Nel tunnel della separazione

Divorce - nel tunnel della separazione

Il destino.
A volte lo amiamo, altre lo detestiamo;
A volte, il destino, ci fa trovare proprio sotto al naso quello di cui abbiamo bisogno in quel preciso momento, anche se non ne siamo consapevoli perché apparentemente non siamo alla ricerca di nulla.

È complice il destino se adesso sono qui a dar voce a me stessa.

Trent’anni e un figlio di tre anni.
Qualche mese fa, dopo ben quattordici anni di relazioni di cui cinque di matrimonio, mi sono sentita vomitare addosso anni di tradimenti e d’infelicità da parte di mio marito, che nel frattempo è diventato “ex”.

Mi ha vomitato tutto addosso, proprio come si fa con le cose che non trovano più spazio dentro di noi.
E mentre lui mi gridava le sue verità, io venivo inghiottita in un tunnel buio e lunghissimo.
Ho vissuto un incubo in cui i pensieri erano  sconnessi, un brutto sogno in cui non mi capacitavo del come o del perché, ma c’era solo una cosa che mi faceva alzare ogni mattina: mio figlio.

Lui poi se n’è andato di casa.

Io, invece, sono rimasta, e ho dovuto gestire tutto ciò che era rimasto: pezzi miei, pezzi suoi, pezzi di vita. 
Mi sono ritrovata a gestire il caos e una separazione fortemente voluta da lui.
Anche gli incubi peggiori prevedono un risveglio, e io ad un certo punto ho aperto gli occhi e mi sono rimboccata le maniche.
Ho contattato una Counselor, ho iniziato a lavorare su me stessa.

Sì, perché tutti i sentimenti negativi che avevo dentro, mi stavano rovinando lo stomaco e la mente; il peso del corpo calava, quello dell’anima invece era troppo ingombrante. 

Avevo iniziato ad avere attacchi d’ansia, e per poter andare avanti dovevo fare un passo alla volta: superare la rabbia era il primo passo.
Non è passato molto tempo da quando ho deciso di ricostruire la mia vita, e ancora oggi le mie giornate sono tra alti e bassi.
La mente la tengo impegnata con il lavoro, incastro gli impegni con mio figlio, le visite ai nonni, gli appuntamenti della scuola, la spesa, le faccende di casa; non è forse questo che una mamma deve fare?

Poi arrivano i momenti “NO”, e mi fanno entrare in uno stato melanconico dal quale faccio fatica a riprendermi. 
A volte stringo forte il mio bambino, come se lui potesse darmi quello che mi manca; altre volte mi salvano le amiche, le stesse che non mi hanno mai abbandonata.
Poi succede che piango, e piango tanto fino a crollare nel sonno, e mi sveglio che mi fanno male gli occhi.
Mi interrogo ogni giorno su cosa la vita abbia voluto insegnarmi, e trovo rifugio nelle parole di una delle mie più care amiche, nonché madrina di battesimo di mio figlio: “Ogni giorno viene sera. Ogni notte passa e si trasforma in un nuovo giorno”.

Questo per me è diventato un mantra.
Da fine giugno ormai, questo è il MIO mantra.

Proprio da quando il mio ormai ex marito mi ha lasciata.
Ho fatto un piccolo pezzo di strada verso la felicità, ma ne manca ancora molta.

A chi si trova nella mia situazione voglio trasmettere l’importanza di non soffocare i sentimenti.
Circondatevi di persone che vi amano per davvero, e accettate il fatto che avete bisogno di aiuto, senza vergognarvi di questo, perché farvi aiutare è un dovere e una responsabilità che avete verso voi stesse.
Condividete la vostra esperienza con altre persone affinché si crei una rete di supporto che non lasci indietro nessuno.
Non siamo macchine invincibili, siamo donne che devono trovare le risorse per affrontare la vita, le porte in faccia e le cadute, ma prima o poi ci rialziamo.

Erika

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