Eco-Ansia: il mio faccia a faccia con il male del secolo

Care Mamas, 
se avete letto i miei articoli precedenti riguardanti la spesa plastic free, saprete già che da circa due anni e mezzo sto cercando di abbracciare il più possibile uno stile di vita ecosostenibile. 

Lo ritengo quasi un dovere, una scelta necessaria per sentirmi in pace con me stessa e un atto di rispetto verso questo mondo e verso gli esseri che lo popolano ora, ma anche per chi arriverà poi.

Nonostante io sia molto soddisfatta della scelta intrapresa, questo mia relazione sentimentale con il mondo green non è sempre stata rose e fiori, e infatti malgrado i miei buoni propositi, non sempre i miei obiettivi riescono a concretizzarsi nella quotidianità.

L’anno scorso ho realmente iniziato una sorta di rivoluzione: ho cercato di eliminare o sostituire tutto ciò che mi generava un rifiuto periodico, e in particolare il mio accanimento è stato per la plastica.

Quando poi è arrivato il momento di affrontare il progetto del nostro trasloco internazionale, e ritrovandomi con il mio compagno all’estero per un periodo prolungato, è stato per me più semplice prendere queste decisioni dato che erano scelte destinate al mio esclusivo utilizzo e consumo e inoltre, aspetto non da poco, erano tutte decisioni sponsorizzate unicamente dal mio portafoglio.

Le vere difficoltà sono arrivate quando sono arrivata in Inghilterra.
Il mio incubo più grande era ritrovarmi in una delle zone di Londra dove non si effettua la raccolta differenziata. 
Avevo palesato la questione più volte al mio compagno che si è occupato della ricerca della casa, il quale ha fortunatamente soddisfatto la mia richiesta. Una volta superato questo scoglio, mi sono dovuta fronteggiare con i supermercati inglesi: AIUTO! Tutti i progressi raggiunti con la mia spesa attenta e selettiva plastic free in Italia, una volta giunta nel Regno Unito erano un miraggio!  

Mi sono resa conto di essere in una situazione ancora peggiore di quando avevo iniziato il mio percorso. 
Non ho mai visto un uso così eccessivo di plastica in vita mia, vi nominerò un unico esempio per farvi capire cosa i miei occhi qui hanno avuto l’orrore di vedere: uova sode già sbucciate e impacchettate singolarmente! Ma chi mai ha potuto pensare ad una diavoleria simile? 

O ancora peggio, chi avrebbe il coraggio di comprarla? 

Mi sono ritrovata in quello che per me era un vero incubo, non solo dovevo ricercare le mie care alternative eco da zero, ma mi ritrovavo a faticare anche solo per trovare una frutta o una verdura che non fosse preconfezionata, problema che in Italia non era mai esistito. 
Così, per molto tempo, non avendo inizialmente un mezzo nostro per muoverci, ho dovuto semplicemente accettare mio malgrado la situazione.

In aggiunta a questo quadretto, il mio malumore veniva condito da accese discussioni con il mio compagno quando la soluzione ecofriendly c’era, ma costava tre volte tanto quella convenzionale. Tutta questa nuova condizione mi faceva cadere in un pesante senso di impotenza, non potevo più scegliere, la diretta conseguenza era una vera e propria ansia e un forte senso di delusione nei confronti di me stessa che nonostante tutto il mio impegno non riuscivo a dare il mio spontaneo aiuto all’ambiente ma anzi, contribuivo a danneggiarlo!

Questo malessere mi portava a volte ad attacchi compulsivi di acquisti ecologici on-line per compensare il mio scarso contributo nei confronti nel pianeta, così mi regalavo la sensazione di avere il controllo per aver acquistato qualcosa senza aver inquinato il pianeta.
Quale pensiero più sbagliato!

La prima volta che ho sentito parlare di eco-ansia ho realizzato, senza nemmeno inoltrami nel significato, che era proprio questa la causa del mio malessere. Da tempo cercavo di dare un nome a quel senso di pesantezza claustrofobica che mi assaliva ogni volta che vedevo il mio sacchetto del secco colmo di rifiuti che stavo per consegnare al mondo e che non sarebbe mai stato smaltito.

Non si tratta di una vera e propria patologia, ma di uno stato d’animo di preoccupazione reale e razionale sulle sorti della Terra. 

Inoltre è un fenomeno che negli ultimi cinque anni ha iniziato a colpire sempre più persone, causa la presa di coscienza sempre maggiore dovuta alle evidenti ripercussioni sul cambiamento climatico e conseguenti catastrofi naturali. Al momento non si riesce a prevedere quali risvolti questo disturbo possa portare negli anni a venire, ma è sicuramente destinato a diffondersi sempre di più.

Realizzare che cosa fosse ad attanagliare la mia serenità è stato di grande aiuto.

Ho compreso, e soprattutto accettato, che con le mie azioni da sola non posso salvare il pianeta, e che posso fare del mio meglio senza avvertire il peso e le colpe di tutta l’umanità sulle mie spalle.
Ciò non significa che una volta compreso tutto questo ho deciso di fregarmene, ma mentre riempio il mio carrello, ho sempre il potere di decidere il male minore.

Inoltre ho imparato con il tempo a sviluppare anche uno spirito pù critico rispetto al marketing e alla mercificazione che si sta facendo sempre più sul mondo eco-friendly, non sempre un prodotto che riporta sulla sua etichetta la scritta bio, eco, green o veg è la soluzione migliore per limitare l’impatto ambientale. 

Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione quando si parla di ecosostenibilità: un esempio? La provenienza!
Se quel materiale ha dovuto fare un viaggio oltreoceano per arrivare nelle nostre case, capite bene che tutto il nostro discorso a difesa dell’ambiente viene meno. 

Sono perciò consapevole del fatto che con il mio portafoglio devo sempre valutare in modo intelligente chi sto finanziando e come quest’ultimo si stia comportando nei confronti dell’ecosistema.
Così dopo queste mie ultime riconsiderazioni sono riuscita recentemente a guardarmi allo specchio senza sentirmi addosso colpe pari al C.E.O della Nestlè che probabilmente dorme sogni più tranquilli dei miei.

Non sono vegetariana, ma limito il più possibile il consumo di carne;
Non sempre riesco a fare acquisti plastic free, ma so che scegliere locale a volte inquina meno di un packaging non compostabile;
A volte ordino on-line, ma decido di utilizzare i punti di raccolta per limitare i danni.

Sono cosciente del fatto che ogni piccola azione sia preziosa, anche accettare soluzioni che non per forza sposano a pieno i nostri principi, ma in quel momento soddisfano le nostre disponibilità economiche, logistiche, familiari e lavorative, ha la sua importanza, ricordandoci sempre che anche in questi casi abbiamo sempre modo di scegliere di limitare il più possibile le conseguenze del nostro agire!

Azzurra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.