostri

Quando la Chiesa condannò i riti pagani, dal IV secolo d.C. e cercò di riassorbirli nella propria tradizione, la figura della Befana, ancora troppo radicata soprattutto nelle aree rurali, si trasforma in una vecchina che un tempo ospitò sulla strada per Betlemme i Re Magi. 

Al momento della loro ripartenza disse di essere troppo stanca per accettare l’invito ad andare con loro ma pentendosi cominciò a fermarsi in tutte le case dove c’era un bambino lasciando un dono per essere sicura di non sbagliare.

Ancora oggi però alcune tradizioni legate alla Befana sono rimaste radicate nelle nostre radici e nella cultura ormai antica, tanto che in alcune regioni d’Italia si bruciano fantocci femminili a rappresentare il vecchio anno giunto al termine ora pronto a dare vita al nuovo, con l’augurio di abbondanza e serenità.

Ilaria

Ilaria - @lefogliesultappeto
Ilaria
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