Avevo 17 anni.
Era domenica, si avvicinava la primavera e c’era il sole.
Il profumo del mare, del mio mare, lo stesso che mi aveva accolta tanti anni prima come figlia adottiva.
Quante lacrime, sogni, dolore, urla silenziose ha lenito il mio amato mare!
Quel giorno fece lo stesso, silenzioso osservò tutto, e si portò via le lacrime.

Oggi il nostro mondo è costellato dai social: Facebook, Istagram, Tik Tok, ma nel 2007 non esistevano questi canali.
Potevi conoscere qualcuno tramite amicizie e passaparola, scambi segreti di numeri di telefono.
Whatsapp non esisteva, ma avevamo msn e usavamo quello per comunicare senza prosciugare i soldi nella SIM.

Il 2007 era l’anno di “Tre metri sopra il cielo” e quale ragazzina della mia adolescenza non ha sognato anche solo vagamente un amore come Step e Babi?

Io ho sempre creduto nell’amore, vivevo per l’amore, e sognavo di poter essere amata intensamente come credevo di meritare. Non sapevo quanto avrei dovuto aspettare, non sapevo che quell’amore sarebbe arrivato dopo qualche anno e che mi avrebbe fatto diventare madre.

Ma nel 2007 c’erano già cose subdole, che si muovevano silenziosamente e che colpirono anche me.

Esistevano siti come Badoo, uno dei primi siti d’incontri, e come tutti, mi iscrissi anche io; non ricordo se ci fosse l’obbligo della maggiore età, ma non credo. In poco tempo ricevetti i primi messaggi: nulla di strano, tutti molto lusinghieri, anche se ora, a 31 anni, li guarderei in modo diverso, ma allora mi fecero piacere.
Non c’erano doppi sensi, almeno non tutti, e non erano troppo espliciti.
Mi arrivò il messaggio di un ragazzo di circa vent’anni, sembrava carino, sembrava gentile.

Fissammo l’appuntamento per qualche giorno dopo, in quella domenica di sole che annunciava la primavera.
Mi venne a prendere vicino a casa, e con la macchina andammo insieme sul lungomare, ancora deserto.
Trovò una piccola spiaggia isolata: ancora non capivo, ero così ingenua e stupida!
Tra uno scoglio e il muretto iniziò a baciarmi; per me non era il primo bacio, e cercai di ricambiare, ma la sua irruenza era tanta e lui era il doppio di me.

I baci si trasformarono, la paura iniziava ad insinuarsi e non solo quella.

Non racconterò cosa accadde dopo, ricordo solo che guardavo il mare e le lacrime silenziose mi bagnavo il viso.
Non avevo voce per urlare, ma avrei voluto dire che ero vergine, e che non era quello che avevo immaginato per la mia prima volta.
Forse disturbato (eravamo comunque all’aperto) o forse mosso da qualche briciolo di “umanità”, fatto sta che si fermò in tempo.
Ma non in tempo per toccarmi;
Non in tempo per farmi sanguinare;
Non in tempo per farmi avvertire una vergogna talmente forte da desiderare di strapparmi la pelle.

Eppure mia mamma mi aveva sempre messo in guardia, come avevo fatto io a cascarci?
Com’era possibile che proprio io non avessi capito cosa stava per succedere?

Mi riportò vicino a casa come se nulla fosse.
Corsi in bagno e mi buttai in doccia.
Sentivo lo schifo e il dolore.
Strofinai e ristrofinai ogni angolo del mio corpo, avrei voluto cancellare quel pomeriggio dalla mia memoria.
Fu in quel momento che vidi il sangue e iniziai a piangere, iniziai a capire effettivamente quello che era successo.

Non raccontai mai nulla a mia madre, e non credo che avrò mai il coraggio di farlo, o forse un giorno si, vedremo.
Ma piansi per giorni silenziosamente, in riva al mare insieme alla mia migliore amica.

Sapete la beffa quale fu in tutta questa storia?
Qualche giorno dopo, in giro con mia sorella e un’amica, lo rividi passeggiare insieme alla sua fidanzata mano nella mano.
Lui mi notò e mi sorrise come se nulla fosse mai successo, ero stata un numero mentre per me era stato un incubo.
Mi salutò e io corsi via, sotto lo sguardo annichilito della sua fidanzata e quasi sorpreso di lui.

Non lo rividi più.
Non parlai più di quella storia.
Col tempo il dolore si attenuò, quasi fino a sparire, ma da qualche settimana prepotentemente è tornato!

Perché non hai detto no?, vi chiederete voi?
Ho detto NO, ricordo di averlo detto più di una volta e di aver detto che mi stava facendo male.
Perché non sono scappata? Perché avevo paura!
Ho avuto paura poche volte nella mia vita, una delle quali ho pensato seriamente di aver perso mio figlio, ma quella giorno avvertii una paura che mi paralizzò il corpo e l’anima, che mi allontanò da me stessa, ma che non portò lontana da quella situazione!

E poi la vergogna che non ti fa dire nulla, che ti da la colpa, perché se tu non ti fossi messa in quella situazione non sarebbe mai successo nulla.
Ma quando dici “No”, in qualsiasi momento, il “No” deve valere, e non ci sono giustificazioni.

Ci sono storie che probabilmente non andrebbero raccontate, che vorremmo dimenticare per sempre, ma che invece vanno raccontate.
Soprattutto ora che sono madre di un maschio e due femmine, perché a tutti loro devo insegnare a rispettare e farsi rispettare.
Abbiamo un compito importante, noi genitori, insegnare loro a percorre la strada giusta e non calpestare le anime che trovano sul loro cammino! Il male torna sempre indietro, e io per i miei figli voglio solo che vengano travolti dal bene.

Guardo il mare, oggi, e so che silenzioso ha aspettato il momento in cui fossi pronta a tirare fuori quel dolore per lasciarlo andare.
Ed ora lo lascio andare lontano, sperando di avere il coraggio e la forza di raccontarlo a chi so che mi ama.
E a voi ricordo, un NO è sempre e comunque NO!

Ylenia

Ylenia- @ylenia_lr
Ylenia
@ylenia_lr

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