8 MARZO: DONNE, DU-DU-DU…

Mi sento sempre un po’ “vintage” ogni volta che soffio su una candelina in più sopra la torta del mio compleanno. 
Solitamente piango i rimpianti e le occasioni perse. 
Rimpiango anche le scelte sbagliate o i momenti belli vissuti così intensamente da essere sembrati attimi fugaci della mia esistenza. 
A volte sono immagini care vestite da ricordi che, anno dopo anno, sono sempre più distanti. 
Nascere il giorno 8 marzo mi ha sempre influenzato nelle mie scelte di donna, un po’ particolari e discutibili ma tanto sincere e oneste da raggiungere quella sofisticata eleganza di cui ogni donna è portatrice.

Oggi compio 36 anni, e nello scrivere questo articolo mi rendo conto di come sembri ieri che ne avevo venti, quando vivevo di sogni e di speranza.
Ero una giovane donna, volevo fare l’archeologa e girare il mondo; volevo sposarmi e avere figli, una casa tutta mia e un uomo che avrei amato e che mi avrebbe amata per il resto della mia vita.
A 36 anni sono solo mamma, vivo da sola con i miei bimbi, non sono un’archeologa che gira il mondo, non sono mai stata sposata ed ho una casa che é un po’ mia e un po’ del papà dei miei cucciolotti.
Detto così può sembrare un po’ triste, ma la realtà, vi giuro, è ben diversa: io sono il riflesso di tutte le scelte femministe e femminili.
Non mi sono voluta sposare perché non credo che il matrimonio sia l’espressione più alta dell’amore.
Penso che lo siano i figli, ma non il matrimonio, a cui invidio solo l’abito bianco principesco e una giornata da regina con il proprio Re.
Ammetto, forse, che se mi fossi sposata probabilmente avrei avuto la mia famiglia ancora unita: il padre dei miei figli sarebbe ancora qui con me, e tutte le sofferenze vissute per la separazione, tutti i sogni in frantumi e i sensi di colpa per il fallimento come madre, non sarebbero mai stati vissuti. Voglio credere che il matrimonio tuteli di più noi donne e la sacralità della famiglia! O forse no, magari mi sbaglio.

Oggi sono un’insegnante precaria che dopo la Laurea in archeologia ha deciso di iscriversi nuovamente all’Università in filologia. A dicembre ho conseguito l’ennesimo titolo, e vedermi come professoressa, non vi nego, mi fa anche un certo effetto!
Ho rinunciato alla mia carriera di archeologa forense perché, ad un certo punto, volevo una casa tutta mia, un tetto sotto cui ripararmi e un guardaroba tutto allineato!
Un po’ mi manca la mia vita da zingara: stare a contatto con la natura, sporcarsi le mani di terra, l’abbronzatura da muratore, ma sento di aver rispettato il mio orologio biologico, quel sordido “tic tac” che sentivo risuonare nella mente.
Insomma, io non sono niente di ciò che immaginavo a vent’anni, ma sono molto di più.
Io sono una donna con gli attributi: quella che fa la spesa e sale a piedi due sacchetti per ogni braccio mentre con il fiatone ascolto i miei figli raccontarmi la loro giornata.

Sono quella che si scorda di lavare la macchina perché non c’è nessuno che lo fa per me!
Sono quella che si sveglia la mattina alle 6 e alle 21.30, nel silenzio più profondo, guarda film d’amore.
Sono quella che si è cresciuta due gemelli da sola, e che da sola è cresciuta pure lei.
Sono quella che crede sempre in qualcosa.

Rifletto che fra quattordici anni ne avrò cinquanta, e che solo quattordici anni fa ne avevo ventidue, ed io quel mio compleanno me lo ricordo ancora bene! Festeggiavo nella mia casetta a Perugia con tutti gli amici miei e fiumi di birra e vino consumati in allegria.
Ragiono un po’ su, e penso che sono anche a metà della mia vita.
E che 36 anni pesano, eccome!
Mi sento più vicina ai quaranta, e l’età inizia a fare impressione!
Sono a metà della meta prefissa e, spero, con il cuore, che tutti i miei sacrifici possano dare i loro frutti.
Sono a metà anche professionalmente!

Oggi sono a metà fra i miei bambini in ogni loro gesto, richiesta di attenzione, abbraccio. Dormo ogni sera nel mezzo del lettone con loro.
Anche il mio cuore è a metà: una parte batte, l’altra si è spenta. Non so dire se per sempre.
Sono a metà anche le mie emozioni: forti e allegre da un lato, razionali e pallose dall’altro.
Il mio sonno è a metà.
Sono a metà, sono divisa in due parti: un po’ sono di Andrea e un po’ di Agnese.
Sono anche la metà di qualcuno.
Ma la cosa assolutamente buffa del mio essere a metà, è sentirsi assolutamente completa.

Auguro, in questo bellissimo giorno, ad ogni donna la vera completezza come aspirazione ultima di sé stesse in tutte le forme diverse per ognuno di noi. Perché nessuna di noi è uguale all’altra!
Donna non vuol dire avere tutto stigmatizzato in concetti culturalmente accettati; donna è quando sei la bussola di te stessa. 
Quando il nostro volerci bene equilibra il nostro umore. 
Quando ogni mattina guardandoci allo specchio ci vediamo belle fuori ma soprattutto belle dentro, tranne quando abbiamo il ciclo, e in quei giorni abbiamo il diritto di sentirci orrende, di sbraitare e fare shopping per compensazione.

Ecco, ogni 8 marzo ricordiamo di essere noi il principe azzurro di noi stesse perché quando la vita ci sembra ardua, in solitudine o incasinata, siamo solo noi donne a saperci tirare fuori dai nostri stessi guai con tutta quella forza che Tyson scansati proprio!

Infatti, sotto la gonna c’è di più!

Auguri donne! Auguri a me!

PS: neanche quest’anno ho i capelli bianchi! Vi pare poco? 

Valeria

Valeria- @nereide2.0
Valeria
@nereide2.0

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