Il passo avanti della Spagna: una grande conquista per le donne

Finalmente è legge.
In Spagna ai neopapà verranno concessi congedi uguali a quelle delle mamme: 16 settimane retribuite al 100%, di cui le prime sei obbligatorie. 

Ma facciamo un passo indietro per capire la portata rivoluzionaria di questa riforma.
Se tradizionalmente la donna svolgeva il suo lavoro prevalentemente in ambito domestico e familiare, oggi le stesse donne sono sempre maggiormente coinvolte nella vita sociale e lavorativa. Ciò rappresenta non solo un diritto che spetta al genere femminile, bensì una conquista di riscatto sociale.
Ad oggi però, benché queste vogliano mostrarsi più competitive e presenti nel loro ruolo professionale, continuano ad essere, nella maggioranza dei casi, le principali responsabili delle cure familiari, rendendo difficile la conciliazione fra la loro vita privata e lavorativa. 

Inoltre, le gravi spese per asili privati o babysitter sono sostenibili oramai solo per una fascia stretta della popolazione e le conseguenze di ciò vanno spesso a discapito della vita professionale delle madri. 

Secondo dati ISTAT infatti, ben il 30% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio, dato che peggiora ulteriormente con l’arrivo del secondo.
La fonte del problema non è certo da imputare alla carenza di talenti femminili, quando piuttosto alla mancanza di un welfare adeguato capace di sostenere le esigenze delle famiglie.
Questo problema non può che generarne altri: secondo l’Osservatorio Nazionale Mobbing infatti, negli ultimi cinque anni in Italia i casi di Mobbing da maternità sono aumentati del 30% e 4 donne su 10 vengono costrette a dare le dimissioni post partum perché ritenute “meno produttive” dal loro datore di lavoro. 

Ma torniamo alla Spagna, dove la situazione non risulta essere molto diversa, poiché anch’essa caratterizzata da un basso tasso di fertilità, causato dai medesimi problemi. 
Al contrario dell’Italia, il Governo spagnolo ha cercato di dare una risposta a queste problematiche: “Dobbiamo smettere di usare la maternità come un’arma contro lo sviluppo del lavoro femminile”, dichiarava Carmen Calvo nel marzo del 2020 a proposito della proposta di legge sul congedo parentale, approvata definitivamente a partire dal 1 gennaio 2021. 
Il principale scopo di questa riforma è scardinare il modello sociale tradizionale secondo cui la madre è il genitore di riferimento principale delle cure familiare, a favore invece di una maggiore collaborazione da parte dei padri. 
Ma non solo: ciò che rende esclusiva questa legge è il fatto che, per la prima volta, il diritto di congedo non è trasmissibile da un genitore all’altro, ed entrambi sono obbligati ad assentarsi dal lavoro per le prime sei settimane di vita del bambino, il che significa che in Spagna oggi, assumere un uomo o una donna comporta lo stesso rischio per il datore di lavoro, in quanto madri e padri sono messi sullo stesso piano, con gli stessi diritti e doveri.

Ovviamente questa riforma non elimina del tutto il problema, rimangono da risolvere le difficoltà legate alla conciliazione fra vita privata e lavorativa anche dopo il periodo di congedo e gli alti costi che le famiglie sono chiamate ad affrontare. Malgrado ciò, questa riforma rappresenta un piccolo passo e una grossa conquista per il mondo femminile e soprattutto evidenzia come il governo Spagnolo abbia compreso la necessità di dare delle risposte concrete ad un problema che accomuna migliaia di donne in tutto il mondo.

Mentre la Spagna si appresta a diventare il paese Europeo più progressista in materia di parità di genere, superando perfino la Finlandia, notoriamente la più all’avanguardia riguardo queste tematiche, l’Italia, in testa per tasso di natalità più basso d’Europa e con disparità di genere più alto, semplicemente si limita a rispettare la direttiva europea del 2019, secondo cui il diritto di congedo paternale comunitario deve essere di minimo 10 giorni.  

[mi riaggangio all’ultimo discorso]

È un dato significativo, quest’ultimo, di quanto ben lontani siamo dal modello spagnolo.

In Italia infatti c’è poca considerazione per gli enormi sforzi e sacrifici che noi donne e madri siamo chiamate ad affrontare quotidianamente. Sicuramente sarebbe un paese migliore se riuscissimo a superare anche noi gli schemi tradizionale ben radicati nelle nostre origini culturali e riuscissimo a fare piccoli passi avanti a favore di una società più paritaria, dove le donne non sono più obbligate a scegliere se diventare madri o dedicarsi alla loro vita professionale.

Le fonti da cui ha preso le informazioni, non so se vogliamo citarle nell’articolo:
https://it.euronews.com/2021/01/01/spagna-congedo-di-paternita-portato-a-16-settimane-10-giorni-in-italia
https://m.espresso.repubblica.it/attualita/2015/03/30/news/il-mobbing-post-maternita-colpisce-mezzo-milione-di-lavoratrici-ogni-anno-1.206373

Francesca

Francesca
@fra_blondie

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