“MAMMA, PAPÀ, ECCO COSA DOVETE SAPERE…”

Sono una psicologa e una mamma.
Con la scoperta della maternità ho iniziato a dedicarmi sempre più alla lettura di libri e articoli sul tema della genitorialità e dei bisogni dei bambini. Sono passati 4 anni da quel giorno di Novembre in cui feci il test e scoprii la doppia linea rosa.

Ad oggi posso dire di aver capito e ben fissato nella mia mente, alcuni aspetti fondamentali, frutto della mia doppia anima di professionista della salute e di mamma innamorata.
Oggi voglio condividere con voi ciò che ho integrato, nella speranza di gettare un piccolo seme e di far crescere qualcosa di grande!

Scrivo anche per la “me” neo-mamma, inesperta e spaventata; per ricordarmi di quanto le mamme (e i papà) siano capaci di grandi cose, anche se troppo spesso non lo sanno e nessuno glielo dice!

#1 GLI ESPERTI

 I genitori sono quotidianamente bombardati da voci di esperti, parenti, amici e conoscenti, che gli dicono come e cosa devono fare con i propri figli. Le insicurezze, i dubbi e le paure, sono una tappa fisiologica della genitorialità ed è un bene che ci sia una rete di persone alle quali chiedere consigli, aiuto e supporto, ma il loro intervento deve essere richiesto e calibrato, e non deve farvi sentire inadeguati, poco competenti e incapaci. Possibile che siano tutti più bravi ed esperti di voi?

Ogni genitore ha bisogno di essere guidato nella scoperta e nell’irrobustimento delle proprie risorse e competenze. È quindi consigliato circondarsi di persone che vi supportino (anziché sostituirsi a voi) e che credano nelle vostre risorse e capacità. Questo vale anche nel caso in cui chiediate il parere di un esperto: lui vi guida, vi mostra la via, ma siete voi a dover intraprendere quel viaggio, non è giusto che lui lo faccia al vostro posto.

Ricordatevi che potete aspirare a diventare i massimi esperti di vostro figlio: la strada è lunga e tortuosa, ma con la buona volontà ogni obiettivo diventa meno irraggiungibile.

#2 I METODI

Spesso quando i genitori sono in difficoltà si affidano al metodo di un esperto, nella speranza che risolva il problema del figlio e che permetta il ritorno della serenità di tutta la famiglia. Ciò che i metodi hanno di discutibile, è la tendenza a considerare i neonati e i bambini come omologabili.

È vero, ci sono dei bisogni (contatto) e dei comportamenti (pianto) universali, ed è consigliabile che i genitori si informino e ne conoscano le sfumature, ma è altrettanto vero che ogni bambino e ogni famiglia sono uniche, e che dietro ad una difficoltà possono esserci molteplici fattori.
Il rischio comune nell’applicazione di un metodo, è che abbia come unico risultato il fallimento e la rinnovata frustrazione dei genitori.
È quindi importante che i genitori si informino e che prendano delle decisioni sulla base del proprio bambino e della propria famiglia.

Non è detto che un metodo che funziona con i vostri amici e il loro bambino vada bene per voi e vostro figlio.
Date valore alla vostra unicità!

#3 LO SGUARDO

Si dice che il modo migliore per imparare “un mestiere” sia guardare e osservare.
Questo significa che i libri contano, ma che l’osservazione e l’esperienza sono il vero plus, ciò che fa la differenza.

Questo discorso è validissimo anche per i genitori: diventare mamma e papà è ancora più complicato di quanto ci si immagini durante l’attesa, ed è davvero il mestiere più difficile al mondo! Per impararlo ci vogliono tempo, frustrazioni, angosce e fallimenti (tanti ma non tantissimi, direi), e tanto, tanto allenamento.

Quando un bambino nasce è un individuo unico e sconosciuto per i genitori. 
Di cosa avrà bisogno? Sapremo capirlo e decifrare i suoi segnali?
È difficile, ma la buona notizia è che guardare e osservare possono essere un ottimo punto di partenza.

Come possiamo imparare a conoscere gli altri se non guardandoli e osservandoli? Ricordiamoci poi che quando un figlio nasce (ma anche dopo) ha bisogno di essere guardato dai suoi genitori, di sentire che è importante, e che può contare sul loro amore e sulla loro rassicurante presenza.
Dallo sguardo passano molti ingredienti necessari per l’instaurarsi di una buona relazione di attaccamento: “Ti guardo per conoscerti e comprenderti; ti guardo perché tengo a te e ai tuoi bisogni”.

È importante prendersi il tempo per guardare, per fermarsi, e per cercare di comprendere cosa il bambino vi stia dicendo in quel momento.
Solo così imparerete a conoscerlo, a prevederne i bisogni e a soddisfarli in modo da garantire il suo benessere ed una sana crescita.

#4 L'ISTINTO

Questo punto è dedicato in particolar modo alle mamme, nelle quali l’istinto verso i bisogni del proprio bambino è geneticamente programmato.
Viviamo in una società nella quale le donne non vengono ancora adeguatamente supportate e valorizzate.
Questo deficit culturale ha forti ripercussioni personali: alcune mamme si sentono deboli, smarrite e bisognose di aiuto anche laddove non ne avrebbero necessità.

E l’istinto materno? Quella vocina che vi guida nel suggerirvi cosa è meglio fare per vostro figlio? Perché l’abbiamo messa in “mute”?

Nell’arco di una giornata sono moltissime le situazioni nelle quali le mamme si pongono il dilemma su cosa sia meglio fare: lo allatto a richiesta o con poppate ad intervalli regolari?  Lo lascio piangere nella culla o lo prendo in braccio e lo coccolo? Lo tengo a dormire con noi o lo metto nella sua cameretta?

Provate a fare caso alla vostra risposta, e chiedetevi se tiene più conto dell’istinto o più della cultura e del “così fan tutti”; concentratevi poi ad osservare quello che succede se considerate più uno o più l’altro fattore: cosa soddisfa di più vostro figlio? Cosa lo rende felice e sereno? Cosa vi fa stare più sereni come genitori?

Non fate delle scelte “comode”: andate controcorrente se pensate che quella sia la strada giusta!

A presto,
Claudia

Claudia
@dott.ssa_claudias

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