La MIA scelta di abortire

C’è un momento nella nostra vita in cui si passa dall’essere delle ragazze adolescenti a giovani donne. In ognuna di noi cambia in base alle esperienze di vita che facciamo, al nostro retaggio, alle nostre fondamenta familiari e anche al nostro carattere. Non c’è una data o un momento uguale per tutte. Ma di sicuro tutte noi attraversiamo quella fase.

Il mio momento è stato quando mi son trovata di fronte ad una delle scelte più difficili della mia vita, almeno fino ad ora.
Nel momento in cui due linee rosa sono apparse nello stick, la mia mente ha iniziato una serie di calcoli e probabilità che nemmeno uno scienziato sarebbe stato all’altezza.
In quel momento mi sono trasformata, e allo stesso tempo mi sono svuotata.

Avevo scoperto da poco di essere epilettica, ero stata bombardata di talmente tante informazioni riguardanti la non compatibilità della mia malattia, al tempo in stadio iniziale, con una gravidanza che invece di esser felice di quelle due linee rosa, ne ero terrorizzata.
Ho pensato e analizzato tutto per settimane, parlando con la neurologa e con il ginecologo, sentendo il parere professionale di ognuno ed estraendo le informazioni che mi servivano.

C’era però anche la pressione alla quale la società ti sottopone, e non è di certo meno rilevante. Purtroppo siamo ancora radicati in certi tabù primitivi in cui la donna non può scegliere per se stessa e per il proprio corpo senza essere giudicata.
Alla fine però la scelta è stata presa soltanto da me.
Non sono una che prende le decisioni alla leggera, io pondero tutto, valuto nei minimi dettagli. E molte volte discuto con me stessa argomentando sia i “pro” sia i “contro”.
Ma questa scelta ancora oggi io la ritengo la MIA scelta giusta.
Voglio precisare “mia” in quanto ognuno ha i propri motivi che portano a determinate azioni e conseguenze. Io ho avuto le mie motivazioni e ho dovuto affrontare un percorso di terapia per essere autorizzata ad una IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza).
Non è certo una cosa che viene presa alla leggera, anzi. 
È un meccanismo complicato e complesso, che può avvenire solamente all’interno di un determinato arco di tempo, e prevede appunto sedute con uno psicologo, esami specifici e consulto finale con un medico non obiettore di coscienza. E vi assicuro che non è semplice trovare un dottore che vi dica SI e che effettui l’operazione. All’epoca, nell’ospedale dove ho scelto di appoggiarmi, il medico veniva solamente una volta al mese. 

Come donna devi essere molto forte e decisa su quello che stai facendo, perché se perdi il colpo, devi aspettare un altro mese. E a volte poi non è più possibile farlo perché sfori le settimane ammesse per tale operazione. 
Un ingranaggio davvero articolato e poco favorevole alla libertà di scelta di una donna.
Pochissime persone comunque sanno che avevo vent’anni quando ho deciso di interrompere una gravidanza.

È stato un periodo in cui il mio umore era altalenante, le domande erano sempre presenti dentro di me e non mancavano spesso i pianti, nonostante fossi fortemente convinta della mia decisione.
Ricordo molto bene il giorno in cui sono arrivata in ospedale per l’operazione. Ero in camera con altre due Donne: una signora sulla quarantina e una ragazza più giovane di me. 

I loro occhi erano persi, vuoti, come quelli che avevo visto io quel mattino guardandomi allo specchio. La paura di quello che stavamo facendo e la forza con la quale lo stavamo affrontando era tutto quello che ci accumunava. Non importavano i motivi che ci avevano portate fin lì, eravamo tutte e tre delle donne che stavano soffrendo molto e non potevamo darlo a vedere agli altri. Stavamo lottando per noi stesse.

Il silenzio della stanza era colmato dall’intensità dei nostri sguardi.
Una ad una ci han preparate e portate in sala pre-operatoria. Ricordo che han fatto entrare me per prima, perché a detta loro ero quella più calma. Mi sono sdraiata sul lettino, ovviamente a gambe aperte, e mi misi a guardare le luci a neon puntate su di me. Sentii il cuore iniziare a battere velocemente e stava iniziando a mancarmi l’aria. Era come se mi stessi estraniando dal mio corpo. 

Ma una forte stretta di mano mi ha fatta tornare li, in quella stanza sterile, vigile e presente. L’anestesista aveva visto che non ero per niente tranquilla e con dolcezza mi ha rassicurata, dicendomi che sarebbe andato tutto bene e che mi avrebbe fatto dormire per un po’. Il mio ultimo pensiero è stato un “ti amo mio piccolo angelo”.

Da quel momento la mia vita è andata avanti, con tutti gli alti e bassi di qualsiasi altra persona che conduce una vita normale. Ovviamente però dentro di me tutto era cambiato.
Non ero più una ragazzina. Ero una donna e avevo preso una decisione controcorrente. E potrà sembrare strano, ma non è vero che se una persona decide di abortire allora non ha sentimenti. Al contrario, si tratta di una scelta davvero difficile e coraggiosa da prendere. E ci si ritrova coinvolti in un tornado di emozioni. È un argomento talmente intimo e delicato che va affrontato con i guanti di velluto. È una perdita a tutti gli effetti, è un lutto che deve essere elaborato. 

Ci saranno sempre persone che la penseranno diversamente e mi giudicheranno, e tante altre mi diranno “potevi tenerlo! Tu avevi la possibilità di scegliere di dare la vita!”. Quello che loro non sanno sono i motivi, quello che ho passato prima, durante e dopo l’aborto. È una ferita che si rimargina certo, ma la cicatrice rimane sempre e ci vuole delicatezza nell’affrontare una donna che ha scelto di abortire. Ci vuole rispetto, e solidarietà. E spero veramente che tutte le donne che hanno affrontato tutto questo riescano a sentirsi lo stesso forti e coraggiose, senza farsi abbattere dai pregiudizi cattivi della gente, e senza sentirsi in colpa.

Erika

Erika - @eki2127
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